REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
MAnagement and DEvelopment of INLANDs - Made in Land
Inviato il 6/03/2026 | Di TerrAlyze Team
Cosa abbiamo scoperto
Obiettivi del progetto Tweet
Il progetto europeo Made in Land è stato finanziato con i fondi del programma Italia Croazia. L'obiettivo era il rilancio, a lungo termine, del patrimonio naturale e culturale delle aree interne. Sviluppare nuove soluzioni per rendere accessibile l'entroterra attraverso una gestione integrata dei processi. Identificare le intersezioni tra le aree costiere e quelle interne e promuoverle, creando un approccio turistico sostenibile e accessibile. In questo modo dovevano essere migliorate le condizioni di vita della popolazione, creando nuove e migliori condizioni di accesso, aumentando le opportunità di sviluppo e lavoro. Con questo approccio si intendevano valorizzare le risorse interne con la rivitalizzazione delle comunità locali che avrebbero assunto un nuovo ruolo: diventare i nuovi guardiani e i nuovi gestori dei beni culturali e naturali del territorio.
Attività previste
L'attività specifica per il nostro paese è stata la realizzazione di un EcoMuseo Virtuale che mettesse in evidenza, attraverso la ricostruzione storica di avvenimenti e personaggi, il patrimonio culturale del territorio. Le attività sono iniziate nel 2019 e terminate nel 2023.
Origine del progetto
Il Comune di Riccia ha deciso di aderire in qualità di partner al progetto “Make natural and cultural heritage a leverage for sustainable and more balanced territorial development MADE IN-LAND” (Application ID: 10048184) che viene presentato nel 2017 nell'ambito del Programma Interreg V-A Italia – Croazia 2014/ 2020. Dopo l'approvazione del progetto ci sono state tutte una serie di delibere dell'uffcio tecnico e dell'uffcio amministrativo del Comune per l'iter burocratico necessario. La Determina Registro Generale 379 del responsabile del V Settore approva il Bando e il Capitolato d’Oneri relativi all’affidamento dell’attività di progettazione di un eco-museo virtuale ricompresa tra le attività 4.5 del Work Package 4 (WP4) del progetto MADE IN LAND, per l’importo di € 16.500,00 oltre IVA;
Avvia la RDO su Mercato elettronico della PA (c.d. MePA), ai sensi dell’art. 36, comma 2, lettera a) del D.Lgs. 50/2016, rivolta a 3 operatori economici abilitati al bando SERVIZI - SERVIZI PROFESSIONALI AL PATRIMONIO CULTURALE – CIG Z32288ADBE;
Nomina ai sensi dell’art. 31 del D.Lgs. n. 50/2016 e s.m.i., il Responsabile Unico del Procedimento (RUP)
Definisce il contratto è subordinato all’accertamento del possesso dei requisiti prescritti dall’art. 80 del D. Lgs. n. 50/2016 e s.m.i., nonché del possesso di tutti i requisiti di idoneità professionale e capacità tecnico-professionale ed economica finanziaria, autocertificati dall’operatore economico in sede di presentazione dell’offerta;
L'iter burocratico termina con varie determine del II e V settore che riguardano le liquidazioni delle fatture nel 2022
Soggetti Beneficiari
Essendo focalizzato non solo sugli "oggetti" ma sul territorio e sulla sua comunità, i beneficiari di un ecomuseo virtuale sono molteplici e molto eterogenei:
La comunità locale (residenti e cittadini): È il primo vero fruitore. L'ecomuseo virtuale serve a rafforzare il senso di appartenenza, a mantenere viva la memoria storica e a rendere i cittadini partecipanti attivi nella narrazione del proprio territorio.
Turisti e viaggiatori: può essere usato come strumento di promozione territoriale per pianificare una visita futura, scoprire percorsi insoliti, oppure per fare vero e proprio "turismo virtuale" comodamente da casa, esplorando a distanza luoghi, tradizioni e paesaggi.
Scuole, studenti e insegnanti: Rappresenta una risorsa didattica interattiva potentissima. Permette di organizzare gite scolastiche virtuali e di studiare la storia locale, la geografia, l'ecologia e le tradizioni attraverso mappe interattive e video.
Emigrati e discendenti (Turismo delle radici): È un ponte emotivo fondamentale per chi vive lontano ma vuole mantenere o riscoprire il legame con la terra d'origine dei propri genitori o nonni.
Ricercatori, accademici e professionisti: Storici, antropologi, urbanisti e guide turistiche possono usufruire di un archivio centralizzato e digitalizzato contenente documenti storici, registrazioni di dialetti locali, testimonianze orali e mappature del territorio.
