REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
Parco Urbano nel quartiere di Librino: pista ciclabile

Inviato il 27/07/2021 | di Clinica Legale "Coesione e diritto" - Master di II livello in Diritto dell’ambiente e gestione del territorio

Descrizione

Sono evidenti le criticità con le quali le città, e più in generale i territori, si confrontano in materia di mobilità: il numero di auto è in crescita così come le emissioni nocive per l’ambiente, il traffico aumenta ed il trasporto pubblico perde efficienza.
Il tema della mobilità sostenibile assume ad oggi fondamentale rilevanza in una duplice dimensione: il miglioramento degli standard ambientali, in linea con i principi riconosciuti a livello internazionale ed europeo ed un progressivo miglioramento della qualità di vita dei cittadini, in grado di favorire altresì l’inclusione sociale.
In tale cornice dedicata allo sviluppo della mobilità sostenibile e ad una conseguente necessaria sensibilizzazione del tema, si inserisce il progetto relativo alla pista ciclabile nel quartiere di Librino.
Librino è un quartiere di edilizia economica e popolare e la cui realizzazione, seppur iniziata negli anni ’80 del secolo scorso, non è tuttavia ancora stata completata. La zona è caratterizzata da gravi fenomeni di emarginazione e disagio sociale, l’area è ricettacolo di immondizia e spesso teatro di incendi dolosi, da cui deriva l’insorgere di numerosi rischi per la salute, nonché l'identificazione di un reale problema di sicurezza.
In considerazione delle necessità legate a tale zona, talvolta considerata quale “città nella città”, si è proceduto negli ultimi anni alla predisposizione di diversi interventi volti a raggiungere il completamento delle infrastrutturazioni, la riduzione della marginalizzazione ed il miglioramento della qualità di vita degli abitanti.
Il progetto “Parco Urbano nel quartiere di Librino”, si inserisce all’interno del più ampio “Patto per lo sviluppo della città di Catania”, stipulato nel 2016 dal Comune di Catania con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, finalizzato a raggiungere uno sviluppo economico e produttivo della città metropolitana, una maggiore sicurezza del territorio, nonché l’incremento della sostenibilità ambientale, alla luce dei principi comunitari sviluppatisi su tale materia.
L’opera rappresenta un tassello dell’impianto urbanistico ideato dall’architetto giapponese Kenzo Tange, che, nel 1972, aveva immaginato il quartiere a sud di Catania edificato attorno ad una serie di percorsi pedonali e ciclabili immersi nel verde con collegamenti tra residenze e servizi, svincolati dai percorsi veicolari. La “strada”, così individuata come luogo di incontro, di sosta e di svago, veniva posta al centro del progetto di riqualificazione di un quartiere degradato da “risvegliare”.
L’infrastruttura inserita nel Parco urbano nel quartiere di Librino, asse generatrice di tutto il quartiere, composto di un’area verde naturale con circa 20 ettari di orti sociali urbani, già realizzati, utilmente assegnati ai cittadini del quartiere ed attualmente funzionali, risponde così all’esigenza di generare quel senso di appartenenza, di identità ad un territorio e diventa elemento di contrasto alla criminalità locale.
