REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
C.A.R.E., Sostegno comunitario alla resilienza degli ecosistemi sociali e sanitari

Inviato il 21/05/2026 | Di Gruppo di Ricerca C.A.R.E. - Laboratorio “Politiche di coesione europee e strategie di comunicazione dei territori”

Cosa abbiamo scoperto

Obiettivi del progetto

Il progetto mira a migliorare l'accesso ai servizi socio-sanitari nelle aree rurali e montane caratterizzate da insediamenti sparsi e carenza di professionisti della salute, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili: anziani e giovani.
Il progetto adotta una visione integrata dell’ambiente di vita della persona e della malattia nelle sue dimensioni fisiche, psicologiche e sociali. Il volontariato è riconosciuto come terzo pilastro del sistema locale, accanto al pubblico e al privato.
In una prospettiva transfrontaliera Italia-Francia, i partner costruiscono una base di conoscenza comune dei bisogni sanitari e locali (il cosiddetto "profilo sanitario transfrontaliero") per sviluppare risposte condivise su tre livelli:
1) Prevenzione — promozione della salute, sportelli comunitari, attività fisiche
2) Gestione — modelli e protocolli condivisi per un sistema più proattivo che reattivo
3) Gestione post-emergenza — sostegno sociale nei casi in cui l'emergenza sanitaria è chiusa ma quella sociale no.

Un ruolo centrale è poi riservato ai giovani, coinvolti sia professionalmente, tramite un aiuto ad inserirsi nel mercato del lavoro dedicato a giovani studenti di medicina e professioni socio-sanitarie; che come soggetti attivi in grado di influenzare le decisioni e contribuire allo sviluppo dell'ecosistema locale, attraverso un gruppo transfrontaliero permanente che, insieme al Consiglio Interreg ALCOTRA dei giovani, i servizi per la gioventù sul territorio dei due paesi e col supporto di professionisti, possa diventare parte attiva nella costruzione delle politiche territoriali.

Attività previste

- Rafforzamento del sistema di prevenzione e sviluppo dell’assistenza di base di prossimità:
Attivazione di sportelli territoriali per un servizio di tele-consulenza socio-sanitaria e definizione di protocolli di lavoro transfrontalieri. Definizione di un “Profilo di salute delle comunità transfrontaliere per identificare per tempo fabbisogni e fragilità specifici dei territori. Attività di formazione comune per potenziali volontari, e formazione di un toolkit didattico da parte delle cooperative sociali impegnate

- Azioni di promozione della salute, preservazione dell’autonomia, empowerment:
Sviluppo di un’offerta multi-servizi per un adeguato livello di autonomia dei soggetti più fragili, affinché non debbano abbandonare la propria abitazione e, in parallelo, definizione di schema di coordinamento di forme di housing temporanei.
Elaborazione di un protocollo di promozione dell’attività fisica e di stili di vita appropriati, in particolare tramite il coinvolgimento attivo di giovani e anziani per aumentare il loro benessere e ridurre il senso di isolamento

- Comunicazione:
Definizione di un kit di comunicazione e promozione del territorio relativo alle professioni sanitarie e, con la collaborazione dei professionisti in questo campo già presenti, di un kit di accoglienza per i medici disponibili ad inserirsi in nuovi ambiti territoriali.
Creazione di una banca dati transfrontaliera per la ricerca oltre confine delle professionalità mancanti.

Origine del progetto

L’origine del progetto C.A.R.E. è duplice e può essere analizzata su due livelli. Sotto il profilo istituzionale, il progetto si inserisce nell’ambito del programma europeo di cooperazione transfrontaliera Interreg ALCOTRA 2021–2027. Sotto il profilo progettuale, invece, CARE non costituisce un’iniziativa autonoma, bensì rappresenta la prosecuzione e l’evoluzione del progetto SociaLab (PITER GRAIES LAB – ALCOTRA 2014–2020), il quale si era prefissato gli obiettivi di rafforzamento dell'offerta e della promozione dell'offerta di servizi socio-sanitari specifici in aree rurali e montane e lo sviluppo di un libro bianco sulle sperimentazioni implementate per combinare le metodologie e valutarne la trasferibilità.
CARE si fonda quindi su risultati e sperimentazioni già avviate nella precedente programmazione, ampliandone la portata e sviluppandone ulteriormente le potenzialità nel nuovo ciclo 2021–2027.

