REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
Photovoice & Monitoraggio Civico per «conservazione e monitoraggio dell'habitat della macchia dell'oleo - juniperetum turbinatae - area SIC Fiumara Amendolea e area Capo san Giovanni - ripopolamento e ripristino delle specie a interesse conservazionistico della macchia dell'oleo - juniperetum»

Inviato il 24/11/2021 | Di Pietro Bova

Cosa abbiamo scoperto

Descrizione

Il progetto in oggetto sembra essere un tema ancora caldo: per lo storico legame tra le civiltà e le comunità dell’Area Grecanica calabra oltre che per il rischio di perdita di biodiversità dovuto al climate change. Ad oggi (novembre 2021) è possibile trovare notizie relativamente recenti sul progetto attuato dall’Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB) Calabria. Una delle news risale a settembre 2021 e fa espressamente riferimento ad una campagna di crowfunding lanciata da AIAB Calabria per quanto riguarda la tutela dell’Habitat del Ginepro Fenicio: in particolare la sottospecie Juniperus phoenicea L. subsp. turbinata Guss. Nyman. Un tempo queste piante erano diffuse in tutto il litorale jonico, riporta l’articolo, mentre oggi sono concentrate soprattutto nelle zone del bacino idrografico dell’Amendolea e di Capo San Giovanni d’Avalos insieme ad alcune piante secolari di straordinaria bellezza. In ultimo, tale tipologia di Ginepro Fenicio rischia di estinguersi e tale intervento viene incontro alla problematica.

“Il progetto AIAB ha previsto anche lo svolgimento di una indagine etnobotanica volta a raccogliere informazioni sull’uso e sulla percezione di questa pianta tra le comunità calabresi ellenofone che ne abitano le aree di maggiore concentrazione. Come la gran parte della flora mediterranea, il Ginepro Fenicio ha trovato infatti diversi impieghi nella cultura popolare greco-calabra, segnando addirittura il territorio attraverso una specifica toponomastica, derivante dal nome in grecanico della pianta (clethro). La storia di quel paesaggio naturale unico che è la macchia mediterranea si fonde infatti col millenario impiego delle piante da parte delle civiltà che hanno popolato le sponde del Mare Nostrum, le quali le hanno utilizzate a fini alimentari, farmaceutici, nella confezione di cosmetici, detergenti, oli per l’illuminazione, coloranti per tinture, nella produzione di legna da ardere o nella realizzazione di manufatti ad uso domestico, artigianale e da costruzione.”
Fonte: https://www.famedisud.it/in-calabria-alla-scoperta-del-ginepro-fenicio-rarita-botanica-a-rischio-di-estinzione/ (consultato il 24/11/2021)

Si apprende inoltre che associazioni locale e il Dipartimento di Agraria dell’UNIRC hanno avuto un ruolo nella piantumazione delle piante interessate.

«A due anni dall’inizio del progetto, l’AIAB ha ora deciso di sollecitare il sostegno di tutti, attivando una raccolta fondi sulla rete, affinché esso possa essere potenziato proseguendo nella già avviata sperimentazione della germinazione dei semi di Ginepro Fenicio che, col supporto del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e della Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica (FIRAB), ha consentito di impiantare, presso le aziende biologiche del territorio, 600 esemplari di questa rara specie.»
Fonte: https://www.famedisud.it/in-calabria-alla-scoperta-del-ginepro-fenicio-rarita-botanica-a-rischio-di-estinzione/ (consultato il 24/11/2021)

Non solo una pianta e un habitat da tutelare sono al centro del progetto di AIAB Calabria, ma anche storia, cultura, tradizioni e credenze legate al Ginepro Fenicio.

«In Calabria, le più antiche informazioni sulla presenza del Ginepro Fenicio ci provengono da una cronaca della città di Bova scritta da Domenico Alagna e pubblicata tra il 1770 e il 1778 nell’opera enciclopedica di Cesare Orlandi dal titolo “Delle Città d’Italia e sue Isole adiacenti”: nel capitolo sulle specie vegetali diffuse nella zona, l’Alagna ricorda il Ginepro Fenicio con il nome Cedro Minore, riprendendo una terminologia usata nei trattati di botanica fin dal Seicento; ci informa inoltre che se ne ricavava una gomma adorosissima e che le sue bacche servivano a molti usi; gli abitanti di Bova lo apprezzavano anche per l’odore del legno, di cui si servivano per il fuoco, e lo chiamavano clethro, vocabolo grecanico ancora oggi impiegato dalle comunità locali nelle varianti cletu e clecaro (a quest’ultima è riconducibile l’origine del toponimo di una specifica località presente nel comune di Condofuri, detta appunto Clecaro, così come di alcune località del circondario di Bova citate in due atti notarili del Seicento, oggi conservati nell’archivio di Stato di Reggio Calabria).»
Fonte: https://www.famedisud.it/in-calabria-alla-scoperta-del-ginepro-fenicio-rarita-botanica-a-rischio-di-estinzione/ (consultato il 24/11/2021)

Avanzamento

Riportando le parole del Dottor Modaffari, in rappresentanza dell'Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB) - sezione Calabria - sia soggetto attuatore che beneficiario: "Gli obiettivi sono stati raggiunti a pieno regime, è rimasta solo una piccola parte che ci stiamo preparando a concludere". Il rischio di estinzione della specie è stato l’input per portare avanti il progetto. Serviva una ricerca scientifica sulla pianta e con il dipartimento di Agraria - dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria (UNIRC) - si è cercata una soluzione per ripopolare e conservare la popolazione del ginepro fenicio. In particolare dal Dipartimento di Agraria dell'UNIRC è stato coinvolto il Prof. Spampinato: Professore Ordinario in "Botanica ambientale e applicata".