Contesto
Il progetto agisce soprattutto sui bisogni delle aree interne :questi territori, pur essendo ricchissimi di risorse culturali, paesaggistiche e tradizioni, soffrono di una forte marginalizzazione. I bisogni primari in queste zone sono:
Arginare lo spopolamento e il declino economico: La fuga dei residenti verso le coste, i grandi centri urbani o all'estero, causa un progressivo abbandono del territorio e un aumento della disoccupazione locale.
Migliorare l'accessibilità e i servizi: C'è una grave carenza di infrastrutture, collegamenti fisici (trasporti) e servizi di accoglienza che impedisce a queste aree di inserirsi nei grandi circuiti turistici.
Recuperare il patrimonio abbandonato o invisibile: molte risorse naturali, storiche ed endogene (i cosiddetti "paesi invisibili") non sono pienamente sfruttate o rischiano di andare perdute per mancanza di cura e investimenti.
Altre strategie pubbliche messe in campo dal Comune di Riccia complementari a Made in Land sono:SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne) - Area Pilota "Fortore". All'interno di questa strategia, il progetto bandiera di Riccia è il "Borgo del Benessere".
La Silver Economy e la Salute: Il progetto si basa sull'idea di trasformare il paese in un modello di accoglienza e cura per la terza età
Progetti di Rigenerazione Urbana (Bandi Ministeriali/PNRR)
Avanzamento
Tutte le attività del progetto inerente in territorio di Riccia sono state concluse. Da un punto di vista burocratico la fine viene evidenziata dalle delibere dei settori II e V del 2022 del Comune che riguardano la liquidazione delle fatture ai soggetti coinvolti nella realizzazione dell'Ecomuseo virtuale. Anche le einterviste realizzate con il vicepresidente della società Just Mo, che si è occupata dell'allestimento del museo, e con il dott. Santoriello (all'epoca della realizzazione del progetto consigliere comunale con delega alla cultura) hanno confermato la completa realizzazione delle attività previste. La prova tangibile è stata la nostra visita di monitoraggio presso il castello di Riccia dove è allestito il Museo.
Risultati
Da un punto di vista analitico, basato sui documenti di chiusura (delibere comunali di liquidazione di fondi per la realizzazione delle attività) e sui report istituzionali, il progetto ha ottenuto risultati estremamente concreti distinguendosi per non essersi fermato alla sola pianificazione teorica. Durante la nostra visita di monitoraggio abbiamo constatato che è stato realizzato l'EcoMuseo Virtuale in tutte le sue sfaccettature e possiamo definire il suo allestimento efficace. Ciò che ci ha lasciato perplessi è il risultato del nostro questionario da dove si evince che poche persone, a Riccia, sono a conoscenza di questo progetto. Questa cosa ci ha fatto dedurre che le persone del posto sono molto legate a tradizioni centenarie e soprattutto legate a ricorrenze religiose ma poco inclini alla curiosità verso cose nuove. Affermiamo questa cosa perché nel nostro paese ci sono varie feste legate a ricorrenze religiose che non solo sono fortemente sentite dai riccesi ma attirano numerose persone dalle zone limitrofe e da fuori regione. Un altro problema che abbiamo rilevato è che il museo è fruibile per i visitatori solo contattando delle persone che svolgono attività di volontariato, non esite un contatto presso il comune. Chi arriva sul posto trova dei cartelli con dei numeri di telefono e deve contattare questi volontari (in realtà è solo uno il Dott. Santoriello che ha curato la realizzazione del museo fin dalla sua nascita). Altro elemento, per noi negativo, è stato il fatto che il castello presso il quale è ubicato viene anche concesso dal Comune per altre attività e chi ne ususfruisce spesso non harispetto per le istallazioni museali. Tra gli obiettivi del progetto c'era quello di portare un certo miglioramento economico nella zona ma, sinceramente, niente di tutto questo si è avverato. nella nostra intervista con il dott. Santoriello abbiamo scoperto che c'è stato un incremento di turisti( circa il 30%) ma visitano solo il centro storico e sono turisti di un giorno. Di conseguenza le attività collegate al turismo stesso traggono poco profitto da questa situazione.
