REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
Dalla buona terra alla buona tavola- laboratorio di cucina sociale

Inviato il 2/03/2022 | Di disobb3dienti | @disobb3dienti_

Cosa abbiamo scoperto

Descrizione

Il progetto “Dalla buona terra alla buona tavola- Laboratorio di cucina sociale” prevede la ristrutturazione, nel Comune di Isola di Capo Rizzuto, di un antico casale, ubicato nel Parco della Cepa, sui terreni confiscati al clan degli Arena ( e destinati per il riuso sociale con atto n.6676 del 04.03.2002) per la realizzazione di un centro di degustazione dei prodotti tipici e laboratorio di cucina sociale a “km0”. Tutto il complesso struttura rurale/terreni si inserisce in unicum di particolare pregio paesaggistico e storico, destinato a divenire un vero e proprio Parco agro-ambientale fruibile da turisti, scolaresche e cittadini, cosa di particolare rilevanza in un contesto ad alto tasso criminale.
La gestione della struttura, oggetto dell’intervento, è da inquadrare nell’ambito dell’intera attività svolta dalla cooperativa sociale Terre Joniche, assegnataria dei beni confiscati ( delibera Consiglio Comunale n. 19 del 28.03.2013), sia per quanto riguarda il comparto produttivo che quello dei servizi. A ciò si aggiunga che la struttura si inserisce in un complesso di beni più grande che riguarda tutti gli spazi del Parco agroambientale della Cepa. L'attività progettuale prevede:
1. Attività di ristorazione: la struttura adibita a laboratorio di cucina servirà quale sevizio di ristorazione con modalità e target differenziati; gran parte dei terreni del Parco agro-ambientale saranno utilizzati per la realizzazione di colture di vario tipo (piante officinali, ortaggi, frutteto). In particolare si sperimenteranno coltivazioni di ortaggi volte al recupero delle varietà antiche da immettere sul mercato locale o deputate alla trasformazione per il laboratorio di cucina. Per tale attività saranno coinvolti gli studenti dell’Istituto Agrario di Cutro.
2. Attività di educazione agro-ambientale: il Parco permetterà la realizzazione di attività didattiche all’aria aperta sui temi della sostenibilità ambientale, della tutela del territorio, della valorizzazione degli ambienti agrari. Attraverso accordi specifici con gli istituti scolastici di ogni ordine e grado si potranno realizzare progetti a lungo termine in cui gli allievi potranno fruire degli spazi e delle proposte didattiche della cooperativa Terre Joniche.
3. Fruizione pubblica: dare la possibilità di fruire degli spazi del Parco ai cittadini con orari di apertura prestabiliti. A tal fine sarà indispensabile individuare un addetto all’accoglienza e al controllo dei fruitori. Si prevede uno staff complessivo composto da: n. 1 Direttore amministrativo- n.3 Addetti alla cucina e struttura di ristorazione- n. 1 Responsabile della manutenzione delle aree esterne del Parco- n. 2 Animatore/guida- n. 1 Responsabile delle coltivazioni orticole.

