REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
Scoperta imprenditoriale - DM 13 luglio 2023 - CENTRO DIAGNOSTICO BARONIA S.R.L., IN SIGLA
Inviato il 22/02/2026 | Di perunpianetapulito
| @PPulito98479
Cosa abbiamo scoperto
Obiettivi del progetto Tweet
Il progetto monitorato si intitola "P2P OILs" ed è condotto dall'impresa Centro Diagnostico Baronia S.r.l. Il progetto affronta la drammatica emergenza globale dell'inquinamento da plastica, con particolare attenzione alle plastiche disperse in mare (marine litter) e a quelle non recuperabili con i metodi tradizionali, che normalmente finirebbero in discarica o negli inceneritori.
È di fondamentale importanza perché sottrae materie plastiche inquinanti dall'ecosistema, eliminando il relativo impatto ambientale (in particolare le emissioni atmosferiche nocive) e trasformando un rifiuto critico in una nuova risorsa ad alto valore aggiunto, secondo i principi dell'economia circolare.
L'obiettivo finale è l'immissione sul mercato di due nuovi prodotti intrinsecamente collegati:
• ReDoil: Un innovativo reattore di depolimerizzazione termica (industria 4.0) capace di recuperare strutture polimeriche complesse senza l'aggiunta di elementi chimici inquinanti e minimizzando i consumi energetici.
• P2P Oil: Un olio lubrificante biodegradabile ad alto valore aggiunto, ottenuto dalla condensazione dei gas generati dal reattore ReDoil e purificato con oli vegetali.
Attività previste
l progetto ha una durata complessiva prevista di 36 mesi. È ufficialmente iniziato il 9 gennaio 2025 e, ad oggi (febbraio 2026), le attività stanno seguendo regolarmente il cronoprogramma previsto. Il piano di lavoro è suddiviso in tre specifici Obiettivi Realizzativi (OR):
• OR1 (Ricerca Industriale - Mesi 1-18): "Definizione parametri di processo e controllo". Prevede lo studio del metodo, l'analisi delle criticità e la realizzazione di un apparato sperimentale in scala da laboratorio per definire le migliori geometrie del reattore, le temperature necessarie e le miscele di plastiche in ingresso (formulati). Attualmente in corso.
• OR2 (Sviluppo Sperimentale - Mesi 1-12 di attività): "Definizione Apparato di processo ReDoil". Consiste nella costruzione di un prototipo in scala reale (capacità di circa 2.000 kg/giorno) e nello sviluppo di un "gemello digitale" (software predittivo) per monitorare e ottimizzare le emissioni e i consumi dell'impianto.
• OR3 (Sviluppo Sperimentale - Mesi 1-6 di attività): "Definizione modello operativo e ottimizzazione P2P Oil". Riguarda la realizzazione pratica del formulato lubrificante P2P Oil, verificandone la resa, l'impatto ambientale e garantendo un elevato indice di biodegradabilità.
Origine del progetto
Il progetto ha origine nell'ambito del Programma COESIONE ITALIA 21-27, cofinanziato dall'Unione Europea e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Nello specifico, risponde al bando relativo al D.M. 13 luglio 2023 per la "Scoperta Imprenditoriale negli ambiti della Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente (SNSI).Trattandosi di un progetto di sviluppo industriale ad alta specializzazione tecnologica, il Centro Diagnostico Baronia S.r.l. (CDB) si sta avvalendo di collaborazioni molto importanti. Ha infatti coinvolto prestigiosi Organismi di Ricerca, tra l'Università di Firenze (DICEA), l'Università di Cassino e laboratori privati (Tecnologica srl, CERIS srl, IRSAQ srl). Questi partner d'eccellenza non solo partecipano alla realizzazione tecnica, ma hanno aiutato e fornito il loro prezioso supporto anche nella stesura stessa del Piano di Sviluppo. Proprio per la sua natura ingegneristica e industriale, il progetto non nasce da consultazioni pubbliche cittadine, ma dall'iniziativa dell'impresa supportata da questa solida rete tecnico-scientifica.
Non ci sono state esclusioni di categorie di persone, in quanto la genesi del progetto non deriva da un iter di consultazione pubblica cittadina, ma da una precisa risposta tecnico-ingegneristica a una call ministeriale per l'innovazione tecnologica.