Punti di debolezza
Per quanto riguarda la progettazione, attuazione del progetto possiamo esprimere un giudizio positivo. Ma ci sono vari aspetti negativi sulla gestione di quanto realizzato:
- nostante abbia una pagina web, il museo è poco conosciuto soprattutto dagli abitanti del posto. Anche molti di noi studenti lo hanno scoperto tramite la nostra indagine,
- non ci sono persone predisposte alla sua apertura e conservazione designate dal Comune o altro ente preposto. Di conseguenza , bisogna arrivare sul posto e contattare chi viene ad aprirlo oppure, se si hanno conoscenze, fare tutto un giro di telefonate per avere il recapito di questa persona,
- durante la visita di monitoraggio ci siamo resi conto che , nonostante ci siano attrezzature sofisticate per la proiezione di documenti, il luogo non è proprio ideale in quanto estremamente umido e, attraversando un cunicolo che collega due sale, abbiamo visto una piccola pozzanghera di acqua,
- non ha portato tutti i benefici economici prospettati: c'è stato un incremento dei visitatori ma sono same-day visitors, non utilizzano strutture ricettive e la loro permanenza è inferiore alle 24.
- il museo non viene pubblicizzato adeguatamente.
Punti di forza
La progettazione è stata puntuale ed efficace infatti ha ricevuto i fondi richiesti. esaminando anche le Delibere dei vari Settori comunali abbiamo rilevato una certa precisione e celerità nel lavoro scolto. La nostra visita di monitoraggio ha rivelato un allestimento museale efficace, bello esteticamente e facilmente fruibile nonostante si trovi nei resti di un castello della fine del 1200. Bella e accattivante è anche la pagina web che presenta un tour virtuale del museo, personaggi storici che narrano la loro storia intrecciata a quella di Riccia, un cantastorie e un gioco dell'oca a tema. Da rilevare anche la segnaletica turistica interattiva che attraversa tutto il centro storico del paese.
Rischi
Crediamo che il progetto abbia già perso parte della sua efficacia. Ciò è dovuto alla poca pubblicizzazione e, di conseguenza, non attira molti turisti. Non è curato il luogo dove è collocato e i suoi allestimenti potrebbero perdere la loro funzionalità in breve tempo. Non è supportato da chi usufruisce dei luoghi dove si trova e svolge altre attività. Durante la nostra visita di monitoraggio abbiamo visto pannelli con viti a terra e display sporchi perchè spostati ma anche con tracce di umidità.
Soluzioni e Idee
La cosa più importante da fare è migliorare le condizioni del luogo dove è ospitato il museo, renderlo fruibile più facilmente con persone dedicate coinvolgendo associazioni di volontariato del posto (sappiamo che i Comuni non hanno tanti fondi a disposizione). Legarlo alle altre manifestazioni più conosciute e che attirano persone anche da altre regioni. Ma, forse, la cosa più importante è Connettere il Virtuale all'Economia Reale (Approccio Phygital). potrebbe diventare anche una vetrina dell'Artigianato/Agricoltura. Essere ospitato sulla pubblicità dei luoghi di ricezione alberghiera e ristorazione. Si potrebbe anche creare un Passaporto Digitale del viaggiatore dove vengono inseriti dei timbri che danno degli sconti nelle botteghe locali.
Metodo di indagine
Come sono state raccolte le informazioni?
- Raccolta di informazioni via web
- Visita diretta documentata da foto e video
- Intervista con i soggetti che hanno programmato l'intervento (soggetto programmatore)
- Intervista con i soggetti che hanno o stanno attuando l'intervento (attuatore o realizzatore)
Le persone che abbiamo intervistato sono il dott. Antorni Santoriello che è all'epoca del progetto era consigliere comunale con delega alla Cultura del Comune di Riccia che si è definito controllore della stesura e realizzazione del progetto e che ancora oggi, senza nessun compenso, accoglie i visitatori. Abbiamo intervistato il dott. Michele Fratino, vice presidente dell'impresa culturale e creativa JustMo che ha curato l'allestimento del Museo. Abbiamo anche inviato un questionario al responsabile del GAL Molise che ha curato, con gli altri partner, la stesura del progetto ma non abbiamo avuto risposta. Il Gruppo di Azione Locale (GAL) Molise è una società consortile a responsabilità limitata con lo scopo di ideare, attuare e gestire iniziative nell’ambito dello sviluppo locale, costituito da un partenariato pubblico-privato. infine, abbiamo redatto un questionario da sottoporre agli abitanti di Riccia. Lo abbiamo diffuso via social e tramite messaggistica istantanea ma rispetto al numero di persone raggiunte sono state poche quelle che ci hanno risposto.
Domande principali
MARTINA: Com'è nata l’associazione JustMo?
