REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
Ospedale di Comunità Siena - Ristrutturazione ex Padiglione Chiarugi

Inviato il 21/04/2026 | Di Gruppo San Niccolò (Aurora Cicero, Anastasia Franco, Flora Krasniqi, Emma Rossi - Università di Siena)

Cosa abbiamo scoperto

Obiettivi del progetto

Creazione di un Ospedale di Comunità con 20 posti letto, ripartiti in 10 posti per le cure palliative nell'hospice e 10 posti per le cure intermedie. L’obiettivo è rafforzare l’assistenza sanitaria territoriale accogliendo pazienti clinicamente stabilizzati (che quindi non necessitano di ricovero ospedaliero per condizioni acute, cioè situazioni cliniche urgenti o che richiedono cure intensive) ma che, per le loro condizioni di fragilità, hanno comunque bisogno di assistenza infermieristica continuativa e monitoraggio medico periodico.
L'intervento mira inoltre a riorganizzare la rete dell'assistenza attraverso il trasferimento delle funzioni dell'Ospedale di Comunità in una nuova sede pubblica, situata all’ingresso del centro storico, con l'obiettivo di rendere più efficiente l'utilizzo delle risorse.

Attività previste

Ristrutturazione integrale e restauro di un edificio storico sottoposto a vincoli architettonici. Il piano primo ospiterà il modulo delle cure intermedie, il piano secondo accoglierà l'hospice, mentre il piano terra sarà destinato ai servizi comuni e all'accoglienza. Il piano seminterrato manterrà la funzione di autorimessa aziendale. Sono previsti interventi strutturali profondi e l'installazione di impianti speciali indispensabili per la gestione sanitaria, come le reti per i gas medicali e il cablaggio in fibra ottica. La scadenza per il completamento delle opere è fissata al 30 giugno 2026.


Origine del progetto

Il progetto nasce nell’ambito della programmazione sanitaria territoriale avviata dall’Azienda USL Toscana Sud Est nel 2017. Il primo atto amministrativo rilevante risale al 27 dicembre 2017, con l’avvio della procedura per l’affidamento della progettazione. All’inizio del 2018 è stato pubblicato il bando sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea per la selezione dei professionisti tecnici. Il passaggio operativo cruciale è avvenuto con la Determina n. 596 del 9 marzo 2021, con la quale è stata indetta la gara per i lavori, aggiudicati nel marzo 2022 al Consorzio CME. L'intervento è stato successivamente inserito nella Missione 6 – Salute del PNRR, ottenendo un finanziamento iniziale di 2,47 milioni di euro e assumendo il carattere di intervento strategico nazionale da completare entro il 30 giugno 2026.
La progettazione è stata sviluppata dall’Azienda USL Toscana Sud Est sotto il coordinamento del Responsabile Unico del Progetto (RUP), Ing. Alessandro Frati, con il coinvolgimento della Soprintendenza per gli aspetti relativi alla tutela del valore storico del Padiglione Chiarugi.

Soggetti Beneficiari

Persone con bisogni di cure intermedie o palliative, in particolare anziani, pazienti cronici, persone fragili e malati non curabili in fase avanzata di malattia residenti nell'area senese.

