REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
Gioco di squadra

Inviato il 24/02/2022 | Di SpazioTempo

Cosa abbiamo scoperto

Descrizione

Il progetto ‘Gioco di Squadra’, giunto ormai alla terza edizione, si pone l’obiettivo di reintrodurre in ambito socio-lavorativo i minorenni colpevoli di reato e, dunque, sottoposti ad autorità giudiziaria.
Il Comune di Bergamo, beneficiario del progetto, in collaborazione con enti ed associazioni attivi sul territorio bergamasco, agisce attraverso interventi di tipo psicologico, formativo ed educativo formulati per il singolo minore.
Percorsi personalizzati sono, infatti, la strategia più efficace per garantire aiuti mirati che possano davvero rispondere alle esigenze dei ragazzi, diverse in base al proprio vissuto.
Il progetto da noi monitorato fa capo all’Ambito Territoriale 1 di Bergamo cui appartengono i sei comuni di Bergamo, ente capofila, Gorle, Orio al Serio, Ponteranica, Sorisole e Torre Boldone.
Non sono solo le associazioni elencate nell’accordo di partenariato (allegato al report) gli attori di questa iniziativa: essa coinvolge, infatti, assistenti sociali e volontari (addetti alla tutela, al supporto e al controllo dei ragazzi).

Il progetto “gioco di squadra” fa parte di un piano di interventi più ampio della regione Lombardia, finalizzato all’inclusione socio-lavorativa delle persone sottoposte all’autorità giudiziaria

Avanzamento

Il progetto gioco di squadra è stato avviato dal Comune di Bergamo a fine 2016.
Il riscontro positivo registrato nel corso del primo anno, ha indotto le varie associazioni a riproporsi come partner per le edizioni successive: ad oggi il progetto è giunto alla terza edizione, tuttora in corso.
I finanziamenti stanziati per il progetto ammontano ad un totale di €350.352,20: di questi 175.176 euro provengono dall’UE, 122.623 euro dallo Stato e infine €52.553 dalla Regione.
Consultando il sito di OpenCoesione, abbiamo notato con meraviglia che, ad oggi, solo il 40% dei finanziamenti complessivi sono stati erogati agli enti partner del progetto. La domanda sorge spontanea: come mai, dopo tre anni, i fondi stanziati non sono stati usati del tutto? Il confronto con le varie Associazioni coinvolte ci ha consentito di comprenderne i motivi.
Infatti, come avevamo già ipotizzato in occasione di discussioni interne al gruppo classe, ci è stato confermato che la parziale erogazione dei fondi previsti è dettata dalla decisione di attirare un sistema di finanziamenti che, al contrario del cosiddetto ‘meccanismo a pioggia’, garantisca una distribuzione dei soldi più uniforme nel tempo, in modo da facilitarne la fruibilità.

Risultati

Intervento molto utile ed efficace - Gli aspetti positivi prevalgono ed è giudicato complessivamente efficace dal punto di vista dell'utente finale

I dati relativi alle prime due edizioni del progetto, forniti dal Comune di Bergamo, rivelano che “Gioco di squadra” ha una buona incidenza sui ragazzi, come attesta la riduzione di recidiva registrata in questi anni; inoltre, è giusto sottolineare che si tratta di un progetto veramente inclusivo, dal momento che integra i soggetti nella società anzichè isolarli come avviene altrove.

Punti di debolezza

La collaborazione tra più enti locali, benché costituisca un grande punto di forza, in quanto permette di realizzare un percorso completo di rieducazione per i ragazzi, spesso è causa di difficoltà.
Mensilmente i partner del progetto si riuniscono ad un tavolo comune con la finalità di creare percorsi personalizzati che tengano conto di tutte le necessità del minore.
Nel far ciò, però, talvolta risulta difficile coordinare i diversi interventi, in quanto essi vanno a modificare la quotidianità del minorenne.
Inoltre, non si deve dimenticare le difficoltà generate dalla complessa burocrazia necessaria a portare a termine il processo giudiziario.
Sono, infatti, svariati i casi in cui i ragazzi sono stati condannati molto tempo dopo il compimento del reato, nei casi peggiori si parla addirittura di anni: non potendo avviare il progetto Gioco di squadra tra l’inizio del processo e la condanna, si registra molto spesso un ritardo nell’avvio del percorso rieducativo necessario ai ragazzi.

Punti di forza

Il progetto Gioco di squadra si pone come obiettivo quello di sostenere i ragazzi nel percorso di rieducazione e reinserimento socio-lavorativo a seguito del compimento di un reato e, dunque, di una condanna penale.
A questo proposito, non possiamo non citare un decreto che ci fornisce la chiave di lettura dei processi giudiziari cui vengono sottoposti i minori e, dunque, ci presenta anche la posizione del nostro Stato rispetto ad un tema così delicato.
Come esposto nel D.P.R. 22 settembre 1988 n.448 intitolato “Disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni”, il sistema processuale per i minori deve essere compatibile con la tutela della loro personalità, ancora in via di sviluppo: a tal fine, la magistratura italiana adotta come misura più frequente la ‘messa alla prova’, di cui ci ha parlato la dottoressa Cattaneo, dell’Associazione Agathà.

