REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
Piano Unitario di Riqualificazione della Cavallerizza

Inviato il 25/03/2021 | di projectavo | @projectavo

Descrizione

Concepita come Accademia Militare al servizio di casa Savoia e della nobiltà piemontese, la Cavallerizza ha subito nei secoli una serie di trasformazioni. Da sede della Famiglia Reale, a luogo di ricovero dei mezzi della Polizia di Stato, a stabile abitato da funzionari pubblici. Nel 1997 l'intera area diventa, insieme alle residenze sabaude, Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO.

Nel 2007, esattamente dieci anni dopo, la vendita da parte del Demanio del complesso attraverso la cessione al Comune di Torino, con l'impegno da parte di quest'ultimo di procedere ad un recupero del compendio. I costi dell'operazione ammontavano, nel 2007, a € 14.172.520,00.

Il 30 marzo del 2011 viene stabilito il primo prezzo di acquisto, da parte delle società IPI/YARD che gestisce le trattative di vendita della Cavallerizza: €11.474.000,00 con avviso di asta pubblica.

Nel 2013 la situazione si aggrava: il Teatro Stabile di Torino rinuncia ufficialmente a usare la Cavallerizza per i suoi spettacoli

Nel 2016, dopo quasi 20 anni dal primo intervento, vengono finalmente stanziati dei fondi di natura considerevole: circa 15 milioni di euro, per interventi di restauro e valorizzazione della Cavallerizza e dei Giardini Reali di Torino.

Il progetto di ristrutturazione si fonda su un documento scritto per la prima volta nel 1998 dall'architetto Magnaghi, denominato PUR ("Piano Unitario di Riqualificazione"). Il documento, aggiornato più volte negli ultimi anni, è stato approvato, dopo un lungo dibattimento comunale, nel febbraio del 2021.

L'obiettivo del nuovo PUR è quello di rendere la Cavallerizza un polo culturale centrale della Città di Torino, attraverso la collaborazione di diversi enti pubblici e privati che saranno assoggettati ad un regolamento comune di utilizzo della struttura. E' necessario, dunque, precisare che l'utilizzo degli spazi sarà necessariamente di tipo pubblico e non ci potranno essere utilizzi di tipo privato, se non convenzionati dallo stesso Comune di Torino.

Avanzamento

Il progetto è in fase di avanzamento, con un inizio previsto per il mese di maggio del 2021. La conclusione è prevista per il mese di maggio del 2023. Sono stati effettuati, dal 2016 a oggi, l'11% dei pagamenti previsti, corrispondente a circa 2 milioni di euro su circa 15 milioni di euro.

Ad oggi, l'amministrazione comunale si sta occupando della creazione dei bandi di concorso che saranno necessari per l'assegnazione degli spazi agli enti pubblici e agli enti privati. Secondo l'Assessore all'Urbanistica e al Patrimonio del Comune di Torino, Antonino Iaria, si tratterà di un periodo previsto tra i due e i quattro mesi che precederà l'effettiva concessione degli spazi.

Risultati

Non è stato possibile valutare l’efficacia dell’intervento - Es. il progetto non ha ancora prodotto risultati valutabili

Il progetto non è concluso e pertanto non è possibile valutarne i risultati dal punto di vista dell’utente finale. L’attuale situazione di emergenza Covid ha portato ad un’esponenziale remotizzazione del lavoro ed all’implementazione dello “smart working” come modalità “stabile” e, o alternativa, di prestazione dell’attività lavorativa con l’utilizzo massivo della rete quale infrastruttura di riferimento anche per attività normalmente svolte con modalità “ordinarie”. Questo ha certamente inciso e continuerà a incidere sull'andamento del progetto, soprattutto nella prima fase di adesione ai bandi di concorso da parte di enti pubblici e privati.

Punti di debolezza

Le principali criticità del progetto Cavallerizza possono essere riscontrate nell’ambito della gestione del bene pubblico e dei fondi a disposizione: dovendo suddividere una vasta area contesa da molteplici parti interessate al bando. Tuttavia, anche le diverse visioni politiche nella materia, non rendono semplice il dialogo tra le parti interessate, contribuendo alla difficoltà nel trovare un compromesso concreto.