Soggetti Beneficiari

Il progetto prevede la divisione della popolazione in 4 fasce target:

Giovani:
- Trovare risposta al disagio sociale e migliorare il benessere nei territori rurali e montani, evitando che la popolazione giovani si sposti verso i centri urbani, aiutando giovani studenti ad inserirsi lavorativamente e promuovendo l'empowerment giovanile con un gruppo che possa diventare parte attiva nella costruzione delle politiche territoriali;
- Copertura solo parziale del target Under18, che è comunque toccato in particolare dall'attivazione del gruppo giovani, composto da ragazzi a partire dai 16 anni.

Popolazione generale, fino 65 anni:
- Beneficiaria generale: il miglioramento dell'offerta di servizi migliora benessere e qualità di vita per tutta la comunità.
- Il profilo di salute traccerà poi l'intera comunità, soffermandosi sulle fasce considerate più deboli o a rischio.

Anziani
- Lo svuotamento dalle aree rurali e montane a favore di quelle urbane implica che gli anziani siano spesso lontani dalle famiglie e non riescano a mantenere la loro autonomia per le carenze di una rete di prossimità a cui appoggiarsi. CARE mira quindi a migliorare l'assistenza di prossimità proprio per questo target group, più a rischio isolamento per patologie, solitudine e disagio sociale.

Professionisti di settore:
- Realizzazione di una rete di professionisti socio-sanitari transfrontalieri, in grado di collaborare, ma anche rispondere alle esigenze del territorio oltre confine qualora non fossero disponibili le competenze adeguate.

Contesto

L'area transfrontaliera di riferimento è stata ben definita nel dossier di candidatura del Progetto nel quadro del bando "Nuove Sfide", facente parte del prevalentemente rurale e montana, con poche nascite e un marcato invecchiamento della popolazione. In provincia di Torino l'indice di vecchiaia raggiunge 210,10 (un valore di 100 indica già più anziani che giovani) e l'indice di dipendenza degli over 65 sulla popolazione attiva è del 41,6%. In Savoia. il tasso di invecchiamento supera la media nazionale (87,8 contro 81,9), con l'area dell'Arlysère che registra il picco più alto (93,3).
A tale quadro si sovrappongono poi le conseguenze della pandemia, che ha evidenziato la fragilità dei sistemi sanitari nazionali e la scarsa attenzione all'assistenza di prossimità, causando al contempo nuove forme di disagio: ansia e depressione sono aumentate del 25%, soprattutto tra i giovani. Le malattie croniche, tra cui diabete, patologie cardiovascolari, Alzheimer, dipendenze, fragilità da isolamento, sono in crescita, e richiedono un'integrazione tra servizi ospedalieri, territoriali e sociali ancora largamente assente.
Il problema comune è legato a quello che in entrambi i Paesi viene definito "desertificazione socio-sanitaria": tali professioni soffrono di scarso ricambio generazionale e difficoltà di reclutamento, con ricadute dirette sulla qualità e continuità dell'assistenza. In Piemonte mancano almeno 100 medici di base nei 550 Comuni montani, i pediatri coprono in media 1.320 bambini ciascuno, e il PNRR ha previsto una sola Casa della Comunità per 131 Comuni delle aree interne, dove vivono oltre 76.000 persone. In Savoia si contano appena 11 medici di base ogni 100.000 abitanti, e l'Arlysère è già segnalata dall’Agenzia Regionale di Sanità come zona a rischio di ulteriore deterioramento.
In tale contesto emerge la necessità di un cambio di approccio: passare da un sistema che risponde all'emergenza a uno capace di anticipare il bisogno, investendo nell'assistenza di prossimità e nel coordinamento tra i diversi attori del territorio.
(I dati sopracitati sono stati estrapolati dal dossier di candidatura del progetto CARE, nel quadro del bando "Nuove Sfide" del Programma Interreg ALCOTRA)

Avanzamento

Attraverso le interviste svolte alle figure responsabili, abbiamo constatato che il progetto, avviato nel 2023 e con conclusione prevista nel 2026, si trova attualmente in una fase avanzata di realizzazione. In particolare, dal lato italiano, diversi obiettivi prefissati stanno progressivamente venendo raggiunti grazie alla collaborazione tra gli enti coinvolti.
Nel complesso, le testimonianze raccolte consentono di affermare che il progetto è in un buono stato di avanzamento e che più della metà delle attività previste risulta già realizzata. Nonostante alcune difficoltà comunicative, strutturali e burocratiche emerse durante il percorso, l’avanzamento del progetto sta proseguendo in modo costante e positivo, come specificato dai risultati evidenziati.