Rischi

Riprendendo ciò che è stato esposto nel punto precedente, il rischio maggiore è che la burocrazia giudiziaria impedisca la realizzazione di interventi atti a rieducare, responsabilizzare e contribuire al riconoscimento, da parte del ragazzo, degli errori commessi.
Abbiamo assistito, infatti, nel corso degli ultimi anni, ad un rallentamento dei processi di condanna, fattore che impedisce alle associazioni coinvolte nel progetto di prendere in carico i ragazzi, immediatamente dopo il compimento del reato.
Ai minori, in questo modo, è impossibile fornire prontamente quel sostegno che, come abbiamo già specificato, è fondamentale per permettere loro di superare un momento così complesso, imparando dai propri errori.

Soluzioni e Idee

Confrontandoci con le responsabili delle associazioni che supportano il progetto ‘Gioco di squadra’, il principale problema riscontrato, come già spiegato, è stato quello dei tempi necessari a portare a termine un processo giudiziario.
Pertanto, ci sembra impossibile proporre una soluzione in questo ambito.
Riteniamo, tuttavia, auspicabile incentivare una più efficace pubblicizzazione del progetto in modo da consentire ad un numero sempre maggiore di cittadini di entrare in contatto con una realtà spesso estranea e, in tal modo, supportarla con donazioni o attività di volontariato.

Risultati e impatto del monitoraggio

Diffusione dei risultati

  • Twitter
  • Instagram
  • Blog/Sito web del Team

Connessioni

  • Responsabile servizi al lavoro Patronato San Vincenzo , AFP Patronato San Vincenzo
  • Coordinatrice associazione Agathà Onlus , Associazione Agathà Onlus
  • Coordinatrice progetto ‘Gioco di Squadra’ per il Comune , Comune di Bergamo
  • Responsabile progetto per il Comune , Comune di Bergamo
  • Responsabile progetto per il Comune , Comune di Bergamo
  • Coordinatrice centro diurno ‘Progetto Autonomia’, Generazioni FA
  • Assessora: istruzione, formazione, università, sport e tempo libero, politiche per i giovani, edilizia scolastica e sportiva, Comune di Bergamo

Contatti con i media

Contatti con le Pubbliche Amministrazioni

  • Promesse concrete

Descrizione del caso

Nonostante il percorso con ASOC sia terminato, abbiamo deciso di continuare ad interloquire con le associazioni partner del progetto per collaborare con esse. In questi mesi abbiamo sfruttato i nostri canali social, soprattutto ‘Radio Lussana FM’, radio ufficiale del nostro liceo, per raggiungere, con le nostre interviste e rubriche, sia i ragazzi bisognosi di aiuto, sia tutti coloro che possano contribuire alla loro riabilitazione e al loro reinserimento in società con donativi, interventi formativi e soprattutto offerte di lavoro.
Come ci ha suggerito la dottoressa Vielmi nell’intervista che ci ha rilasciato, l’ambito in cui noi ragazzi possiamo contribuire attivamente al cambiamento è la lotta contro la stigmatizzazione sociale, che vede nei ragazzi che compiono reati soggetti pericolosi che difficilmente possono integrarsi nella società.
Non possiamo continuare a convivere con questo pregiudizio. Attraverso i nostri canali di comunicazione dobbiamo fare il possibile per diffondere il messaggio.

Metodo di indagine

Come sono state raccolte le informazioni?

  • Raccolta di informazioni via web
  • Visita diretta documentata da foto e video
  • Intervista con i soggetti che hanno programmato l'intervento (soggetto programmatore)
  • Intervista con gli utenti/beneficiari dell'intervento
  • Intervista con i soggetti che hanno o stanno attuando l'intervento (attuatore o realizzatore)

Sono state intervistate la dott.ssa Federica Pedrali, responsabile servizi al lavoro dell’AFP Patronato San Vincenzo, e la dott.ssa Ilaria Cattaneo, coordinatrice della cooperativa Agathà Onlus.
Abbiamo inoltre ricevuto importanti dati riguardo l’attuazione del progetto da noi monitorato dalle dott.sse Teresa Salvetti e Gabriella Paganelli, responsabile del progetto nel Comune di Bergamo, e Valentina Vielmi, coordinatrice del progetto per il Comune.

Domande principali

- Perché sono importanti interventi in ambito formativo?
- “Gioco di squadra” è un progetto in cui collaborano più partner: reputa proficua tale cooperazione?

Risposte principali

- Federica Pedrali: “Intervenire in ambito formativo permette di recuperare delle competenze che possono essere poi spese nell’accompagnamento alla ricerca del lavoro.”
- Ilaria Cattaneo: “Fare rete non è sempre semplice perché a volte si hanno approcci diversi da un punto di vista educativo. Lo sforzo del progetto è quello di garantire degli spazi di incontro e di discussione tra i partner.”