La pista ciclabile avevo lo scopo di diventare mezzo di riscatto sociale e di legalità del popoloso quartiere che, da sempre, versa in una situazione di grave degrado e ove sono ancora necessari interventi economici e culturali, attuabili anche grazie ad importanti azioni finanziate dall'Unione europea.
La bicicletta, così per come considerata nell’idea progettuale, diventa lo strumento accessibile ai più che, oltre ad avere importanti funzioni educative, ove maggiormente utilizzata, è in grado di contribuire al decongestionamento del traffico, abbassare i livelli di inquinamento, garantire la salvaguardia del benessere fisico e favorire in maniera significativa gli spostamenti di utilità quotidiana e gli interscambi di socializzazione e svago, dei e tra i cittadini residenti. Il progetto voleva dimostrare come anche in un popoloso rione come Librino, a Catania, l’inserimento di piste ciclabili possa migliorare l’attuale tessuto urbano, senza tuttavia stravolgerlo.
Lo scopo fondamentale non era dunque il solo svago, ma la realizzazione all’interno del tessuto urbano di un sistema ciclabile di utilità quotidiana, inserita nella rete integrata della mobilità dolce che il Comune di Catania sta realizzando con l'ausilio dei fondi strutturali e che prevede il compimento di circa 50 km di vie ciclabili in tutta la città.
I lavori sono stati avviati con verbale di aggiudicazione del 07.12.2017, a seguito della pubblicazione del bando di gara d’appalto indetto con provvedimento dirigenziale n. 05.242 del 15.06.2017 avente ad oggetto la realizzazione del “Parco Urbano nel quartiere Librino - Pista ciclabile - BII.56/1”, per un importo complessivo di euro 2.000.000,00.
Il progetto, alla luce delle finalità previste, in un’ottica non solo di sostenibilità ambientale ma anche di riqualificazione territoriale, prevedeva la realizzazione di una pista avente una larghezza di tre metri, lunga poco più di un chilometro e di tipo bi-direzionale, affiancata da un muretto basso a forma di sedile e da un marciapiede pedonale, al fine di creare un utile percorso pedonale e dotata altresì di un impianto di illuminazione a led a basso consumo energetico.
Lungo tale tratto erano previste tre diverse aree di sosta, una delle quali attrezzata con ristoro acqua e dotata di un sistema di smaltimento delle acque meteoriche ed inoltre la predisposizione di dissuasori così da evitarne il passaggio di autoveicoli o mezzi motorizzati, garantendo l’effettivo raggiungimento degli obiettivi sottesi al progetto.
La nostra attività di monitoraggio mira a verificare se i fondi destinati al progetto siano stati impiegati come previsto, se la realizzazione della pista sia andata a buon fine e se l'obiettivo prefissato, quale l’incremento della mobilità sostenibile oltre all’inclusione sociale e la rigenerazione urbana del luogo, siano stati effettivamente raggiunti. L’attività di monitoraggio svolta è stata inoltre realizzata mediante un contatto diretto con diverse realtà, anche associative, attive sul territorio del quartiere ove è stata realizzata la pista, così da verificarne la conoscenza e l’utilizzo effettivo da parte dei cittadini, ovvero l’effettivo impatto della sua realizzazione nella quotidianità delle persone residenti nel quartiere di Librino e non.