MICHELE FRATINO: Intanto, JustMo non è un'associazione ma un'impresa culturale e creativa. È nata nel 2018 dall'unione di cinque persone (io e altri quattro soci) che provenivano dal mondo dell'associazionismo o che operavano come liberi professionisti in vari ambiti culturali. A un certo punto abbiamo deciso di unire le forze e di costituire una cooperativa, uscendo così dalla dinamica dell'associazione per abbracciare l'obiettivo di creare una vera e propria impresa. Il nome deriva dall'unione di just (che in inglese richiama l'idea di velocità e immediatezza) e Mo (per Molise). Allo stesso tempo, si può leggere anche in dialetto (iustmo), assumendo un significato simile. Ci piaceva questa ambivalenza perché, pur essendo fortemente radicati e facendo base in Molise, lavoriamo in tutta Italia e all'estero, quindi volevamo che il nome riflettesse entrambi gli aspetti.
La domanda è stata rivolta al dott. Michele Fratino, vice presidente dell'impresa culturale e creativa JustMo
MARTINA: Passiamo ora a qualche domanda inerente al ruolo di JustMo nel progetto Made in Land. Com'è partita questa collaborazione con il Comune di Riccia?
MICHELE FRATINO: JustMo ha partecipato a una gara indetta dal Comune di Riccia per l'affidamento di alcuni lavori legati al progetto Made in Land. L'incarico consisteva nel realizzare un ecomuseo virtuale, un'operazione piuttosto complessa. La parola stessa "ecomuseo" può ingannare: non si tratta di un museo tradizionale, ma di un insieme di elementi, materiali e immateriali, che caratterizzano un territorio e le sue azioni. L'idea era quindi quella di raccogliere questi elementi e tradurli in chiave virtuale. Abbiamo vinto la gara proponendo un sistema ecomuseale incentrato sulla storia della nobile famiglia dei De Capua, che ha profondamente segnato questi territori. Attraverso le vicende di questa famiglia abbiamo voluto raccontare Riccia, coinvolgendo attivamente la comunità locale dell'area interna. Gli abitanti sono diventati così protagonisti, attori e guide del progetto, raccontando i propri luoghi del cuore. Non si tratta necessariamente di luoghi d'arte o di architettura, ma anche di spazi legati al vissuto quotidiano: una strada, una panchina, una fontana. Il progetto abbraccia quindi i luoghi storici di Riccia e dintorni, si estende fino alla costa a Termoli, e da lì prosegue oltre l'Adriatico, fino in Croazia.
La domanda è stata rivolta al dott. Michele Fratino, vice presidente dell'impresa culturale e creativa JustMo
Risposte principali
CHIARA: Ci può spiegare brevemente la natura del progetto? In cosa consiste?
ANTONIO SANTORIELLO: Il progetto era molto articolato perché inserito in un programma più vasto, Made in Land, con una sottomisura che coinvolgeva il Comune di Riccia insieme ad altri comuni delle Marche, dell'Emilia-Romagna e anche della Croazia. Per quanto riguarda la parte relativa a Riccia, è stato sviluppato un progetto di carattere storico e culturale: si è partiti da qui, ma nell'esecuzione ha investito tutta l'area del Molise, o perlomeno i territori che avevano avuto come feudatari la famiglia De Capua. Questa famiglia è stata feudataria di Riccia dal 1285 al 1792, e quello di Riccia è stato il loro primo feudo. Negli anni successivi la loro influenza si è estesa a tantissimi comuni molisani, arrivando a possederne ben 41 nel Cinquecento. Partendo da Riccia, quindi, si è creato un percorso di natura sociale, ambientale, artistica e culturale che ha coinvolto tutti i loro antichi feudi.
La domanda è rivolta al dott. Santoriello ex consigliere comunale con delega alla cultura e curatore del progetto
CHIARA: Il progetto aveva inoltre un obiettivo ambizioso: lo sviluppo economico e territoriale delle aree interne. Secondo lei è stato raggiunto? Se sì, in che misura? Se no, perché?
ANTONIO SANTORIELLO: Non parlerei propriamente di sviluppo economico o territoriale. Per quanto riguarda la nostra misura, dovremmo parlare piuttosto di sviluppo culturale e di manutenzione della memoria delle aree interne. Questa ricerca, e l'applicazione pratica che ne è seguita, ha consentito agli abitanti dei luoghi in cui la famiglia De Capua aveva vissuto o governato di riconsiderare quel periodo storico. Ha permesso di comprendere quale fosse la natura del rapporto tra il feudatario e la popolazione. Sotto questo aspetto c'è stato sicuramente un forte impatto di natura sociale e culturale.
La domanda è rivolta al dott. Santoriello ex consigliere comunale con delega alla cultura e curatore del progetto