Contesto

Il progetto risponde alla necessità di potenziare l’assistenza sanitaria territoriale nell’area senese, caratterizzata da bisogni crescenti legati alla gestione delle cronicità e alle cure palliative per pazienti che non necessitano di ospedalizzazione intensiva. L’intervento nasce dall’analisi di un bisogno reale, rappresentato dalla carenza strutturale di posti letto per le cure intermedie, per l’hospice e per l’assistenza ai pazienti non acuti, a fronte della presenza di un unico presidio con queste funzioni nell’area senese, il Campansi (ASP), situato nel centro storico, che rimarrà comunque attivo sul territorio per altre attività. La scelta del Padiglione Chiarugi è derivata dalla convergenza di tre fattori: la proprietà pubblica dell’immobile, la disponibilità di finanziamenti post-Covid (PNRR e art. 20 Legge 67/1988) e la necessità di recuperare un edificio storico altrimenti destinato al degrado.
Come ha spiegato in un’intervista il Dott. Francesco Ghelardi, Dirigente dei Servizi alla persona e Istruzione del Comune di Siena, era stata considerata l’ipotesi di intervenire su una ex RSA privata e su altri stabili del centro storico. L’individuazione del Padiglione Chiarugi è dipesa non solo da valutazioni economiche (la proprietà pubblica dell’immobile), ma anche dalla necessità di rispettare gli standard strutturali e organizzativi richiesti dalla normativa sanitaria, difficilmente raggiungibili attraverso il recupero di edifici per uso residenziale privato.
Il progetto si inserisce inoltre in una più ampia strategia di recupero e rifunzionalizzazione dell’ex complesso storico di San Niccolò. Ne fa parte anche il vicino Padiglione Kraepelin, oggetto di un precedente intervento di recupero e oggi sede del Centro di Salute Mentale (CSM) e dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Il Chiarugi e il Kraepelin, insieme, contribuiscono alla realizzazione di un distretto integrato della salute, valorizzando il patrimonio edilizio esistente senza ulteriore consumo di suolo.
Nell'ambito della Missione 6 – Salute del PNRR, il progetto si colloca nella misura "Rafforzamento dell'assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture (Ospedali di Comunità)" e si allinea alle strategie della Regione Toscana per il potenziamento dell'assistenza sanitaria territoriale e la valorizzazione del patrimonio storico-monumentale, favorendo il recupero di edifici storici vincolati quali risorse attive per il benessere della collettività.

Avanzamento

Durante il monitoraggio, condotto nel maggio 2026, il progetto era in fase avanzata di realizzazione, ma presentava ritardi significativi rispetto al cronoprogramma iniziale. Nel corso dell'intervista del 20 maggio 2026, il RUP Ing. Alessandro Frati ha confermato che il cantiere era ancora attivo e che erano in corso il completamento degli impianti tecnologici e le ultime lavorazioni edilizie.
Secondo il RUP, i ritardi sono riconducibili principalmente a due fattori: i vincoli del restauro dell’edificio storico, che hanno comportato l'emersione di criticità strutturali e la necessità di introdurre varianti progettuali, e le criticità del mercato, legate alle difficoltà di approvvigionamento dei materiali, in particolare infissi e componenti impiantistiche, nonché al reperimento di maestranze specializzate e subappaltatori. I documenti di gara evidenziano inoltre una forte complessità operativa legata al vincolo di garantire la continuità sanitaria: essendo l'edificio parzialmente occupato da uffici e servizi territoriali attivi, l’esecuzione dei lavori ha imposto fasi successive e alternate, con continui sfasamenti temporali dovuti ai traslochi del personale.
Per recuperare il ritardo è stato predisposto un nuovo cronoprogramma e l’impresa ha aumentato significativamente il personale presente in cantiere. Il RUP ha tuttavia espresso preoccupazione circa la possibilità di rispettare integralmente la scadenza del 30 giugno 2026 prevista per gli interventi finanziati dal PNRR.
I maggiori costi emersi durante l'esecuzione dei lavori hanno richiesto che il budget del PNRR fosse integrato con altre fonti di finanziamento pubblico. Come chiarito dal RUP, l'importo iniziale di 2,47 milioni di euro, interamente coperto dal PNRR e definito sulla base dei parametri nazionali AGENAS del 2022 relativi ai costi standard al metro quadrato, si è rivelato insufficiente a coprire il costo effettivo dell'intervento. È stato pertanto necessario reperire ulteriori risorse pubbliche per 728,99 mila euro, portando il finanziamento complessivo a 3,20 milioni di euro. L’incremento dei costi è stato determinato dalle modifiche progettuali introdotte nel corso del recupero del Padiglione Chiarugi. In particolare, durante il risanamento del piano terra, la demolizione della pavimentazione ha evidenziato criticità strutturali impreviste, rendendo necessario l'inserimento di elementi di supporto per garantire la capacità portante dell’edificio. Inoltre, sulla copertura è emerso un degrado delle strutture lignee più grave del previsto, che ha richiesto la sostituzione delle travi anziché il loro consolidamento. L'Azienda USL ha integrato il budget attraverso finanziamenti regionali e il ricorso a mutui aziendali, destinati a coprire i maggiori oneri derivanti dalle varianti progettuali, dai rincari dei materiali e dalle spese non finanziate dal PNRR, tra cui l'acquisto degli arredi e l'allestimento delle tecnologie elettromedicali.
Oltre agli aspetti tecnici e finanziari, il monitoraggio ha permesso di approfondire anche il grado di coinvolgimento della cittadinanza nel processo che ha portato al progetto. La progettazione è stata gestita su un piano essenzialmente tecnico-istituzionale: dalla documentazione esaminata e dalle interviste condotte non emergono forme strutturate di coinvolgimento della cittadinanza, né momenti di consultazione, co-progettazione o confronto pubblico con i residenti e le associazioni del territorio. Dalle interviste emerge inoltre che, pur in presenza di organismi consultivi quali il Comitato di Partecipazione e la Consulta del Terzo Settore, una campagna informativa specificamente dedicata al nuovo Ospedale di Comunità sarà avviata solo dopo la conclusione dei lavori.

