REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
UTILIZZO DI BIOMASSA DA CANAPA INDUSTRIALE PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA E NUOVI BIOCHEMICALS.

Inviato il 22/02/2022 | Di BioGeneration Team | @https://twitter.com/_Biogeneration_?t=1gN7s2g9Vf7eRdtMdID7PQ&s=09

Cosa abbiamo scoperto

Descrizione

Il progetto UNIHEMP "Utilizzo di biomassa da canapa industriale per la produzione dienergia e nuovi biochimicals" mira alla creazione di una piattaforma tecnologica che valorizzi gli scarti derivanti dalla coltivazione della canapa, utilizzandone le potenzialità nel ciclo di produzione di nuovi biochemicals, in sostituzione di materiali prodotti con tecniche inquinanti.

Il progetto appartiene al “FESR”, Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, programmazione 2014-2020, è uno dei principali strumenti finanziari della politica di coesione dell' UE. Si prefigge di contribuire ad appianare le disparità esistenti fra i diversi livelli di sviluppo delle regioni europee e di migliorare il tenore di vita nelle regioni meno favorite.

Avanzamento

Il progetto monitorato è in corso. L'inizio era previsto per l'01/09/2018, ma è effettivamente avvenuto il 02/05/2019.
La fine del progetto era prevista per l'01/03/2021, a seguito della pandemia, tale termine è stato prorogato dal MIUR al 31/10/2022.

Risultati

Intervento molto utile ed efficace - Gli aspetti positivi prevalgono ed è giudicato complessivamente efficace dal punto di vista dell'utente finale

Il progetto è ancora in corso.

Punti di debolezza

La canapa è una coltivazione sostenibile. Tuttavia, presenta alcune debolezze. Una di queste è legata al problema affrontato dal Tavolo della Filiera della Canapa Industriale: quello della canapa è, infatti, un settore con elevatissima potenzialità, purtroppo non ancora funzionante in Italia, poiché ci sono delle difficoltà dal punto di vista legislativo che rallentano il rilancio della filiera.

Inoltre, dal momento in cui la risposta delle piante cambia molto anche in base alle condizioni ambientali, chi attua le prove sperimentali si trova spesso in difficoltà, in quanto è necessario avere degli anni di repliche degli esperimenti per capire se una varietà è migliore rispetto ad un'altra o se un trattamento funziona correttamente.

Punti di forza

L’obbiettivo del progetto è quello di valutare, attraverso la coltivazione, la risposta delle varietà di canapa industriale in diversi ambienti, per provare sia ad identificare le varietà che si adattano meglio agli ambienti meridionali, sia a trasferire le conoscenze sulla coltivazione della canapa ai ricercatori del CREA dell’Italia meridionale, e provare a redigere un protocollo agronomico, dando indicazioni su concimazione, irrigazione e organizzazione del campo di coltivazione.
Nel Registro Nazionale delle Varietà sono presenti e registrate 7 varietà di canapa industriale certificate, la cui coltivazione è attualmente ammessa dalla legislazione italiana attuale per determinate finalità, quali la produzione di seme e di fibra.

Il progetto è in rete e le sedi CREA coinvolte sono Acireale, Bari, Battipaglia, Bologna, Caserta, Foggia e Rovigo. Nella ricerca vengono coinvolte diverse professionalità scientifiche, tra le quali: biochimica, biotecnologica, agronomica, chimica farmaceutica.
Il progressivo sviluppo del progetto ha permesso l'ampliamento delle zone di coltivazione, procedendo dalle zone centro-settentrionali della penisola fino alle regioni meridionali.
Viste le specifiche condizioni idro-geologiche del territorio siciliano, caratterizzato da microclimi variabili e scarse precipitazioni, il CREA di Acireale ha sperimentato la coltivazione in asciutto. Ha così rilevato che alcune varietà monoiche, cioè che hanno nello stesso individuo il maschio e la femmina, rispondano meglio delle dioiche, caratterizzate da individui femmine e individui maschi.