Soggetti Beneficiari
Il progetto genera vantaggi su diversi livelli e per diverse categorie di soggetti, senza escludere nessuno dai benefici ambientali:
• Beneficiari Industriali/Commerciali: Il settore dell'impiantistica per il riciclaggio dei rifiuti (che potrà acquistare i reattori ReDoil) e il settore dell'industria metalmeccanica globale (che potrà utilizzare i lubrificanti ecosostenibili P2P Oil).
• Cittadinanza e Ambiente: La popolazione globale e locale trarrà un enorme vantaggio dalla riduzione delle microplastiche nell'ambiente (in particolare nei mari) e dalla diminuzione dei gas serra tossici solitamente emessi dagli inceneritori. Il processo ideato ha un impatto emissivo "prossimo allo zero".
• Comunità Locale e Lavoratori: Il progetto prevede, a regime, una forte ricaduta occupazionale sul territorio campano, stimando la creazione di ben 57 nuovi posti di lavoro in diversi settori (ricerca, ICT, gestione ambientale, manutenzione impianti).
Contesto
Il progetto si inserisce nel contesto della Regione Campania, con la ricerca svolta a Frigento (AV) e la successiva fase di industrializzazione prevista a Solofra (AV). Solofra rappresenta il terzo polo industriale conciario d'Italia, un'area fortemente industrializzata che ha un bisogno vitale di soluzioni di "economia circolare" per gestire i rifiuti industriali a chilometro zero e a basso impatto ambientale.
Piani, strategie e progetti complementari:
• Strategie Locali e Nazionali: Il progetto contribuisce direttamente alla Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente (SNSI), specificamente nella traiettoria "Industria intelligente e sostenibile, energia e ambiente". Si allinea inoltre perfettamente con gli obiettivi del PNRR (Missione 2 - Economia Circolare).
• Progetti complementari: Il progetto P2P OILs nasce in forte sinergia con un precedente progetto di R&S dell'azienda (Progetto "ZBE" - Zero Bioemissioni) da cui è scaturito il brevetto del metodo "BETTER" per la biofiltrazione delle emissioni.
• Distretto ECO: A livello territoriale, il progetto fungerà da volano per il "Distretto ECO" (Distretto di Economia Circolare Organica) a Solofra, un "plastic hub" integrato con altri consorzi di riciclo regionali (RILENO per il legno, CONOE per gli oli vegetali) per creare un network industriale virtuoso e interdipendente.
Avanzamento
Il progetto si trova attualmente in una fase di pieno fervore operativo, identificabile con il giro di boa dell'Obiettivo Realizzativo 1 (OR1) dedicato alla "Ricerca Industriale". Lo stato di avanzamento reale è coerente con il cronoprogramma ufficiale che fissa la chiusura di questa prima fase al 18° mese.
Sintesi delle attività concluse e in corso:
• Completate: Sono stati già adeguati i laboratori a Frigento (AV), definiti i metodi teorici di sperimentazione e individuati i tre mix di plastiche (formulati A, B e C) che simulano i rifiuti marini da trattare.
• In corso: È in fase avanzata la costruzione fisica del reattore ReDoil in scala da laboratorio, che include l'assemblaggio di componenti critici come le spire in tungsteno e i sistemi di caricamento. Parallelamente, si sta ultimando la scelta della sensoristica, la cui chiusura formale è prevista per aprile
Fonti delle informazioni
- Documentazione interna dell'azienda
- Visita in Laboratorio
Risultati
Sebbene il progetto P2P OILs sia attualmente nel pieno del suo svolgimento, i risultati parziali emersi finora sono estremamente promettenti e tangibili.
L'utilità principale riscontrata è la capacità del reattore ReDoil di affrontare il problema della cosiddetta "plastica cattiva", quella sporca, mista o proveniente dal mare che i sistemi di riciclo tradizionali non riescono a trattare e che solitamente finisce in discarica.
Durante la visita di monitoraggio, abbiamo potuto constatare l'efficacia della depolimerizzazione termica: una tecnologia che, invece di bruciare i rifiuti, utilizza temperature elevatissime (fino a 3.000°C) per "smontare" la plastica nei suoi mattoncini base.
Un risultato concreto e di grande impatto visivo è la produzione del P2P Oil. Si tratta di un olio lubrificante denso e pulito ottenuto dalla condensazione dei gas prodotti nel reattore. L'aspetto più innovativo e "vincente" di questo prodotto è la sua alta biodegradabilità aerobica. Se questo olio dovesse cadere accidentalmente nel terreno, i batteri naturali sarebbero in grado di "smaltirlo" in pochi mesi, eliminando il rischio di inquinamento permanente tipico dei derivati del petrolio.
