REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
La casa del marinaio: una nuova vita per San Ferdinando oppure il crepuscolo di un borgo tirrenico?

Inviato il 4/03/2022 | Di OndaFutura

Cosa abbiamo scoperto

Descrizione

Il progetto prevedeva, nella sua forma originaria, la costruzione di una serie di edifici contigui che ospitassero servizi di accoglienza per i marinai in scalo dal porto di Gioia Tauro (il cui ingresso è proprio nel comune di San Ferdinando). Ma anche un hotel con centro benessere, foresteria, sevizi per i cittadini, biblioteca ed emeroteca a disposizione dell’infrastruttura portuale.
Un’opera che ha assorbito ben 8 milioni di euro e che è rimasta incompiuta. Dal suo monitoraggio è possibile accendere un focus nuovo e l’interesse di cittadini e amministratori locali. Anche dal punto di vista del flusso dei pagamenti, l'opera è completamente ferma, dal momento che è stato liquidato circa un quinto della somma, e vi è un contenzioso legale con la ditta titolare dell'appalto.

L’opera è inserita nel progetto ampio dei PISU (Piani Integrati per lo Sviluppo Urbano), ossia un maxi investimento comunitario destinato, con ben 42 milioni di spesa, a costruire la conurbazione tra i comuni che gravitano nell’area portuale, ossia Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando. Grazie a questa misura del POR Calabria, che drena fondi dal FESR 2007/2013, sarebbero dovuti nascere interventi di tipo viario, culturale, turistico, sportivo. Un insieme di azioni che avrebbe dovuto saldare i tre centri abitati, concorrendo a creare una città unica all’ombra del porto e con oltre 40.000 abitanti.

Avanzamento

Il progetto si è interrotto. La ditta alla quale erano stati affidati i lavori ha abbandonato l’appalto. Non vi erano altri soggetti partecipanti alla gara da poter subentrare. La notizia è stata data al team da parte del sindaco di San Ferdinando e dal responsabile dell'ufficio tecnico. I due hanno altresì confermato che esiste un contenzioso per recuperare anche parte delle somme già pagate alla ditta. Dai verbali di affidamento dopo la gara di appalto, si evince che alla suddetta gara ha partecipato solo una ditta.
Pertanto, ad oggi, dell’ampio intervento progettato, ossia hotel e centro benessere per accogliere i marittimi, il centro servizi, biblioteca ed emeroteca, uffici amministrativi e punti ristoro, vi è solo un corpo di fabbrica costruito, che avrebbe dovuto accogliere il front office e la parte amministrativa. L’edificio è attualmente abbandonato ed è stato vandalizzato.

Risultati

Non è stato possibile valutare l’efficacia dell’intervento - Es. il progetto non ha ancora prodotto risultati valutabili

Il progetto non è concluso. Per ora il suo impatto è negativo, perché c’è un edificio abbandonato al centro della città, di fronte al palazzo municipale. Un corpo vuoto che anticipa un’ampia superficie non costruita e in stato di evidente incuria, di cui una piccola parte è occupata da uno stoccaggio temporaneo per i mezzi della raccolta differenziata dei rifiuti urbani.

Punti di debolezza

Un’opera incompiuta, per di più dall’alto costo – 8 milioni di euro – è sempre una sconfitta per la collettività. Di fatto questo progetto difficilmente potrà essere ripreso così com’è e con la mission originaria. L’amministrazione comunale ha la possibilità di cambiare la destinazione d’uso, ma ci sono alcuni ostacoli burocratici da superare.

Punti di forza

Il progetto, sebbene sia incompiuto, conserva ancora del potenziale: un immobile ampio nel centro della città, utilizzabile ancora per qualche scopo utile alla cittadinanza. Inoltre potrebbe essere circondato da un’area verde e da una serie di piccoli punti nei quali installare attività artigianali o ricreative.

Rischi

Il rischio più grande è che il progetto non venga più ripreso o modificato. La città di San Ferdinando potrebbe, quindi, trovarsi un edificio abbandonato ed un’area degradata proprio nel cuore del centro abitato. In più si registrerebbe uno spreco di soldi pubblici davvero esorbitante. L’impatto negativo sarebbe anche sull’immagine di una città che non ha saputo investire in accoglienza, turismo e futuro.

Soluzioni e Idee

Il team sta giocando una partita importantissima proprio sulla proposta. Dal confronto con l’amministrazione comunale e con la regione Calabria, si è appreso che una parte dell’immobile sarà utilizzata come nuova caserma dei Carabinieri. Su questo “nulla quaestio”, perché Ondafutura ritiene che la presenza forte di un presidio di legalità non possa che far bene alla cittadinanza e allo sviluppo del senso civico. Ma occorre anche sfruttare spazi che non saranno occupati dalla caserma. A questo punto la proposta degli studenti è chiara: tornare ad investire sull’aspetto identitario di San Ferdinando. Creare piccoli laboratori artigianali per riprendere antichi mestieri ed artigianato locale, mettere in piedi un centro servizi dedicato agli immigrati della tendopoli a pochissimi chilometri da San Ferdinando. Infine dare vita al museo della civiltà di mare, cioè quel ritorno alle origini e slancio verso il futuro: il Mediterraneo che significa turismo, commercio e vita.

Metodo di indagine

Come sono state raccolte le informazioni?