Risultati

Essendo ancora in fase di costruzione, la struttura non è operativa e non ha ancora erogato servizi né prodotto risultati concreti misurabili in termini di assistenza. Tuttavia, il monitoraggio ha evidenziato alcuni risultati già conseguiti nella fase di realizzazione del progetto e ha consentito di comprendere meglio le principali caratteristiche del futuro funzionamento dell’Ospedale di Comunità.
Dal punto di vista infrastrutturale, l’intervento sta consentendo il recupero e la valorizzazione del Padiglione Chiarugi dell’ex complesso psichiatrico San Niccolò, edificio di particolare rilevanza per la città di Siena, così contribuendo alla riqualificazione di un’area urbana di pregio storico e culturale.
Sul piano sanitario, tra i risultati attesi, l’Ospedale di Comunità è destinato a rappresentare un tassello importante della riorganizzazione territoriale prevista dal PNRR e dalla programmazione regionale toscana. Come illustrato dal Direttore della Zona Distretto Senese, Dott. Lorenzo Baragatti, la nuova struttura contribuirà a decongestionare il presidio ospedaliero "Le Scotte" (che si trova nella prima periferia della città), favorendo dimissioni più tempestive dei pazienti clinicamente stabilizzati verso un contesto dedicato alle cure intermedie e palliative. Questo assetto dovrebbe favorire il recupero funzionale dei pazienti fragili e garantire una presa in carico più vicina ai bisogni delle persone assistite e delle loro famiglie.
Il nuovo modello organizzativo dovrà inoltre garantire maggiore flessibilità nell'accesso e nella presa in carico dei pazienti: il ricovero non avverrà esclusivamente a seguito di dimissione ospedaliera, ma potrà essere attivato anche direttamente dal domicilio del paziente, previa valutazione della Centrale Operativa Territoriale (COT), che ne verificherà l'idoneità al ricovero presso la struttura. La degenza è prevista per un massimo di 20 giorni, estendibile fino a 30, al termine dei quali il paziente rientrerà al proprio domicilio o verrà indirizzato verso altre strutture. La struttura è inoltre pensata come luogo aperto ai familiari, coinvolti fin dalla fase di pianificazione dell’assistenza alla persona.
Con riferimento alla capacità ricettiva, la struttura accoglierà inizialmente i 12 posti letto di cure intermedie attualmente gestiti al Campansi (ASP), per poi ampliarsi a 20 posti nell'ambito del PNRR e arrivare fino a 30 a regime. Di conseguenza, la dotazione di personale necessaria è già stata definita sulla base dei parametri ministeriali: per moduli da 15-20 posti letto sono previsti circa 7-11 infermieri e 8 OSS.
Secondo il Dott. Baragatti, una quota del personale già attivo presso il Campansi sarà trasferita dall'ASL mentre, per far fronte all'ampliamento, l'ASL ha già deliberato e avviato le procedure di nuova assunzione. Diversa è invece la situazione del personale medico. Il modello infatti prevede che siano i medici di medicina generale a seguire i propri pazienti stabilizzati durante il ricovero presso la struttura. Il Dott. Ghelardi del Comune di Siena ha evidenziato una possibile criticità a riguardo: i medici di medicina generale operanti nel territorio senese sono già gravati da un elevato carico di lavoro e assistono un numero molto elevato di pazienti. Questa situazione potrebbe rendere più complessa l'erogazione dell'assistenza all'interno dell'Ospedale di Comunità, con possibili ripercussioni sulla qualità del servizio.