Le città in espansione inglobano in sé grandi ricchezze e situazioni territoriali e sociali eterogenee, tra le quali è possibile rinvenire anche territori caratterizzati da situazioni di grande povertà materiale e di precarietà sociale.
L’intervento su tali luoghi scaturisce dal riconoscimento di alcune caratteristiche del modello di sviluppo territoriale ove si realizza una crescente concentrazione nelle aree urbane di quote significative della popolazione e del sistema produttivo. Si è così avvertita l’esigenza di garantire, in tali aree, il perseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020, attribuendo alle politiche urbane ulteriori ed ambiziosi compiti: la definizione di politiche atte a contrastare le ricadute sociali della crisi economica ed una evoluzione in grado di seguire anche i processi di riforma e riorganizzazione istituzionale che si stanno compiendo negli Stati membri.
Il progetto “Parco urbano nel quartiere di Librino, Pista ciclabile” si inserisce nel più ampio “patto per lo sviluppo della città di Catania”, stipulato nel 2016 dal Comune di Catania con la Presidenza del Consiglio dei ministri, mediante il quale le Parti hanno inteso fornire una risposta flessibile ed integrata alle diverse esigenze territoriali, promuovendo un più efficace coordinamento tra i diversi strumenti di programmazione e di pianificazione, tra le diverse fonti finanziarie disponibili, nonché tra i diversi soggetti istituzionali interessati.
Il Patto è finanziato dal Programma operativo nazionale plurifondo Città metropolitane 2014-2020, definito PON METRO, approvato dalla Commissione Europea con Decisione C(2015) 4998 del 14 luglio 2015 che disciplina determinati elementi del programma operativo "PON Città metropolitane" per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo sociale europeo.
Il PON METRO sostiene, con modelli di intervento comuni, specifiche e determinate azioni prioritarie che compongono una strategia unificante di livello nazionale per le Città metropolitane, affrontando congiuntamente e in modo coordinato alcune delle sfide che interessano tali contesti territoriali, sostenendo una strategia integrata.
Il progetto si inserisce nel quadro dell’Agenda urbana nazionale e delle strategie di sviluppo urbano sostenibile delineate nella Sezione 3 dell’Accordo di Partenariato per la programmazione 2014-2020, le cui finalità mira a raggiungere, in linea con gli obiettivi e le strategie della costituenda Agenda urbana europea. Appare pertanto fondamentale, in tale programmazione, il riconoscimento delle aree urbane ed in particolare dei comuni capoluogo quali beneficiari di una rigenerazione attuata sul piano ambientale ed energetico, luoghi ove cogliere le sfide di una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile proprie della Strategia Europa 2020.
Alla luce di ciò, Catania, Città capoluogo, è individuata quale Autorità Urbana nell’ambito del PON Città Metropolitane, ai sensi dell’art. 7 del Regolamento UE 1301/2013, in analogia con gli interventi previsti nell’Agenda Urbana che prevede azioni in ambito metropolitano e con le linee strategiche di costruzione del predetto Programma Operativo Nazionale, ed il Sindaco quale “Autorità Urbana”.
Tra gli obiettivi strategici identificati, vi è quello di riequilibrare uno split modale per molte città ancora troppo incentrato sull’uso del mezzo privato e ridurre così l’impatto che questo genera – per densità e obsolescenza del parco veicoli – sull’ambiente urbano.
Pertanto, diventa così fondamentale da un lato un rafforzamento delle grandi infrastrutture di trasporto collettivo, dall’altro, l’identificazione di alternative ecologiche volte a garantire la mobilità sostenibile.
L’azione 4.6 del progetto PON, all’interno della quale si inserisce il progetto relativo al “Parco urbano nel quartiere di Librino, Pista ciclabile”, sostiene la realizzazione di opere pubbliche, l’acquisto e l’installazione di beni e impianti tecnologici finalizzati a consentire la mobilità pedonale e ciclabile.
In tal modo, la realizzazione delle piste ciclabili incentiva in modo significativo l’utilizzo delle forme alternative e maggiormente ecologiche di spostamento riducendo le emissioni inquinanti e permettendo un miglioramento dell’aria nel rispetto dei parametri fissati dall’Agenda 2030.