Coltivare canapa è economicamente vantaggioso, in quanto le aziende agricole che utilizzano la pianta sono in grado di ricavare dai suoi scarti una serie di prodotti (alimentari, cosmetici, farmaceutici, etc) di vasto utilizzo, a conferma del giudizio che accompagna la canapa quale "maiale delle piante".
La canapa è, inoltre, una coltivazione sostenibile, in quanto viene utilizzata come fitodepuratrice di terreni inquinati. In questo senso, il progetto UNIHEMP stimolerebbe l'innovazione tecnologica in campo agricolo.

Rischi

L'uso virtuoso della canapa che UNIHEMP si propone di avviare è una novità in un panorama agronomico tendenzialmente tradizionalista per quanto riguarda le colture e ancora con molti margini di miglioramento e di completamento. Quindi, sebbene a conti fatti il progetto di UNIHEMP risulti conveniente per gli agricoltori e per le aziende, è necessario che l'eredità di UNIHEMP venga portata avanti con altri progetti e altri investimenti.

Soluzioni e Idee

- COLLABORAZIONE TRA LE AZIENDE
Progetti così ambiziosi non possono essere messi in atto da singole aziende, quindi si auspica una collaborazione tecnica tra le aziende agricole.

-MIGLIORAMENTO DELLE ATTREZZATURE DI RACCOLTA DEL SEME
Attualmente vengono usate le stesse attrezzature – in particolare, le mietitrebbie - adoperate con i cereali. E, se è vero che gli agricoltori riescono ad usarle riadattandole all’uso, è anche vero che essendo la pianta generalmente (dipende dalle varietà) più robusta, sarebbe meglio se fosse raccolta con delle macchine ad hoc in modo tale da prevenire rotture o malfunzionamenti delle stesse.

- VISIBILITÀ DEL PROGETTO
É necessaria maggiore divulgazione per evidenziare i vantaggi dell’utilizzo della canapa industriale come materia prima nei vari settori (alimentari, cosmetici, farmaceutici, etc).

Risultati e impatto del monitoraggio

Diffusione dei risultati

  • Twitter
  • Facebook
  • Instagram
  • Blog/Sito web del Team
  • Richiesta di audizioni o incontri a porte chiuse
  • Interviste ai media

Connessioni

  • Professore ordinario di economia e gestione delle imprese universitarie , Università di Catania
  • Collaboratore di ricerca presso Dipartimento di Scienze della Vita, CNR Nanotech di Lecce
  • Biotecnologa vegetale e responsabile scientifica, CREA di Bologna
  • Ricercatore presso il dipartimento di scienze della vita di UNIMORE, UNIMORE
  • Professore Associato Dipartimento di Ingegneria, UNIMORE
  • Ricercatore t.d. art. 24 c. 3 lett. Dipartimento di Ingegneria , UNIMORE
  • Assistente di ricerca presso Avantech Group S.r.l., Avantech
  • Chemical Process Engineer, Assistente di ricerca presso Avantech Group Srl, Avantech
  • Responsabile ufficio amministrazione finanze e controllo, Dhitech
  • Responsabile scientifico nel progetto di ricerca UNIHEMP, CREA di Acireale
  • CEO, Ekuberg Pharma
  • CEO, progetto KANESIS
  • Responsabile azienda, Molino Crisafulli
  • Responsabile canapa , Stazione consorziale sperimentale di Granicoltura per la Sicilia

Contatti con i media

  • TV Locali
  • Giornali Locali

Contatti con le Pubbliche Amministrazioni

Descrizione del caso

Il nostro monitoraggio non ha avuto impatto nei soggetti (il CREA) che lo gestiscono, perché lo scopo di UNIHEMP (creare una filiera virtuosa della canapa in cui tutte le parti della pianta vengano utilizzate) non lo si può realizzare fino in fondo principalmente per due motivi:
- la ricerca è in fase embrionale
- progetti così ambiziosi non possono essere messi in atto da singole aziende, ma necessitano di una collaborazione tecnica tra varie le aziende agricole… purtroppo ad oggi questo è mancante.
Come ci ha riferito il prof. Cannazza è un progetto con molte possibilità ma che ha bisogno di essere divulgato, per evidenziare i vantaggi dell’utilizzo della canapa industriale come materia prima nei vari settori.