Il progetto rientra nel Programma PON FESR - FSE Legalità, ciclo di programmazione 2014-2020. Obiettivo specifico è l’incremento della legalità nelle aree ad alta esclusione sociale e il miglioramento del tessuto urbano nelle aree a basso tasso di legalità, come previsto dall’Accordo di Partenariato del 2014. Il progetto, il cui Beneficiario è il Comune di Isola di Capo Rizzuto, Programmatore il Ministero dell'Interno, secondo quanto previsto dall’Asse 3, mira a favorire l’inclusione sociale attraverso il recupero dei patrimoni confiscati e di altri beni del patrimonio pubblico. L’azione 3.1.1 prevede interventi di recupero funzionale e riuso di vecchi immobili con attività di animazione sociale e partecipazione collettiva, inclusi interventi per il riuso e la rifunzionalizzazione dei beni confiscati alle mafie. Priorità di investimento del FSE sono, infatti, proprio strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo, come previsto da questo progetto.
La Provincia di Crotone, come riportato dalla relazione della DIA del 2020, è caratterizzata, storicamente, da una capillare presenza mafiosa. Dopo la guerra di mafia, che si è sviluppata dal 2000 al 2006, secondo quanto emerge dalle inchieste, qui la ‘ndrangheta ha potuto accumulare enormi profitti ed infiltrarsi completamente nel tessuto sociale ed economico del territorio. Ecco perché questo progetto, che si integra nella più generale strategia di recupero e riutilizzo dei numerosi beni immobili confiscati presenti sul territorio comunale, mette al centro la possibilità di coinvolgere proprio i giovani nella realizzazione di attività sui beni confiscati, che testimoniano la capacità dello Stato non solo di contrastare la ragion d'essere dei poteri criminali, quella di accumulare ricchezze, ma di trasformare una condizione di illegalità in un' opportunità di crescita sociale ed economica. Eppure, qui, nell'ultimo ciclo di programmazione, nell’ambito dell’inclusione sociale, la progettazione si attesta solo all’1% . Secondo quanto riportato da Transcrime nel 2013, vaste aree del Meridione d’Italia sono frenate nello sviluppo dalla negativa influenza esercitata dal dispiegarsi delle mafie. Tutto questo condiziona sia i cittadini, sia le imprese, impedendo il conseguimento di una migliore qualità della vita e rallentando la crescita delle attività produttive legali. Secondo le stime dell’Istat, nel 2019 le attività illegali rappresentavano l’1,1% del PIL. Secondo le elaborazioni di Transcrime, le attività illegali considerate dall’Istat rappresenterebbero circa la metà dei ricavi ottenuti dal complesso delle attività illegali. Si può quindi ragionevolmente affermare che il complesso di tali attività rappresenti oltre il 2 % del PIL. Nel frattempo, la Calabria, col 20.8%, è tra le regioni che registra i valori di povertà relativa più elevati (ISTAT 16 Giugno 2021), a dimostrazione che attraverso i fondi di coesione non si è riusciti, in questi territori, a migliorare le condizioni di vita delle persone: i valori relativi all’indice multidimensionale di povertà sono tra i più bassi d’Europa.
Tra il 2015 e il 2019 (come riporta la Banca d’Italia - 2021) sono stati sottratti alle mafie 32 miliardi di euro. Di questi, 20 miliardi è il valore di beni mobili e immobili sequestrati per effetto delle azioni di contrasto preventive e per i procedimenti giudiziari, a dimostrazione di come i beni confiscati alle mafie siano un atto di giustizia ma possano essere anche uno strumento di economia e di lavoro onesto.

Avanzamento

L’avvio del progetto era previsto per il 1.07.2020, la fine per il 31.12.2021. Ad oggi, risulta non essere stato avviato per problemi di natura amministrativa. Il Comune di Isola di Capo Rizzuto, con determina n.459 del 14.12.2020, vista la Convenzione sottoscritta in data 20 Maggio 2019 tra l’Autorità di gestione del PON Legalità 2014-2020, le forze di polizia e il Comune di Isola di Capo Rizzuto, alla luce dell’ art 2.2.3 del Programma Operativo Nazionale “Legalità” 2014/2020 e delle Linee Guida per l’Attuazione, aveva pubblicato avviso relativo al primo esito della gara, indetta con Determina Dirigenziale n.316 del 30.09.2020. Dal verbale del RUP si riscontrava l’esito di gara deserta. Dovendo l’Ente garantire l’affidamento, onde evitare il definanziamento dell’opera, era stata avviata una nuova manifestazione di interesse finalizzata a favorire la partecipazione del maggior numero di operatori economici, con sede legale in Calabria. In data 2.12.2021, numero di protocollo 15085, la Stazione Unica Appaltante della provincia di Crotone aveva pubblicato un bando di gara, mediante procedura aperta, gestita tramite piattaforma digitale. Nel bando di gara erano compresi tutti i lavori, le prestazioni, le forniture e le provviste necessarie per dare il lavoro completamente compiuto e secondo le condizioni stabilite dal Capitolato speciale, con le caratteristiche tecniche, qualitative e quantitative previste dal progetto esecutivo. Il termine di esecuzione previsto era di 240 giorni naturali decorrenti dalla data del verbale di consegna dei lavori, ai sensi dell’art. 13 del CSA. In data 20.12.2021 veniva data comunicazione di sorteggio pubblico fra due aziende offerenti lo stesso ribasso. Il successivo 29 dicembre, con un nuovo avviso, si comunicava che si sarebbe tenuta una seduta pubblica telematica al fine di verificare l’ammissione alla gara di alcuni concorrenti, in esito alla segnalazione di criticità da parte di un operatore economico partecipante alla procedura, e al fine di confermare o meno la graduatoria e la proposta di aggiudicazione già formalizzate nella seduta del 20 dicembre 2021. Lo scorso 03.01.2022 è stato dato avviso che in data 04.01.2022 si sarebbe proceduto alla valutazione della documentazione acquisita nell’ambito del soccorso istruttorio. La gara, ad oggi, risulta aggiudicata, ma in attesa del parere dell’ ANAC i lavori non sono stati appaltati ( viene segnalato sul sito della Stazione Unica Appaltante un calcolo di offerte anomale, ai sensi dell'art. 97 c.2 lett. 2 del D.Lgs. 50/2016 - Soglia di anomalia individuata: 32.4792).