Risultati

Intervento molto utile ed efficace - Gli aspetti positivi prevalgono ed è giudicato complessivamente efficace dal punto di vista dell'utente finale

Il progetto, che risulta quasi completamente concluso, ha comportato diversi risultati: 1) la piantumazione e germinazione di circa 600 piante del ginepro fenicio in oggetto, che corrispondono a circa il 30% delle piantumazioni; 2) la creazione - con il Dipartimento di Agraria (UNIRC) - di un protocollo di germinazione per la specifica tipologia di Ginepro Fenicio, un risultato dall'elevato valore scientifico data l'inesistenza di tale protocollo per la sottospecie "Juniperus phoenicea L. subsp. turbinata Guss. Nyman"; 3) la messa a dimora delle 600 piante di Ginepro Fenicio all'interno dell'Area Grecanica grazie alla collaborazione delle aziende associate ad AIAB Calabria.

Punti di debolezza

Una notevole difficolta riscontrata, ovvero l'inesistenza del protocollo di germinazione per la sottospecie "Juniperus phoenicea L. subsp. turbinata Guss. Nyman", è stata affrontata e risolta tramite la collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell'UNIRC.

Punti di forza

Per la messa a dimora delle 600 unità di "Juniperus phoenicea L. subsp. turbinata Guss. Nyman" germogliate, è stata effettuta una mappatura degli habitat utili alla vita di tale sottospecie. Il riconoscimento e la mappatura di tali habitat risulta utile anche per un'implementazione della tutela e delle piantumazioni di "Juniperus phoenicea L. subsp. turbinata Guss. Nyman". Inoltre, ultimo ma non meno importante, il protocollo di germinazione costituisce un risultato importante per la salvaguardia dell'ecosistema di cui il "Juniperus phoenicea L. subsp. turbinata Guss. Nyman" fa parte: si prenda ad esempio il legame tra tale sottospecie e l'ecosistema utile alla tartaruga Caretta Caretta che nidifica in Area Grecanica.

Rischi

Secondo le parole del Dottor Modaffari, intervistato il 25 marzo 2022, il rischio per il futuro sta nell’attuazione e nel proseguire le attività di cooperazione e coinvolgimento degli enti.

Soluzioni e Idee

Secondo il Dottor Modaffari, è ancora da incentivare l'utilizzo di metodi innovativi di sviluppo territoriale: ad esempio le metodologie di Participatory Action Research che hanno portato tra i risultati la stesura di questo report a partire dal paesaggio dell'Area Grecanica. Anche il biodistretto grecanico creato anche grazie ad AIAB Calabria e formalizzato dalla Regione Calabria - con la legge sui distretti del cibo e dei biodistretti - risulta essere un innovazione utile per lo sviluppo e la tutela del territorio: non solo in ambito agricolo ma anche in ambito culturale, paesaggistico, storico, religioso ecc.

Metodo di indagine

Come sono state raccolte le informazioni?

  • Raccolta di informazioni via web
  • Intervista con gli utenti/beneficiari dell'intervento
  • Intervista con altre tipologie di persone
  • Intervista con i soggetti che hanno o stanno attuando l'intervento (attuatore o realizzatore)
  • Intervista con i referenti politici

Ad essere intervistati sono stati: 1) il Dottor Modaffari in rappresentanza di AIAB Calabria, sia soggetto attuatore che beneficiario; 2) Il Sindaco Santo Monorchio in qualità di Sindaco Capofila per la Strategia Nazionele delle Aree Interne in Area Grecanica.

Domande principali

Le principali due domande poste agli intervistati sono state, di seguito:
1) Data la non totale spesa dei fondi, cosi come riportato sulla piattaforma Open Coesione per il progetto, non sono stati raggiunti alcuni degli obiettivi proposti? Se si, quali?
2) Quali elementi di miglioramento si ritiene utili introdurre? Si rifarebbe l’intervento nello stesso modo o si cambierebbe qualcosa?

Risposte principali

Le principali due risposte degli intervistati sono state, di seguito:
1) Non c’è propriamente un obiettivo non raggiunto dato che: è stato svolto il monitoraggio per individuare le aree in cui mettere a dimora le piante di "Juniperus phoenicea L. subsp. turbinata Guss. Nyman"; è stato creato il protocollo di germinazione con la collaborazione del Dipartimento di Agraria dell'UNIRC; sono state messe a dimora circa 600 piante di "Juniperus phoenicea L. subsp. turbinata Guss. Nyman" grazie ad ulteriori soggetti coinvolti.
2) È ancora da incentivare l'utilizzo di metodi innovativi di sviluppo territoriale tra cui: il biodistretto grecanico; le metodologie di Participatory Action Research, per il coinvolgimentio di comunità e stakeholders, che hanno portato anche alla stesura di questo report (a partire dal paesaggio dell'Area Grecanica).