Risultati

I risultati del progetto monitorato mostrano, già nella fase attuale, effetti concreti e positivi sul territorio e sulla comunità locale, in particolare nell’ambito della prevenzione sanitaria e della promozione dell’invecchiamento sano e attivo. Le informazioni raccolte derivano principalmente dalle interviste (consultabili in allegato) condotte a varie persone facenti parte degli enti che hanno aderito a questo progetto, oltre che dall’analisi delle attività realizzate durante il monitoraggio.
Tra i risultati più significativi emerge la realizzazione della palestra a cielo aperto a Ivrea, pensata come spazio accessibile alla popolazione per incentivare il movimento, la socializzazione e stili di vita salutari. Questo intervento si collega direttamente agli obiettivi del progetto relativi alla prevenzione e al benessere della comunità.
Un altro risultato particolarmente rilevante riguarda l’introduzione e il rafforzamento della figura dell’infermiere di famiglia e comunità. Dalle interviste è emerso come questa figura di prossimità abbia avuto un impatto concreto sulla popolazione, soprattutto nel monitoraggio di persone fragili o anziane che precedentemente non erano seguite da alcun servizio sanitario, oppure lo erano solo in maniera parziale. Grazie al progetto CARE, queste persone vengono oggi monitorate più attentamente e coinvolte nei cosiddetti “circuiti della salute”, contribuendo così al raggiungimento dell’obiettivo dell’invecchiamento sano e attivo.
Dal punto di vista dell’efficacia, il progetto ha inoltre consentito l’attivazione di servizi di prossimità prima assenti sul territorio. In particolare, è stata sviluppata una casa di comunità in un’area montana e sono stati inseriti operatori sanitari di prossimità, come gli infermieri di famiglia e comunità, con l’obiettivo di lavorare nell’ambito della sanità di iniziativa, intercettando precocemente situazioni di fragilità e bisogni sanitari della popolazione. La figura dell’infermiere di famiglia e comunità risulta inoltre coerente con gli indirizzi previsti dal PNRR, anche se, come emerso dalle interviste, era già presente all’interno dell’azienda sanitaria prima dell’avvio del Piano.
Dal lato francese, inoltre, è stato organizzato un corso per volontari che, secondo quanto riportato durante le interviste, ha ottenuto risultati molto positivi. L’iniziativa è stata descritta come un successo, caratterizzato da una partecipazione crescente nel tempo e da un forte coinvolgimento della comunità locale.
Nonostante alcune difficoltà comunicative, strutturali e burocratiche emerse durante il percorso, il progetto risulta in una fase avanzata di realizzazione e sta producendo risultati considerati utili ed efficaci dagli stessi soggetti coinvolti nel monitoraggio.

Punti di debolezza

- Difficoltà di comunicazione tra gli enti italiani e quelli francesi, dovute alla differenze linguistiche e alle sfide date dal coordinamento di un progetto congiunto ma gestito in sedi così, relativamente, distanti.
- Differenze nel funzionamento dei sistemi sanitari trai i due paesi: cosa che, se da un lato promuove lo scambio di pratiche e culture di lavoro e gestione differenti, dall'altro rende più complicato il coordinamento e la ricerca di soluzioni condivisibili.
- Dipendenza dai finanziamenti degli enti che partecipano al bando.

Punti di forza

- Miglioramento dell’accesso alle cure per i cittadini che vivono nelle aree di confine.
- Rafforzamento della rete di cooperazione e coordinamento tra sistemi sanitari.
- Integrazione tra assistenza sanitaria e servizi sociali. Il progetto monitorato non si limita solo alla cura sanitaria in senso stretto, ma mira a integrare anche il contesto sociale nella cura e nella prevenzione.
- Rafforzamento della cooperazione istituzionale, generando un’agenda politica condivisa e superando la logica isolata delle singole gestioni nazionali.

Rischi

Uno dei principali rischi futuri del progetto è dato dalla mancanza di continuità: è infatti possibile che una volta concluso il bando si riducano le possibilità di coordinamento del lavoro tra le varie entità coinvolte: affinché ciò non avvenga, vi è la necessità che tutti gli attori coinvolti si impegnino nel mantenere la rete di collaborazione instaurata, non solo con i propri enti nazionali, ma anche con quelli transfrontalieri.
Vi è inoltre il rischio che, con la riduzione dei budget operativi dovuta alla fine del progetto, la stabilità dell'offerta di servizi socio-sanitari di prossimità possa andare a diminuire da un punto di vista quantitativo e qualitativo.