Punti di debolezza

Ritardi nell'avanzamento dei lavori rispetto alla programmazione iniziale, dovuti principalmente alla complessità del recupero del Padiglione Chiarugi, edificio sottoposto a vincoli architettonici.
Necessità di risorse finanziarie aggiuntive rispetto ai fondi inizialmente previsti dal PNRR, per coprire varianti progettuali, rincari di materiali, arredi e attrezzature.
Limitato coinvolgimento della cittadinanza nella fase progettuale, accompagnato da una comunicazione pubblica sul funzionamento e sulle modalità di accesso alla struttura prevista solo a conclusione dei lavori.
Persistenza di criticità organizzative legate alla disponibilità del personale necessario al funzionamento a regime della struttura, con particolare riferimento al personale medico.
Problemi di accessibilità fisica della struttura, dovuti alla presenza di un unico accesso storico, le cui dimensioni ridotte potrebbero risultare inadeguate a gestire i futuri flussi di ambulanze, utenti e visitatori, rendendo necessari ulteriori interventi sulla viabilità e determinando possibili ripercussioni anche sul Polo universitario, a causa dell'aumento degli accessi di auto e pedoni.

Punti di forza

Recupero e valorizzazione del Padiglione Chiarugi, edificio storico di grande rilevanza per la città di Siena, reinserito in un sistema sanitario urbano e attivo, coniugando la tutela del patrimonio architettonico con l'innovazione dei servizi sanitari.
Localizzazione strategica della struttura in un’area storicamente vocata alla sanità e già integrata con altri servizi territoriali (Centro di Salute Mentale, 118 e continuità assistenziale), favorendo la continuità funzionale della rete assistenziale.
Rafforzamento della rete territoriale prevista dal PNRR e dal DM 77/2022, con il potenziale alleggerimento della pressione sugli ospedali per acuti attraverso la presa in carico di pazienti fragili, anziani e cronici stabilizzati.
Inserimento dell'intervento in una più ampia strategia di riqualificazione dell'area dell'ex ospedale psichiatrico San Niccolò, di cui rappresenta un tassello significativo.
Esperienza consolidata della Regione Toscana nell’'attivazione e nella gestione degli Ospedali di Comunità, già operativi da anni sul territorio regionale, quale elemento favorevole alla futura attuazione del progetto.

Rischi

Il principale rischio per il progetto riguarda il mancato completamento dell’intervento nei tempi previsti dal PNRR e le possibili conseguenze sul finanziamento. A seguito di un ulteriore contatto con il RUP, in data 6 luglio 2026, è stato confermato che i lavori risultavano ancora non conclusi, come già lasciava prevedere lo stato del cantiere rilevato durante il monitoraggio. Nonostante la significativa accelerazione registrata negli ultimi mesi, l'avanzamento dell'opera si attestava a circa il 50%.
Al momento della richiesta di aggiornamenti (6 luglio 2026), l'Azienda USL Toscana Sud Est non aveva ricevuto comunicazioni né dal Ministero né dalla Regione Toscana in merito alle conseguenze del mancato rispetto della scadenza prevista. Non è stato pertanto possibile stabilire se sarà concessa una proroga tecnica, se verrà prevista una rimodulazione del finanziamento o se sussista il rischio di riduzione o perdita delle risorse destinate al progetto. Anche le nuove tempistiche di conclusione restano da definire, poiché l'Azienda è in attesa di una revisione del cronoprogramma da parte dell’impresa esecutrice.
Qualora il progetto venga completato e la struttura entri in funzione, emergeranno ulteriori profili di rischio di natura organizzativa e gestionale. Tra questi, vi è la possibilità che il potenziale dell'Ospedale di Comunità non venga pienamente valorizzato se la cittadinanza non riceverà un'adeguata informazione sulle modalità di accesso ai nuovi servizi territoriali. Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dalla persistente carenza di personale sanitario a livello nazionale, che potrebbe incidere sulla piena operatività della struttura. Sarà inoltre opportuno monitorare gli effetti derivanti dalla coesistenza, all’interno dello stesso complesso, di servizi assistenziali con finalità differenti, quali le cure intermedie e l'hospice. Merita infine attenzione l’attuale configurazione degli accessi all’area di San Niccolò, che potrebbe rivelarsi insufficiente a sostenere i futuri flussi di utenti, visitatori e mezzi di servizio, rendendo necessari ulteriori interventi sulla viabilità e sull’organizzazione della mobilità.