Un altro traguardo significativo riguarda la mitigazione ambientale. Il sistema utilizza un biofiltro brevettato denominato BETTER, dove speciali colonie batteriche si "nutrono" delle emissioni residue, garantendo che l'aria rilasciata sia priva di inquinanti tossici.
Queste conclusioni si basano sulla consultazione della documentazione tecnica di progetto , sui dati relativi ai campionamenti eseguiti dai consulenti scientifici come l'Università di Firenze e l'Università di Cassino, e sull'osservazione diretta dei campioni "Prima/Dopo" (plastica triturata vs olio dorato) mostrati durante la visita in laboratorio.
Punti di debolezza
Il punto debole principale è la grande complessità del progetto. Trasformare rifiuti difficili richiede macchinari costosi e tecnologie molto avanzate che possono avere tempi lunghi e costi alti. Inoltre, le leggi sui rifiuti sono complicate e rischiano di frenare il passaggio dal laboratorio alla fabbrica vera e propria.
L'aspetto più negativo, però, riguarda l'ambiente esterno: il territorio dovrebbe crederci di più. Spesso le aziende che cercano di salvare il pianeta si trovano da sole a combattere contro la burocrazia. Le istituzioni locali dovrebbero fare molto di più per agevolare chi investe in queste tecnologie, rendendo i permessi più semplici e sostenendo con orgoglio chi, come in questo progetto, prova a trasformare un problema (la plastica) in una ricchezza per tutti.
Punti di forza
Tra gli aspetti più convincenti del progetto P2P OILs spicca la capacità di superare i limiti del riciclo tradizionale: non ci si limita a creare un nuovo oggetto destinato a diventare presto un altro rifiuto, ma si trasforma la plastica in un lubrificante biodegradabile ad alto valore aggiunto, riducendo la dipendenza dal petrolio e garantendo la sicurezza ambientale in caso di sversamenti.
È ammirevole l'impronta tecnologica d'avanguardia, che unisce l'Intelligenza Artificiale e i Digital Twin per ottimizzare i consumi, al brevetto biologico BETTER, che utilizza batteri "buoni" per neutralizzare le emissioni dei fumi in modo naturale. Infine, il progetto non è solo un’innovazione tecnica ma anche una risorsa sociale: la previsione di 57 nuovi posti di lavoro e la creazione di un distretto dedicato all’economia circolare a Solofra offrono una risposta concreta e sostenibile alle necessità di un territorio fortemente industrializzato.
Rischi
I principali pericoli per il successo del progetto P2P OILs sono legati a fattori esterni e tecnici:
Leggi e Burocrazia: Le norme che stabiliscono quando un rifiuto smette di essere tale per diventare un prodotto (End of Waste) sono molto severe. Se la burocrazia non fosse veloce quanto la tecnologia, il lubrificante P2P Oil potrebbe avere difficoltà a essere venduto regolarmente.
Qualità della plastica in ingresso: Poiché il progetto vuole pulire il mare, la plastica recuperata è spesso sporca e mista. Se i rifiuti fossero troppo degradati o troppo diversi tra loro, il software di Intelligenza Artificiale potrebbe fare fatica a regolare perfettamente la macchina, influenzando la qualità finale dell'olio.
Mancanza di supporto locale: Se il territorio e le istituzioni non sosterranno il progetto con infrastrutture e agevolazioni, l'azienda potrebbe trovarsi isolata nel gestire una sfida ambientale così grande.
Soluzioni e Idee
Per rendere il progetto davvero efficace, proponiamo tre azioni concrete:
• Meno burocrazia: le istituzioni devono creare percorsi veloci per autorizzare queste tecnologie green, premiando chi investe nell'ambiente.
• Aiuti alle imprese e scuole: lo Stato dovrebbe dare incentivi alle aziende che comprano questo olio biodegradabile e investire nella formazione di giovani chimici e biologi locali, così che i posti di lavoro previsti siano occupati dai talenti del nostro territorio.
Metodo di indagine
Come sono state raccolte le informazioni?
- Visita diretta documentata da foto e video
- Intervista con l'Autorità di Gestione del Programma
- Intervista con i soggetti che hanno programmato l'intervento (soggetto programmatore)
- Intervista con altre tipologie di persone
- Intervista con i soggetti che hanno o stanno attuando l'intervento (attuatore o realizzatore)
Dott. Renato Ciampa: Ricopre il ruolo di Amministratore di Centro Diagnostico Baronia S.r.l. ed è l'ideatore del progetto. È il firmatario ufficiale degli avanzamenti lavori e coordina la visione generale dell'iniziativa.