Risultati

Non è stato possibile valutare l’efficacia dell’intervento - Es. il progetto non ha ancora prodotto risultati valutabili

Punti di debolezza

Il progetto in sé non presenta punti di debolezza ma il mancato avvio dei lavori e la sua conseguente mancata realizzazione rischiano di diventare un ulteriore elemento di criticità rispetto alla lotta ai sistemi ‘ndranghetisti che controllano il territorio.
É un territorio difficile, infatti, quello nel quale opera la Cooperativa sociale Terre Joniche, come dimostrano anche inchieste recenti della magistratura, a partire dall’operazione Stige (Sessantasei condanne, per un totale di ben 605 anni, nell'ambito del processo in abbreviato contro la presunta "holding criminale" legata alla cosca della 'Ndrangheta Farao-Marincola) e Johnny, per la quale il Gup distrettuale di Catanzaro, Carmela Tedesco, ha inflitto pene complessive per 640 anni di carcere contro i 65 imputati che hanno scelto il rito abbreviato nel processo scaturito da questa operazione che, nel maggio 2017, ha scoperchiato i traffici della cosca Arena nel controllo del CARA di Isola di Capo Rizzuto e, quindi, dei flussi migratori. Tra gli indagati l'ex governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto Leonardo Sacco, ritenuto il broker finanziario della cosca Arena che è stato condannato ad una pena di 17 anni e 4 mesi di reclusione. Tutto questo dimostra che per ripulire e far fruttare gli enormi proventi dello loro attività criminose, le mafie hanno la necessità di controllare il territorio e di creare un consenso sociale che ha bisogno, a sua volta, della gestione delle attività economiche. Sottrarre beni alle mafie significa, allora, sui territori, limitarne il potere.

Punti di forza

La realizzazione di un Laboratorio di cucina sociale, inserito nel contesto dello sviluppo di un Parco agro-ambientale didattico, risponde in maniera molteplice alle strategie del PON legalità in quanto si prevede che, a pieno regime gestionale, possa offrire opportunità di inclusione sociale su diversi fronti:
1. Opportunità di nuovi posti di lavoro. Si tratta di un obiettivo che il soggetto gestore, la cooperativa Terre Joniche – Libera Terra, persegue sin dalla sua nascita attraverso le attività di conduzione agricola dei terreni confiscati. La realizzazione del progetto consentirebbe di fornire la cooperativa di nuove strutture per sviluppare ulteriori attività economiche.
2. Servizi a favore degli istituti scolastici.
3. Coinvolgimento della cittadinanza attraverso la realizzazione di iniziative pubbliche culturali e attività sportive.
In generale, attraverso questo progetto, si prevede di realizzare una serie di convenzioni con gli istituti scolastici del territorio, associazioni di volontariato, associazioni sportive, parrocchiali, per consentire un uso degli spazi volto alla realizzazione di iniziative che coinvolgano in modo particolare i giovani. Dato, questo, fondamentale in una provincia con un tasso di dispersione scolastica pari al 25%. Le mafie, infatti, in questo territorio, come riporta la Relazione della DIA del 2020, godono ancora di un grande consenso sociale che può essere spezzato solo attraverso la partecipazione alla vita democratica. La vocazione turistica e agricola del territorio, riconosciuta da tutte le associazioni di categoria, fa si che rivesta una importanza fondamentale la formazione in questo ambito, per cui diventa prioritario coinvolgere gli studenti dell’Istituto Alberghiero della frazione di Le Castella e dell’Ist. Agrario ubicato nel territorio di Cutro, altro comune ad alta intensità mafiosa. Saranno proprio i giovani ad essere coinvolti nel riutilizzo del bene oggetto dell’intervento, già assegnato alla cooperativa sociale Terre Joniche, per realizzare un vero e proprio laboratorio della filiera agro-alimentare, trasformando un bene simbolo del potere di ‘ndrangheta in un avamposto di legalità e lavoro onesto.