Metodo di indagine

Come sono state raccolte le informazioni?

  • Raccolta di informazioni via web
  • Visita diretta documentata da foto e video
  • Intervista con l'Autorità di Gestione del Programma
  • Intervista con i soggetti che hanno programmato l'intervento (soggetto programmatore)
  • Intervista con gli utenti/beneficiari dell'intervento
  • Intervista con i soggetti che hanno o stanno attuando l'intervento (attuatore o realizzatore)

- Martedì 15 febbraio 2022 alle ore 17:00 il Team ha avuto l’opportunità di incontrare, via meet, la dottoressa Roberta Paris, biotecnologa vegetale e responsabile scientifica delle attività svolte in UNIHEMP per il CREA di Bologna.
- Mercoledì 16 febbraio alle ore 15:30 una delegazione del team ha fatto visita al CREA di Acireale, dove ha intervistato il dottor Nino Virzì, responsabile scientifico nel progetto di ricerca UNIHEMP.
- Mercoledì 2 marzo alle ore 16:00 il Team ha incontrato, via meet, il dottor Giuseppe Cannazza, dell’Università di Modena e Reggio-Emilia, nonché il coordinatore dell'intero progetto UNIHEMP.

Domande principali

Due delle cinque domande poste alla dottoressa Roberta Paris:
1) "Visto che il CREA partecipa al progetto UNIHEMP, ci può illustrare la finalità dell’istituto nella ricerca scientifica italiana? Come e secondo quali criteri vengono divisi i compiti di un progetto tra le diverse sedi CREA?"
2) "I finanziamenti del progetto sono stati sufficienti ? Come sono stati divisi?"

Due delle sei domande poste al dottor Nino Virzì:
1) "Quale sono le potenzialità che il progetto può offrire alle aziende agricole che operano nel territorio etneo? Ci sono delle potenzialità che possono portare delle aziende sia italiane che internazionali a generare un valore aggiunto per il territorio?”
2) "Una volta che finiscono i progetti inerenti alle filiere da canapa qui in Sicilia, gli agricoltori andranno realmente ad incrementare l'uso della canapa?”

Due delle otto domande poste al dottor Giuseppe Cannazza:
1) "É soddisfatto del progetto e di come sta procedendo?"
2) “Dagli incontri che abbiamo avuto con la Paris e con Virzì sembra che l'azienda SECI Energia alla fine si sia sfilata. Quindi la parte che riguarda la produzione di energia e di biocarburanti è stata abbandonata?"

Risposte principali

Risposte della dottoressa Roberta Paris:
1) "Il progetto vuole essere un progetto di economia circolare e di valorizzazione degli scarti, dove gli scarti sono quelle parti della pianta più ricche di metaboliti secondari, cioè le infiorescenze. Nella coltivazione ammessa le infiorescenze vengono buttate via: nel progetto vengono, invece, valorizzate, sia da parte dei partner per l’ottenimento di particolari prodotti, sia dagli enti di ricerca pubblici, analizzando, dal punto di vista metabolico, qual è la ricchezza reale di queste infiorescenze e provando a vedere se la crescita in ambienti stressanti può, in qualche modo, modificare la composizione delle infiorescenze oppure no.
Queste infiorescenze accumulano il principio psicoattivo (l’unico cannabinoide psicoattivo è il THC). La pianta di per sé non è psicoattiva, cioè non produce il THC, ma la sua forma acida, cioè il THCA. Diventa psicoattiva con dei determinati processi per cui la forma acida viene decarbossilata a THC, con valenza anche dal punto di vista medico.
Inoltre, Il CREA è un ente pubblico esteso su tutto il territorio nazionale, diviso in 12 centri di ricerca ed i centri coinvolti nel progetto sono:
CREA CI (Cerealicoltura e coltura industriali), tra le cui colture industriali è identificata proprio quella della canapa. Comprende le sedi di Bologna e Rovigo, che sono in un territorio più adatto alla coltivazione della canapa, le quali si sono sempre occupate di miglioramento e studi genetici della canapa. Fanno parte del CREA CI anche le sedi di Acireale, Caserta e Foggia;
CREA AA (Agricoltura e Ambiente), a Bari;
CREA DC (Difesa e Certificazione), con la sede di Battipaglia, la quale si appoggia per alcune analisi anche al CREA DC di Roma, che però è solo un’analisi di appoggio e quindi non partecipa al progetto."
2) "Il finanziamento è stato buono, ed è principalmente dedicato alle aree meridionali, quindi l'Università di Modena e Reggio così come i centri CREA di Bologna e Rovigo hanno preso una cifra inferiore."