Soluzioni e Idee

Alla luce del nostro lavoro di ricerca relativo al progetto e dalle interviste condotte (consultabili in allegato), abbiamo evidenziati alcuni potenziali elementi da introdurre:
- Date le difficoltà burocratiche che numerosi enti hanno riscontrato nello svolgimento delle attività relative al progetto, si potrebbe immaginare l'attivazione di uno sportello di aiuto dedicato agli enti coinvolti, anche comune a tutti i progetti relativi all'area di riferimento ALCOTRA, che possa aiutare tali attori nella gestione delle attività di tipo burocratico (rendicontazione, compilazione, ecc).
- In ragione delle difficoltà di comunicazione tra le varie parti aderenti al progetto, si propone di incentivare l'implementazione nei canali di coordinamento tra soggetti transfrontalieri di figure di interpreti o strumenti di traduzione automatica, in modo da rendere la comunicazione più diretta e efficace.

Metodo di indagine

Come sono state raccolte le informazioni?

  • Raccolta di informazioni via web
  • Intervista con l'Autorità di Gestione del Programma
  • Intervista con i soggetti che hanno programmato l'intervento (soggetto programmatore)
  • Intervista con gli utenti/beneficiari dell'intervento
  • Intervista con i soggetti che hanno o stanno attuando l'intervento (attuatore o realizzatore)
  • Intervista con i referenti politici

Sonia Cambursano - Consigliera della Città Metropolitana di Torino delegata allo sviluppo economico, attività produttive, turismo e pianificazione strategica
Silvia Volpato - Referente al progetto C.A.R.E. per Coldiretti Torino
Margot Marte - Responsabile del progetto CARE per la Communauté de communes Val Guiers (ente capofila)
Patrizia Milazzotto - Coordinatrice Distretti TO4; Coordinatrice Centrale Operativa Territoriale Ivrea, Cuorgnè; Coordinatrice Infermieri di Famiglia e Comunità TO4
Campione statistico di più di 50 persone alla quale abbiamo sottoposto un questionario relativo alla conoscenza delle politiche di coesione dell’Unione Europea, con un’attenzione particolare al progetto C.A.R.E.
In allegato sono presenti i testi integrali delle interviste e i risultati del questionario somministrato.

Domande principali

- "Quali risultati concreti sono emersi finora dal progetto?" (tutti gli intervistati sopracitati)
- "Quali sono le principali difficoltà riscontrate nella collaborazione transfrontaliera?" (tutti gli intervistati sopracitati)

Risposte principali

"Quali risultati concreti sono emersi finora dal progetto?"
La risposta di Patrizia Milazzotto: “Facendo l'esempio di uno dei pacchetti che avevamo da realizzare, per esempio una palestra a cielo aperto all'interno di un parco cittadino, c’è stato un momento di promozione importante. Vi è inoltre una cartellonistica che dice che i fondi sono stati ricevuti grazie al progetto ALCOTRA europeo e il cittadino che partecipa a questi gruppi di cammino e utilizza la palestra, può notare questo cartello . Vi è inoltre una estesa comunicazione sul sito aziendale riguardo all'inaugurazione, una serie di comunicazioni sui social dell'azienda.”
La risposta di Sonia Combursano: "Sono stati avviati tre progetti basati sulla prevenzione. Il primo riguarda una palestra a cielo aperto realizzata a Ivrea, nell’area della passerella: è stata costruita in collaborazione con l’ASL ed è stata inaugurata circa un anno fa. Il secondo progetto è dedicato alla boscoterapia ed è stato avviato a Nomaglio, nella Valle della Dora Baltea, in Canavese. Il terzo riguarda la montagnaterapia ed è rivolto a persone con disabilità nella Valle di Lanzo."

"Quali sono le principali difficoltà riscontrate nella collaborazione transfrontaliera?"
La risposta generale di tutti gli intervistati è stata "Tra le principali difficoltà emerse durante il progetto vi sono state le barriere linguistiche e comunicative tra i partner italiani e francesi. La comunicazione con il capofila e con gli altri soggetti coinvolti è risultata spesso complessa e frammentata, soprattutto a causa della lingua, della distanza geografica e delle modalità di incontro prevalentemente online, percepite come poco efficaci nel favorire un confronto diretto e continuativo.
Nonostante il valore e gli obiettivi condivisi del progetto a livello transfrontaliero, il coordinamento tra i partner si è rivelato articolato anche a causa della complessità e dell’ampiezza delle attività previste. Le difficoltà linguistiche sono state superate principalmente grazie alle competenze in francese di alcuni operatori coinvolti nel progetto, permettendo comunque il proseguimento delle attività e della collaborazione tra i diversi enti partecipanti."