Rischi

Col mancato avvio del progetto si rischia il definanziamento dell’opera stessa. Basti pensare che in questo territorio, nel ciclo di programmazione 2014-2020, gli investimenti sono stati pari a 56.7 milioni di euro, eppure solo il 3% dei progetti è stato concluso. Il progetto si integra nella più generale strategia di recupero e riutilizzo dei numerosi beni immobili confiscati presenti sul territorio comunale. Si tratta di interventi che mirano primariamente al coinvolgimento della popolazione, attraverso i vari enti del partenariato sociale, in percorsi di riscatto e cambiamento culturale. In questo senso i beni confiscati rappresentano uno strumento di grande valore simbolico volto a rafforzare il consenso verso le istituzioni nella loro attività di contrasto alla criminalità organizzata.
L’elemento più innovativo della proposta progettuale riguarda la possibilità di rendere partecipi delle attività su un bene confiscato un numero importante di fruitori, soprattutto della fascia giovanile ed in età scolare, utilizzando quale elemento di coesione e condivisione il tema del cibo, del mangiare sano, della cucina tradizionale attraverso l’attivazione di percorsi di vera integrazione tra generazioni , in un contesto sociale che offre poche occasioni di questo genere e che, al contrario, tende a dividere e mettere le persone in contrasto sin dalla età scolare. Il luogo in cui si inserisce la struttura offrirà inoltre la possibilità di dar vita a pratiche di turismo sociale, responsabile e culturale che può rappresentare un'occasione unica per privilegiare i servizi alla persona, per il rispetto dell'ambiente e delle diversità culturali delle comunità locali di accoglienza, per valorizzare il patrimonio storico, artistico archeologico del territorio incentivandone la crescita economica e occupazionale.

Soluzioni e Idee

In un contesto ad alto tasso di criminalità che ha visto, per molti anni, le amministrazioni comunali di Isola di Capo Rizzuto sciolte per infiltrazioni mafiose, crediamo che ad essere rafforzato debba essere proprio il rapporto fra le istituzioni e i gestori dei beni confiscati creando un approccio integrato di supporto e assistenza ai diversi attori impegnati nella gestione dei beni attraverso una implementazione della governance territoriale. Quello che si propone è un patto di collaborazione basato sul principio di sussidiarietà orizzontale per facilitare i processi di rigenerazione di un bene confiscato, unendo una molteplicità di forze attorno a uno scopo comune. Questi beni di natura privata criminale devono diventare laboratori di costruzione di una cultura della legalità e di un rinnovato sviluppo locale, nel segno della condivisione di benefici e responsabilità tra cittadini e pubblica amministrazione. Il valore di un bene confiscato deve essere dinamico e proattivo per creare nuove alternative sul territorio stesso. Solo cosi sarà possibile pensare ai beni confiscati alle mafie come nuovi beni comuni, ossia a quelle “cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona”, secondo la definizione di bene comune elaborata dalla commissione Rodotà, e in cui è possibile pensare ad alternative per le persone e le loro comunità soprattutto in quei territori dove alternative al potere mafioso sembrano non esserci.

Risultati e impatto del monitoraggio

Diffusione dei risultati

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  • Instagram
  • Eventi territoriali organizzati dai team
  • Blog/Sito web del Team
  • Interviste ai media

Connessioni

  • Segretario Regionale Libera Calabria, Libera
  • Socio Coop.Terre Joniche, Associazione gestore bene confiscato
  • Giornalista, Quotidiano del Sud
  • Assessore, Amministrazione comunale
  • Testimone di Giustizia,
  • Giornalista, TGR
  • Giornalista, Rai News 24
  • Gemelli, TGR
  • RUP, Amministrazione comunale

Contatti con i media

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  • TV Nazionali
  • Giornali Locali
  • Giornali Nazionali
  • Blog o altre news outlet online