Avanzamento

Alla luce delle informazioni e dei dati raccolti a seguito delle interviste e del sopralluogo della pista ciclabile, l’opera risulta ad oggi validamente realizzata.

Risultati

Intervento utile ma presenta problemi - Ha avuto alcuni risultati positivi ed è tutto sommato utile, anche se presenta anche aspetti negativi

Ad un anno dalla sua inaugurazione, la pista ciclabile, seppur sia stata realizzata conformemente a quanto stabilito nel progetto originario, risulta non aver raggiunto i numerosi obiettivi sottesi alla sua realizzazione. In primis, nonostante la pista garantisca il collegamento efficiente all’interno del quartiere di Librino, ed in particolare tra la scuola “Istituto comprensivo Vitaliano Brancati” ed il campo sportivo di San Teodoro (e Viale Moncada), essa è ad oggi inutilizzata dagli abitanti del quartiere e/o ciclisti amatoriali. Inoltre, alla luce del sopralluogo effettuato e delle interviste alle associazioni che operano sul territorio, è stato possibile constatare come la pista sia diventata oggetto di atti di vandalismo. A prima vista, percorrendo il tratto prospiciente l’ingresso dell’“Istituto Vitaliano Brancati”, i dissuasori predisposti dal progetto risultano spostati e permettendo l’agevole transito di motocicli, risultano inidonei a garantire il raggiungimento dell’obiettivo inizialmente prefissato.
Rispetto alla vegetazione circostante, non si rileva la presenza delle auspicate zone verdi.
La vegetazione risulta crescere in modo selvaggio e ciò comporta un evidente pericolo di incendi, soprattutto nella stagione estiva caratterizzata da temperature estremamente elevate. Inoltre, tale crescita incontrollata rende assolutamente impossibile garantire l’utilizzo dei muretti, configurati quali panchine poste lungo il percorso ciclabile. Ed ancora, l’illuminazione presente è stata vandalizzata: alcuni pali della luce sono stati violentemente scardinati e rimossi dalla pista stessa – più volte - impedendone una regolare illuminazione e determinando la creazione di zone d’ombra. La visibilità dei ciclisti risulta così altamente compromessa, in particolare nelle ore pomeridiane e serali, e tale deficit comporta un pericolo concreto per la sicurezza del luogo.
Dalla sua originaria funzione di riqualificazione ambientale e sociale, infatti, la pista rischia di rappresentare ad oggi culla di situazioni degradanti e vandalismo. Essa appare visivamente completa ed efficiente e, considerato il precedente stato di abbandono dell’area, la realizzazione della pista rende evidente il tentativo di avviare un processo di riqualificazione concreta della zona e, nello stesso tempo, di sensibilizzazione della popolazione ivi residente e non solo, all’impiego di forme alternative di mobilità. Tuttavia, la sua realizzazione non ha raggiunto i risultati sperati.

Punti di debolezza

Se da un lato la pista ciclabile appare visibilmente ben realizzata, dall’altro non sembra aver raggiunto gli obiettivi auspicati dal progetto originario. Le problematiche riscontrate a seguito del sopralluogo, effettuato a distanza di un anno dalla sua inaugurazione, non dipendono dalla mancata realizzazione dell’opera nel rispetto del progetto predisposto, ma da elementi ulteriori e dalla stessa non dipendenti. L’ingresso mostra immediatamente una pista completa in tutti i suoi elementi e ben fruibile, tuttavia:
- l’illuminazione è ad oggi assente in alcuni punti, a causa degli atti di vandalismo ivi realizzati. Alcuni pali della luce sono stati violentemente scardinati e rimossi dalla pista stessa, impedendo una regolare illuminazione. Ciò ha determinato la creazione di zone d’ombra, compromesso la visibilità dei ciclisti, in particolare nelle ore pomeridiane e serali, e comporta ad oggi un pericolo per la sicurezza del luogo;
- i dissuasori risultano spostati ed inidonei all’uso originario previsto, ovvero il mancato transito di motocicli;
- infine, non si rileva la presenza delle auspicate zone verdi previste lungo il confine della pista, con conseguente evidente pericolo di incendi.

Punti di forza

La realizzazione della pista ciclabile del parco urbano di Librino costituisce parte di quell’originario piano verde predisposto per il quartiere dall’architetto Kenzo Tange, il quale, ammirando il terreno collinoso dello stesso, decise di tentare di fondere l’ambiente naturale con quello umano. Librino, cuore verde di Catania, viene così arricchito dalla presenza della tanto auspicata pista ciclabile, che ad oggi rappresenta l’esempio di forme di mobilità alternative e senza alcun dubbio sostenibili. In tal modo essa risponde all’esigenza di sensibilizzare la popolazione verso la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e, allo stesso tempo, rappresenta fondamentale mezzo di inclusione sociale. Idealmente, la stessa costituisce luogo di svago e aggregazione, oltre che la garanzia di un utile ed efficace collegamento tra i diversi rioni del quartiere di Librino.

Rischi

L’assenza di una adeguata manutenzione della pista rischia di rendere ancor più definitivo il mancato utilizzo della stessa da parte della popolazione residente o dei ciclisti, oltre a rendere ancor più probabile che venga utilizzata per il compimento di atti di vandalismo e non invece per il fine cui la sua realizzazione tendeva: la sostenibilità ambientale con riferimento all’utilizzo di mezzi di mobilità alternativa nonché per favorire l’inclusione sociale. Resta il fatto che l’inclusione sociale da garantirsi nel territorio di Librino e la rigenerazione green del luogo richiedono massima cura ed attenzione per l’intera zona, non solo con riguardo alla pista realizzata.