Risposte del dottor Nino Virzì:
1) “Le potenzialità esistono, in quanto la superficie di terreno disponibile non mancherebbe mai, e la canapa in Sicilia potrebbe diventare una delle colture più diffuse. Il problema è che ci troviamo nella fase iniziale del percorso; bisogna trovare delle varietà adatte agli ambienti, ed un percorso agronomico che sia incoraggiante e conveniente, per poi cominciare a "fare squadra" in modo da consentire i passaggi successivi. Il compito di UNIHEMP è anche quello di raccogliere informazioni.
Il problema è che una volta che ci sono delle potenzialità bisogna mettere in moto una macchina che permetta poi di produrre. Più diventa ambizioso il progetto, più bisogna superare alcuni ostacoli, pensare in termini di comprensori e di collaborazione fra gli agricoltori. Molte filiere in Sicilia non riescono a decollare in quanto non c’è stata la capacità di superare tali ostacoli".
2)"I segnali ci sono già, infatti è stato fatto uno studio sullo sviluppo della filiera della canapa in Sicilia per la produzione di alimenti e le potenzialità dei ricavi sono confortanti. I benefici non sono solo ciò che rimane in tasca, ma anche quello che tu restituisci virtuosamente al tuo ambiente.
Negli ultimi anni gli agricoltori sono molto attenti nel seguire cosa succede in queste valutazioni e si vede come si è reso più dinamico il mercato dell’acquisto di nuove varietà; e questo porta a dei benefici: si produce un po’ di più con qualità migliore."

Risposte del dottor Giuseppe Cannazza:
1) "Sono molto soddisfatto del progetto, non pensavo potessimo raggiungere questi risultati. Ha parlato di noi anche la CNN. Abbiamo scoperto una nuova sostanza, un nuovo cannabinoide che è 33 volte più attivo del THC, mentre fino ad ora si pensava che il THC fosse l’unica sostanza psicoattiva presente nella cannabis."
2) "Noi inizialmente ci siamo posti una domanda: "è vero che estraiamo principi attivi e sostanze dalla canapa, ma poi rimane il materiale da cui è stato estratto il principio attivo. Quindi, questa parte cerchiamo in qualche modo di trasformarla in energia."
Di questo si doveva occupare il dipartimento di ingegneria di Modena, che si occupa da tempo dell’estrazione di energia da materiale vegetale con una piccola quota di SECI Energia, industria situata vicino Bologna. SECI Energia ha avuto dei problemi economici e quindi ha ceduto quella piccola parte che doveva finire all’ingegneria di Modena; di conseguenza, quella parte viene completamente svolta dagli ingegneri di Modena, che hanno raggiunto anche ottimi risultati. Questo perché bruciando tutto lo scarto della pianta hanno visto che rimane un residuo, chiamato Biotar, che sembra possa essere utilizzato come fertilizzante per il terreno. Quindi lo scarto ritorna al terreno stesso, ed è la chiusura del cerchio."