Contatti con le Pubbliche Amministrazioni

  • Promesse concrete
  • Problema risolto

Descrizione del caso

Risale al 2002 il decreto di trasferimento dei beni al Comune, al 2018 l’atto con cui il RUP, nell’ambito del PON FESR FSE Legalità 2014-2020, proponeva la ristrutturazione del casale, approvata dalla commissione straordinaria, per un importo di 570.000. L’inizio era previsto per l’1.07.2020 ma il progetto non era stato avviato in attesa del consorzio istruttorio e del parere dell’ANAC. Il monitoraggio portato avanti dal team de I Disobb3dienti, che ha visto il coinvolgimento diretto della Cooperativa Terre Joniche, Associazione gestore del bene, e di Libera Calabria, ha suscitato un grande interesse da parte della stampa. Numerosi gli articoli pubblicati su Il Quotidiano del Sud, sulla stampa locale e fondamentali, per riportare l’attenzione su questi beni confiscati e dimenticati, i servizi della TGR e di Rai News 24. A ciò si aggiunga l’interazione con l’amministrazione comunale e col RUP del progetto, azioni sinergiche che hanno consentito, a 24 anni dalla confisca definitiva, che i lavori venissero, finalmente, appaltati.

Metodo di indagine

Come sono state raccolte le informazioni?

  • Raccolta di informazioni via web
  • Visita diretta documentata da foto e video
  • Intervista con i soggetti che hanno programmato l'intervento (soggetto programmatore)
  • Intervista con gli utenti/beneficiari dell'intervento
  • Intervista con i referenti politici

Raffaella Conci, Cooperativa sociale Terre Joniche
Umberto Ferrari, Segretario Regionale Libera Calabria
Antonio Otranto RUP progetto

Domande principali

1. Nello specifico, cosa prevede il progetto? ( Raffaella Conci)
2. Quale importanza riveste la confisca dei beni nel territorio di Isola di Capo Rizzuto e quale impatto potrebbe avere questo progetto? (Umberto Ferrari)
3. Per quale motivo un progetto che si sarebbe dovuto concludere a dicembre 2021 non è ancora iniziato? ( Antonio Otranto)