  • Raccolta di informazioni via web
  • Visita diretta documentata da foto e video
  • Intervista con l'Autorità di Gestione del Programma
  • Intervista con i soggetti che hanno programmato l'intervento (soggetto programmatore)
  • Intervista con gli utenti/beneficiari dell'intervento
  • Intervista con altre tipologie di persone
  • Intervista con i soggetti che hanno o stanno attuando l'intervento (attuatore o realizzatore)
  • Intervista con i referenti politici

Agostino Pantano (giornalista professionista - in servizio presso il network LaCnews24)
Mariarosaria Mercuri (ISTAT Calabria)
Andrea Tripodi (Sindaco di San Ferdinando)
Ferdinando Laruffa (dirigente ufficio tecnico San Ferdinando)

Domande principali

Pantano: 1) Come si è arrivati ad un simile spreco di denaro pubblico?
2) Come sta vivendo la popolazione sanferdinandese la beffa dei fondi PISU?
Mercuri: 1) Cosa ci dicono i dati rispetto a questo progetto monitorato?
2) Come si posiziona il comune di San Ferdinando rispetto agli indici turistici generali?
Tripodi: 1) Con questo stop alla casa del marinaio c’è il naufragio della città del porto?
2) Di chi sono le colpe di un’incompiuta di queste proporzioni?
Laruffa 1) Ci sono i margini per salvare qualcosa di questo progetto?
2) Come sono le sinergie tra Comune, Regione e Commissione Europea nell’ottica di riprogrammare alcuni interventi?

Risposte principali

Pantano:
1) Le difficoltà si sono palesate fin da subito, già nel 2009-2010 con il dialogo molto freddo tra i comuni di Rosarno, Gioia Tauro e San Ferdinando. La politica non trovava la quadra e anche la stessa scrittura dei progetti non aveva un respiro complessivo, ma si andava a premiare il particolare. Lo stesso investimento del centro dei marittimi a San Ferdinando è stata una forzatura, forse si poteva puntare su un’altra opera su qualcosa che servisse davvero ai tre comuni e che avesse a che fare con radici condivise.
2) Di certo la popolazione non è contenta. Soprattutto coloro i quali non credevano alla possibilità della Città del porto hanno avuto conferme e, al contrario i fan della conurbazione hanno assistito ad uno scempio. Sarà dura ricostruire la fiducia della popolazione locale, visto che soprattutto la politica è mal vista ed è accusata di ogni nefandezza.

Mercuri:
1) I dati parlano chiaro: l’opera è incompiuta nei fatti e anche dal punto di vista finanziario. Risultano pagati neppure 2 milioni di euro, e si tratta di meno di un quinto del budget destinato all’opera. L’ultimo aggiornamento è fermo al 2015. I numeri ci raccontano un fallimento anche perché l’intervento sarebbe dovuto essere pronto circa 7 anni fa, stando a ciò che il progetto prevedeva.
2) Una città, San Ferdinando, che potrebbe vivere di turismo, ma che presenta degli indici relativi ai flussi in entrata e ai soggiorni non in linea con le potenzialità. Un trend in calo anche prima della pandemia, quando la provincia di Reggio Calabria cresceva sotto questo profilo, per San Ferdinando iniziava il declino, che poi diventato pesante nella prima estate dopo la comparsa del virus.
Tripodi:
1) Se la città del porto fosse solo mettere insieme tre solitudini (Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando) avremmo già fallito. Io credo che ancora qualche speranza ancora ci sia. Bisogna ripartire con una visione di presente e di futuro condiviso, che poggi su basi solide come il porto di Gioia Tauro, ma anche su valori comuni come lo sviluppo locale, la legalità, la cura della collettività. Con un piano del genere, convinto e condiviso saremmo in grado di convincere Bruxelles ad investire di nuovo e meglio.
2) Nessuno può scansare le responsabilità. Tutti sono coinvolti, con diverso grado di errore. Ma accertati gli errori, le inefficienze, l’incuria, bisogna ripartire. La mia amministrazione ha tracciato un solco: si riparte dalla legalità, con la caserma dei Carabinieri qui, nel cuore del paese e nell’ex centro di accoglienza. Ma non solo, si riparte dai servizi, da tutto ciò che può far rinascere la comunità e le possa permettere di valorizzare le potenzialità nascoste. Il senso di questa sfida è stata colta anche dall’autorità di gestione del POR Calabria.
Laruffa
1) I margini ci sono, ma vi è stata la necessità di un cambio di programma. L’amministrazione si è assunta la responsabilità di utilizzare ciò che si poteva salvare, e cioè l’immobile già in piedi per trasformarlo in caserma dell’Arma dei Carabinieri. Un messaggio forte, di legalità e operatività. Ma insieme a questo ha bloccato e spostato i fondi già impegnati per accoglienza e servizi ai cittadini, e saranno messe in piedi quelle opere che permetteranno alla cittadinanza di avere punti di riferimento viari, servizi urbanistici degni di una città che vuole crescere.
2) Gli attori principali di questa programmazione si sono seduti attorno ad un tavolo con grande senso di responsabilità. Con Regione e Commissione abbiamo interloquito con chiarezza: è interesse di tutti salvare i fondi e mettere a frutto un programma europeo che aiuti la città a migliorare. Da queste premesse è scaturita la possibilità del riutilizzo delle somme e del cambio di alcune caratteristiche originarie del progetto, pur mantenendo inalterati i principi ispiratori. La sinergia, per ora, sta funzionando, dovremo essere bravi e veloci nel raddrizzare una situazione che sembrava compromessa per sempre.