Soluzioni e Idee

Rafforzare il monitoraggio pubblico sul rispetto del cronoprogramma, pubblicando aggiornamenti periodici sullo stato di avanzamento dei lavori e garantendo la massima trasparenza sull’evoluzione del progetto.
Promuovere campagne informative rivolte alla cittadinanza, alle associazioni e al terzo settore, illustrando il funzionamento dell'Ospedale di Comunità, le modalità di accesso ai servizi e il ruolo della struttura nella rete territoriale.
Accompagnare l’attivazione della struttura con una verifica dell’accessibilità dell’area di San Niccolò, valutando l’adeguatezza della viabilità, dei parcheggi e dei collegamenti con il trasporto pubblico rispetto ai futuri flussi di utenti e visitatori.
Proseguire il monitoraggio anche dopo l’attivazione dell'Ospedale di Comunità, verificando il funzionamento dei percorsi di accesso, l’integrazione con i servizi territoriali e le eventuali criticità segnalate da utenti e operatori, attraverso il coinvolgimento attivo di cittadini, associazioni e comitati territoriali e la pubblicazione periodica dei risultati del monitoraggio, al fine di favorire il miglioramento continuo dell'organizzazione dei servizi.

Metodo di indagine

Come sono state raccolte le informazioni?

  • Raccolta di informazioni via web
  • Visita diretta documentata da foto e video
  • Intervista con i soggetti che hanno programmato l'intervento (soggetto programmatore)
  • Intervista con i soggetti che hanno o stanno attuando l'intervento (attuatore o realizzatore)

Ing. Alessandro Frati – Responsabile Unico del Progetto (RUP), Azienda USL Toscana Sud Est. Ruolo: Responsabile della gestione tecnica, dell'appalto e della direzione dei lavori di ristrutturazione del cantiere.
Dott. Lorenzo Baragatti – Direttore Zona Distretto Senese, Azienda USL Toscana Sud Est. Ruolo: Responsabile della programmazione sanitaria territoriale e della futura organizzazione funzionale dell'Ospedale di Comunità.
Dott. Francesco Ghelardi – Dirigente dei servizi alla persona ed istruzione del Comune di Siena (ed ex-dirigente dell’Azienda USL Toscana Sud Est). Ruolo: Soggetto a conoscenza del contesto di riferimento del progetto e delle valutazioni amministrative sulle localizzazioni sanitarie alternative.

Domande principali

DOMANDA 1. Qual è lo stato attuale dei lavori e quali criticità hanno influenzato il rispetto delle scadenze previste? (Ing. Alessandro Frati, RUP)
DOMANDA 2. Quali benefici porterà il nuovo Ospedale di Comunità ai cittadini e come verrà integrato nella rete sanitaria territoriale? (Dott. Lorenzo Baragatti, Direttore Zona Distretto Senese)

Risposte principali

RISPOSTA 1 (sintesi): L'ingegnere Frati ha spiegato in modo dettagliato che il cantiere si trova in una fase avanzata ma ha subito rallentamenti significativi a causa di fattori concomitanti: difficoltà nell'approvvigionamento dei materiali edili e impiantistici, carenza generalizzata di manodopera specializzata e subappaltatori, e imprevisti di natura strutturale emersi durante i saggi sul corpo dell'edificio storico vincolato. Ha confermato che è stato predisposto un piano di recupero con l'aumento degli operai per tentare di centrare la scadenza del PNRR.
RISPOSTA 2 (sintesi): Il Dott. Baragatti ha evidenziato che l'Ospedale di Comunità colmerà un vuoto assistenziale assistendo pazienti fragili e cronici stabilizzati in un contesto più idoneo rispetto ai reparti per acuti delle "Scotte". Ha aggiunto un elemento chiave: l'accesso avverrà sia da dimissione protetta sia direttamente dal domicilio, previa e indispensabile valutazione di idoneità clinica da parte della Centrale Operativa Territoriale (COT) per sostenere le famiglie.