Soluzioni e Idee

Considerata la valida realizzazione della pista, affinché questa possa validamente raggiungere gli obiettivi sperati, sarebbe in primo luogo auspicabile l’adozione di un adeguato sistema di sorveglianza, al fine di evitare situazioni di rovina dei luoghi e vandalismo.
Appare poi utile pensare ad un servizio di bike sharing e/o alla creazione di ciclofficine e ciclostazioni protette poste in prossimità della pista, così come alla predisposizione di parcheggi per le bici nei principali nodi del trasporto pubblico; ciò favorirebbe una maggiore sensibilizzazione della popolazione verso l’utilizzo di una mobilità alternativa ed il principio di sostenibilità, oltre a poter costituire strumento di integrazione sociale, nonché riconoscersi quale facile e rapido accesso ai mezzi di spostamento alternativi all’automobile.
Senza alcun dubbio, tra le soluzioni adottabili al fine di superare le criticità evidenziate, rientra anche la necessità di garantire una maggiore cura della pista - specificatamente della vegetazione circostante - da parte delle autorità competenti, ad esempio predisponendo un sistema di potatura della vegetazione costante che non permetta di fare crescere la vegetazione in modo incolto.

L'INDAGINE

Come sono state raccolte le informazioni?

  • Raccolta di informazioni via web
  • Visita diretta documentata da foto e video
  • Intervista con i soggetti che hanno programmato l'intervento (soggetto programmatore)
  • Intervista con gli utenti/beneficiari dell'intervento
  • Intervista con altre tipologie di persone

Al fine di predisporre un’analisi attenta e completa del progetto monitorato ed una valutazione puntuale dello stesso, è apparso utile il contatto ed il confronto diretto con le realtà associative legate al territorio, attori fondamentali per la sensibilizzazione sui temi sociali, nonché con i progettisti ed ingegneri impegnati nella realizzazione della pista.
Sia per gli incontri con le realtà associative che con i progettisti, le interviste sono state condotte prevalentemente in presenza ed in parte per corrispondenza, con la presentazione di un questionario profilato di volta in volta sulla base della singola intervista e dell’interlocutore.
Nello specifico, sono stati intervistati:
• Associazione I Briganti ASD Onlus – Librino, club di rugby operante nel quartiere di Librino. Presente ed attiva sul territorio, essa promuove lo sport come strumento di maturazione personale e di impegno sociale, presentandosi quale polo di attrazione e aggregazione per i bambini e i ragazzi del quartiere. La sede dell’associazione è sita in Via del Giaggiolo, Catania, in corrispondenza del campo sportivo di San Teodoro, a pochi passi dall’“Istituto comprensivo Vitaliano Brancati” e dalla pista ciclabile oggetto del nostro monitoraggio.
• Architetto Sabina Zappalà, nella qualità di progettista del “Parco Urbano nel quartiere di Librino: piste ciclabili”.
• Ing. fabio finocchiaro, Direttore - o.i. pon metro - poc metro, Autorità urbana del Comune di Catania, direzione politiche comunitarie, fondi strutturali - politiche energetiche - sport.
L’intervista con l’ingegnere Fabio Finocchiaro ha permesso di identificare con chiarezza il panorama dei fondi di finanziamento dedicati allo sviluppo delle aree urbane e, nello specifico, del territorio catanese.

Domande principali

1. Associazione I Briganti ASD Onlus – Librino
a. Pensate che il quartiere di Librino abbia in generale tratto beneficio dalla realizzazione della pista ciclabile?
b. Avete ritenuto utile l’impiego di fondi europei per la realizzazione della pista ciclabile?
2. Architetto Zappalà
a. Ritiene che questo intervento sia stato significativo?
b. Laddove non fossero stati raggiunti i risultati preventivati: qual è stato il punto debole dell’azione?
3. Ingegnere F. Finocchiaro
a. Rispetto alla programmazione prevista, ritiene che l’intervento sia stato significativo?