Mariapia Spagnuolo: Opera come Program Manager dell'azienda. Il suo ruolo è la gestione operativa, il rispetto dei tempi del cronoprogramma e il coordinamento tra i vari Obiettivi Realizzativi (OR).
Antonio Giannattasio: È il responsabile della comunicazione e dello sviluppo del settore scientifico. Si occupa di gestire i rapporti tra l'azienda e i partner di ricerca e di divulgare i risultati tecnologici del reattore ReDoil.
Cristina Giannattasio: Impiegata presso l'azienda nel ruolo di Chimico addetto alla ricerca. Fa parte del team tecnico che si occupa materialmente dei test di laboratorio, dell'analisi della depolimerizzazione e della sintesi del lubrificante biodegradabile P2P Oil.
Domande principali
1. Può spiegarci, in modo semplice e chiaro, in cosa consiste il progetto? (Dott. Renato Ciampa, CEO del Centro Diagnostico Baronia S.r.l.)
2. Quali parametri ambientali verranno monitorati (emissioni, residui, qualità del prodotto, impatto sull’ecosistema) e con quale frequenza? (Dott.ssa Cristina Giannattasio, Chimico addetto alla ricerca del Centro Diagnostico Baronia S.r.l.)
Risposte principali
1.Dott. Renato Ciampa, CEO del Centro Diagnostico Baronia S.r.l.: Il progetto ha l'obiettivo di trasformare le plastiche non recuperabili con i metodi tradizionali, tipicamente il Waste litter in prodotto riutilizzabile, come oli lubrificanti, nel nostro caso biodegradabili. Non vogliamo riottenere
semplicemente il petrolio di partenza, vogliamo ottenere già qualcosa che non è il problema dell'inizio, quindi un'evoluzione in tal senso. È un progetto ambizioso che stiamo percorrendo con grande impegno che, oltre all'obiettivo dell'economia circolare, pone anche la sostenibilità al vertice
dell'interesse. Quindi riuscire a fare questo recupero senza creare impatti significativi sull'ambiente.
2. Dott.ssa Cristina Giannattasio, Chimico addetto alla ricerca del Centro Diagnostico Baronia S.r.l.: Allora, l'impatto sull'ecosistema non può mai essere nullo perché, comunque, siamo di fronte a un processo che sarà industrializzato, un processo industriale e tutto ha un prezzo da pagare. Ci sarà sicuramente un costo. Quello che stiamo attenzionando e stiamo cercando di implementare è appunto quanto è il contributo di questo nostro processo rispetto a quello che in realtà è già sul mercato. I parametri che andiamo a controllare sono essenzialmente gli stessi che andiamo a controllare sempre, secondo quasi tutti i tipi di processi, ossia emissioni in atmosfera (qualsiasi gas viene prodotto, composti organici volatili, i VOC, la CO2, quindi anidride carbonica, monossido di carbonio, che sappiamo essere nocivo, tossico, gli NOx che altro non sono che composti dell'azoto tossici e nocivi per la salute. Questi sono i parametri che noi monitoriamo. Abbiamo anche implementato il modo di monitoraggio, le centraline che abbiamo prodotto e stiamo testando che vanno proprio a migliorare sensibilmente il limite di rilevabilità e la qualità di questi monitoraggi. Sappiamo che in laboratorio noi possiamo fare delle misure molto rapide, cioè cerchiamo di avere misure molto ravvicinate, più misure, una misura al secondo, una misura ogni due secondi. Ovviamente, questo su scala industriale non sarà possibile. Sicuramente gli impianti saranno dotati di sistemi di monitoraggio per quanto riguarda la qualità dell'aria, almeno uno ogni ora, proprio per garantire l'impatto minimo sull'ambiente. Il processo che stiamo studiando tende proprio a quello. Per quanto riguarda, poi, invece la qualità, il controllo qualità dei prodotti, ovviamente lì saranno fatte, e le stiamo studiando anche in questo momento, analisi come, per esempio, il punto di infiammabilità, la quantità, la percentuale di acqua all'interno del prodotto, ma quelle sono misure standard che si fanno per avere una determinata qualità del prodotto finale, perché come diceva anche l'ingegnere prima, sarà appunto un prodotto che poi deve essere classificato come biodegradabile, quindi deve avere una determinata percentuale per essere definito tale e per essere, poi, appunto messo sul mercato.