Punti di forza

In contrapposizione ai punti di debolezza rilevati principalmente in materia amministrativa, il progetto della Cavallerizza Reale di Torino presenta molti punti di forza, in ambito territoriale e in ambito culturale.
La Cavallerizza Reale rappresenta un complesso rinomato e riconosciuto dalla comunità internazionale, dopo esser divenuto nel 1997 Patrimonio dell’Unesco. Tale titolo e i suoi ampi spazi, rendono la Cavallerizza un interessante investimento per gli enti pubblici e privati che vi parteciperanno. Inoltre, con l’approvazione del PUR (il “Piano Unitario di Riqualificazione”), avranno la possibilità di acquisire parte dei terreni messi a disposizione dallo stesso Comune di Torino.Se

Rischi

Non si prefigurano rischi futuri, ma di certo saranno evidenti alcuni rallentamenti dovuti alla gestione dei bandi di concorso, causati dalla difficoltà comunicativa in questo periodo di pandemia.

Soluzioni e Idee

Una situazione, quella della Cavallerizza, che rispecchia inesorabilmente la realtà giovanile torinese: priva di spunti creativi e sempre monotona, rinchiusa in uno spazio stretto che non le appartiene, e che non merita.

La Cavallerizza può trasformarsi in un punto di partenza per un rinnovamento più ampio, che vada aldilà delle sue mura, dei suoi confini, ma che rappresenti, nella pratica, una forte dichiarazione istituzionale rivolta, finalmente, ai giovani.

La Cavallerizza può diventare un ambiente accogliente, ampio e sicuro, posizionato nel centro di una grande città universitaria come Torino che, se opportunamente attrezzato, potrebbe offrire un vero supporto a tutti gli iscritti degli atenei torinesi, e non solo.

L'INDAGINE

Come sono state raccolte le informazioni?

  • Raccolta di informazioni via web
  • Visita diretta documentata da foto e video
  • Intervista con gli utenti/beneficiari dell'intervento
  • Intervista con altre tipologie di persone
  • Intervista con i soggetti che hanno o stanno attuando l'intervento (attuatore o realizzatore)
  • Intervista con i referenti politici

Elena Vigliocco: collaboratrice del progetto "Aula Magna Cavallerizza" del Politecnico di Torino. Laureata in Teoria e Costruzione dell'architettura nel 2005, è docente di Composizione Architettonica e Urbana al Politecnico di Torino dal 2006. Autrice del Progetto per la rifunzionalizzazione del complesso della Cavallerizza Reale di Torino.

Silvia Gron: docente di Composizione Architettonica e Urbana del Politecnico di Torino, è co-autrice dello studio "Metodologia e applicazione: la Cavallerizza di Torino", che raccoglie una serie di riflessioni sul tema della composizione architettonica e urbana e sul rapporto dialettico che si innesca tra progetto e conoscenza.

Daniela Albano: laureata in Architettura nel 1993, nel 2016 diventa consigliere comunale della giunta Appendino. Attivista del Movimento 5 Stelle è vicinissima ai temi della riqualificazione della Cavallerizza e protagonista del dibattito sull'assegnazione ad enti privati degli spazi, alla quale è esplicitamente contraria. Grazie alla sua collaborazione siamo stati in grado di ottenere preziose informazioni in merito allo svolgimento dei lavori nel consiglio comunale.

Antonino Iaria: laureato in Architettura è Assessore all'Urbanistica e al Patrimonio del Comune di Torino dal 2019. Autore della prima proposta comunale in merito all'approvazione del Progetto PUR. E' stata certamente una figura di spicco, fonte di fondamentali informazioni, che ci ha permesso di comprendere a fondo la situazione economico-amministrativa della Cavallerizza, fornendoci dati attendibili e verificabili particolarmente importanti.

Domande principali

1) Tenendo in considerazione il passato della Cavallerizza, quali sono i maggiori punti di debolezza che, ad oggi, essa riscontra nei suoi progetti di riqualificazione?

2) Come è stato conciliato l'intervento dei privati all'interno di un progetto pubblico, come la riqualificazione della Cavallerizza?