Risposte principali

1. Associazione I Briganti ASD Onlus – Librino
a. Il tratto di pista ciclabile considerato, attesa anche la sua prossimità alla scuola, si trova, a parere degli intervistati, in un punto di rilevante importanza, nevralgico per il quartiere. Sicuramente Librino avrebbe potuto trarre grande beneficio dalla sua realizzazione, in un’ottica di inclusione sociale, rigenerazione urbana, green e di mobilità sostenibile. Tuttavia, gli intervistati hanno riscontrato come, sebbene la pista sia visivamente completa ed efficiente, essa versi oggi in stato di abbandono. Il tratto considerato appare infatti inutilizzato e sempre più luogo propizio di atti vandalici ed attività illecite, più agevolmente svolte in un punto isolato e poco controllato del quartiere.
b. A parere dell’Associazione, in generale, i progetti previsti e finanziati dall’Unione Europea, pur presentando talvolta delle difficoltà nella realizzazione, possono garantire il raggiungimento di diversi benefici per la popolazione del quartiere, come nel caso di Librino. Si pensi, ad esempio, al campo sportivo di rugby per i Briganti di Librino, iniziativa di rilevante valore urbano, nonché, soprattutto, sociale, ancora in fase di realizzazione e i cui lavori si sarebbero dovuti concludere proprio a settembre. Purtroppo, come è avvenuto nel caso della pista ciclabile considerata, vi è il rischio che il progetto resti ben lontano dagli obiettivi sperati e che oltre ad essere veicolo per il compimento di attività illecite, non resti altro che un ennesimo manufatto abbandonato quale segno del fallimento dello Stato nelle periferie.

2. Architetto S. Zappalà
a. Agli occhi della professionista, Librino è un territorio con una potenzialità estrema, ma, come spesso accade con le periferie, è una terra al limite, luogo di confine, sconnesso dal tessuto urbano ma soprattutto da quello sociale della città di Catania. Senza dubbio, la mancanza di fondi investiti per il miglioramento di tali zone ed il loro cattivo impiego acuiscono le distanze tra una parte della città che avanza - o comunque tenta di farlo - verso il progresso e la sostenibilità, ed un’altra parte rappresentata dalle periferie, con Librino capostipite, isolate e abbandonate al proprio destino dalle stesse istituzioni. Il “gap” venutosi a formare dopo decenni di abbandono e degrado non può essere colmato da singoli interventi, come quello della pista ciclabile, senza che si agisca sul territorio in senso più ampio e profondo, garantendo alla popolazione del quartiere non solo i servizi ma anche i mezzi per interpretarli ed usufruirne come risorse per la collettività.
b. L’architetto ha riscontrato come il tratto di pista considerato versi oggi in stato di abbandono e come sia oggetto di atti vandalici ripetuti e continui nel tempo. Il progetto non sembra avere raggiunto i numerosi obiettivi sottesi alla sua realizzazione. Ed infatti, la popolazione del quartiere non percepisce la stessa quale risorsa e tentativo di rigenerazione urbana, ma la considera luogo, nascosto ed al di fuori del centro abitato, di cui “appropriarsi”. Vi è il rischio concreto, a parere della professionista, che la pista ciclabile, come altri singoli e sparuti interventi, si trasformi in una cattedrale nel deserto, ovvero una struttura inutilizzata ed inutilizzabile poiché costruita in un territorio privo delle necessarie infrastrutture ma soprattutto dei servizi primari ed essenziali per il benessere della collettività.

3. Ingegnere Fabio Finocchiaro
a. L’ingegnere esprime il proprio parere positivo rispetto alla significatività dell’intervento e concorda nel ritenere il tratto di pista considerato validamente realizzato secondo il progetto originario. Tuttavia, è necessario collocarlo nel più ampio progetto della cosiddetta mobilità dolce di Catania, per il quale è prevista ed è in fase di attuazione la realizzazione di un percorso di 40 km di pista, destinato ad arricchire la Città e collegarne le varie zone.