Risposte principali

1) “Silvia Gron ha iniziato a occuparsi del tema cavallerizza già nel 1995. Dopo di che, sono stati elaborati dei progetti che avevano degli obiettivi di finanziamento. Stiamo parlando di una stagione quella degli anni novanta in cui il finanziamento per la cultura era un finanziamento estremamente importante. L’Europa in modo particolare ha iniziato in quegli anni a finanziare i progetti come ad esempio quello della Venaria Reale.
Venaria, insieme alle residenze sabaude diventa sito Unesco e l'Unione europea stanzia le prime tranche di finanziamento proprio negli anni 90 siamo nel 1997/98; in totale sulla Venaria Reale e sui giardini vengono stanziati, se non vado errato, circa 280 milioni di euro. Stiamo parlando quindi una stagione in cui si credeva molto nell'investimento nella cultura e nel recupero di siti fino a quel momento molto spesso in gestione al demanio dello Stato. Gli anni 90 sono anche gli anni in cui c'è stato un passaggio di proprietà tra il Demanio militare e il Demanio civile. C'è stata una riformulazione dei ministeri per cui alcuni beni che fino a quel momento erano proprietà demaniale ma appartenenti al demanio Ministero della Difesa passano poi alla al demanio civile.
Quindi c’è stata una ristrutturazione generale. Venaria Reale ad esempio era una caserma fino al 1995; la Cavallerizza Reale era l’epoca, degli anni 90, in una situazione assolutamente analoga perché gli edifici della parte del cortile, i due cortili a cui manca una parte e quello di confine con i Giardini Reali limitrofi al Teatro Regio erano occupati dal tribunale militare e della procura militare che gestivano praticamente tutti i giudizi. C'erano le carceri lì dentro. I militari gestivano tutti i giudizi della sezioni dell'Italia nord occidentale. Tutti i procedimenti penali che riguardavano i militari passavano attraverso la Cavallerizza.”
[...] ”I fondi non sono mai un problema, il denaro non è mai un problema, se tu hai un buon progetto, oggi come oggi, i finanziamenti possono essere diversi. L’unione europea ha finanziato il 90% mi sembra dell’intero importo su Venaria Reale. Quindi l’Italia di quei 250 milioni di euro di cui dicevamo, ne ha spesi solo il 10%, tutti gli altri erano fondi europei. Quel progetto è stato un progetto condiviso, fortemente voluto da una stagione politica precisa, ci sono delle persone chiave in quella stagione, in quel momento lì c’era un coordinatore che era il signor Venaria cioè che era il Signor Vanelli, dirigente della Regione Piemonte, che ha fatto di quel progetto la sua bandiera, e l’ha portata in Europa e ha convinto l’Europa a finanziare, ma Vanelli aveva un grande consenso all’interno dell’amministrazione, ma non solo dell’amministrazione, quel progetto aveva un consenso politico estremamente esteso, per cui il problema della Cavallerizza non sono i soldi, cioè non è il denaro. Volere è potere. Se ci fosse un progetto condiviso, e appoggiato trasversalmente io sono convinta che i finanziamenti, magari non tutti insieme, non tutti in un'unica strisciata di bancomat, però arriverebbero, ci sarebbero delle possibilità. Il problema invece è che qui stiamo parlando di micro pezzettini che non hanno una visione, per cui andare in Europa e dire “Io voglio restaurare quella manica lì” e l’Europa ti dice: “Bene, io ti do anche il finanziamento ma qual è l’impatto socio-economico che quel progetto lì ha sulla città di Torino?”

2) In merito all'approvazione del PUR: "Sono particolarmente soddisfatto dei risultati ottenuti, perchè è il frutto di un dialogo tra parti molto distanti fra loro. Siamo infatti riusciti, nel tempo, a risolvere alcune divergenze perchè una delle preoccupazioni di chi voleva la Cavallerizza completamente pubblica è che purtroppo è impossibile se vogliamo fare un discorso concreto, a livello economico-amministrativo. Si trattava certamente di un bel sogno, ma impossibile da realizzare. E' stato invece portato avanti il concetto di un uso della Cavallerizza molto pubblico e quindi, proprio all'interno del PUR, abbiamo inserito dei "paletti" molto importanti, proprio in merito all'uso della Cavallerizza come polo culturale centrale di Torino, completamente pubblico o, perlomeno, assoggettato ad uso pubblico. Sono molto contento, perchè siamo partiti da idee molto affascinanti riuscendo a declinarle in una realtà complessa come quella della Città Metropolitana di Torino. Per quanto riguarda, invece l'ingresso dei privati all'interno del progetto PUR, questo in realtà c'è già stato prima ancora dell'approvazione del piano. Quando parlo del fondo cartolarizzato [Cartolarizzazione Città di Torino S.r.l.], vuol dire che quella parte lì è già stata venduta a delle banche; le banche sono soggetti che, seppur agendo in un'ottica di filantropia attraverso le loro fondazioni [si fa riferimento alla Fondazione San Paolo], vogliono giustamente ritornare dagli investimenti. Quindi, quando mi dicono [in riferimento all'opposizione politica, anche interna], che ho favorito l'ingresso dei privati - l'ingresso dei privati c'è già stato. Ho gestito una situazione economica che richiedeva, di fatto, la collaborazione dei privati. L'unica soluzione sarebbe stata quella di ricomprare le parti vendute [ci si riferisce ad una cifra che ammonta attorno ai 15 milioni di euro], dovendoli necessariamente togliere ai fondi dedicati al pubblico. Una soluzione, dunque, non perseguibile; questa è la realtà, una realtà con la quale è necessario scontrarsi se si vuole far ripartire un progetto fermo da, ormai, 20 anni".