Risposte principali

1. RAFFAELLA CONCI: In considerazione dello stato attuale dell’immobile in oggetto, sono stati individuati interventi che interessano l’ambito del consolidamento strutturale, dell’adeguamento impiantistico e della riqualificazione architettonica, con particolare riferimento al trattamento materico delle facciate esterne, alla revisione con parziale integrazione dei manti di copertura ed al restauro dei cornicioni, delle bugne e degli elementi decorativi. Pertanto è stato previsto un organico intervento di ristrutturazione mirato al recupero edilizio e alla riqualificazione dell’area circostante, mediante un insieme sistematico di opere che comprendono il ripristino e/o la sostituzione di alcuni elementi costituiti dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuove strutture ed elementi accessori nonché degli impianti conformi alle esigenze per la destinazione d’uso richiesta.
Tale intervento tiene conto di tutti i presupposti necessari per un appropriato inserimento paesaggistico ed ambientale, facendo risaltare gli elementi caratteristici che contribuiscono alla valorizzazione storica dell’immobile e del suo contesto. Obiettivo principale del progetto è la ristrutturazione del corpo principale adibito a laboratorio e sala degustazione e la demolizione e ricostruzione del rudere annesso, da adibire a servizi igienici e dispensa a servizio della cucina, al fine di realizzare un laboratorio di cucina con possibilità di erogare servizio di ristorazione, promozione e vendita dei prodotti tipici locali a Km 0 e dei prodotti a marchio Libera Terra realizzati nelle cooperative che gestiscono terreni confiscati in altre regioni italiane.
Saranno inoltre eseguiti interventi per l’abbattimento di barriere architettoniche al fine di consentire l'accesso dei disabili all’interno del fabbricato.
Si interverrà successivamente sull’area esterna circostante attraverso una sistemazione della stessa a verde, zona carrabile, pedonale e la realizzazione di un gazebo in legno con annesso impianto fotovoltaico. L’intervento, pertanto, è rivolto non solo al recupero della funzionalità della struttura ma anche alla sistemazione esterna dell’area che sarà destinata ad attività ricreative e didattiche sfruttando anche gli spazi già allestiti quali la pista per mountain-bike, il percorso botanico, il giardino delle farfalle e l’orto sociale. In particolare quest’ultimo sarà cogestito dalla Cooperativa Terre Joniche e l’Istituto Agrario.
In definitiva l’attività di ristrutturazione consiste in una sostanziale attività di “miglioramento sismico” delle strutture murarie e di orizzontamento, in relazione al livello di “operatività” richiesto per entrambi i corpi di fabbrica. In particolare, per evitare fenomeni di martellamento tra i due corpi di fabbrica si è optato, in assenza di preesistente giunto sismico, ed essendo il fabbricato adibito a magazzino ormai per lo più un rudere, di procedere alla sua demolizione al fine di poter realizzare un nuovo corpo di fabbrica di equivalente superficie distanziandolo dal fabbricato centrale e pertanto, valorizzando quest’ultimo, al quale sarà funzionalmente collegato mediante due passerelle coperte.
In ogni caso l’intervento di miglioramento sismico sarà tale da garantire comunque la conservazione funzionale degli elementi strutturali esistenti ed il pieno rispetto dell’apparato decorativo originario.
L’intervento consiste in un recupero delle strutture portanti principali nella preventiva realizzazione di un rinforzo strutturale in fondazione e la successiva realizzazione di un telaio strutturale con solaio di interpiano in latero-cemento, al quale verranno collegati gli elementi murari preesistenti, i quali saranno oggetto di interventi di consolidamento strutturale.
Sarà effettuato un nuovo riassetto degli ambienti interni necessario per le nuove esigenze gestionali e organizzative della struttura. Nel corpo centrale verrà ricavato al piano terreno un’ area da destinare a cucina e laboratorio ed un’area da destinarsi a degustazione, verrà inoltre realizzata una scala di accesso al piano superiore dove verrà ricavato un ambiente unico ugualmente a sala degustazione. Mentre il corpo secondario, oggi in stato di rudere, sarà demolito e ricostruito ed adibito a servizi igienici e dispensa, realizzato con struttura portante in cemento armato con solaio in latero-cemento e manto di copertura in coppi. Quest’ultimo sarà collegato al corpo centrale con l’apertura di due porte che saranno collegate rispettivamente attraverso un tunnel, ai servizi igienici ed alla dispensa.
Sulle facciate, saranno recuperati gli sfondi attuali ed i cornicioni, con un riordino del prospetto, per un corretto intervento architettonico.
2. UMBERTO FERRARI: Il riuso sociale dei beni confiscati è fondamentale in un territorio difficile come questo. Secondo quanto emerge dalle inchieste, dopo il 2006, si è raggiunto sul territorio un accordo tra le fazioni contrapposte con il risultato di una drastica riduzione degli omicidi. Per contro, come spesso accade, in questi anni la ‘ndrangheta ha potuto accumulare enormi profitti ed infiltrarsi completamente nel tessuto sociale ed economico del territorio. L’inchiesta Johnny, che ha visto coinvolti personaggi importanti quali il parroco Don Edoardo Scordio, e la più grande associazione operante sul territorio calabrese, La Misericordia, con più di 80 persone arrestate, il comune commissariato per infiltrazione mafiosa, rendono l’idea di un paese il cui tessuto sociale deve essere completamente ricostruito. In tale contesto si inserisce la volontà del Comune di Isola di collaborare con le forze sane che operano nel paese al fine di dare risposte soprattutto ai giovani, attraverso iniziative che diano la possibilità di fare scelte che altrimenti non hanno.
A questo si deve aggiungere una situazione di illegalità diffusa che sul territorio si determina attraverso una serie innumerevole di reati minori quali furti, atti vandalici, mancanza di rispetto delle più elementari regole di convivenza civile, per non parlare dell’annoso problema dell’abusivismo edilizio.
Ma il disagio più evidente si riflette sui giovani che attualmente non trovano sul territorio punti di riferimento o luoghi di aggregazione che possano dare loro la possibilità di perseguire strade sane, di impegno civile.
Non si contano gli atti vandalici che negli ultimi dieci anni hanno colpito strutture pubbliche, in primis proprio le strutture scolastiche che periodicamente vengono vandalizzate e spesso rese inutilizzabili con grave disagio per famiglie e studenti.
Per tale motivo questo progetto mette al centro la possibilità di coinvolgere i giovani nella realizzazione di attività sui beni confiscati. Le mafie in questo territorio godono ancora di una grande consenso sociale che può essere spezzato solo attraverso la dimostrazione che lo stato quando interviene può vincere anche contro il più potente dei boss. Per cui l’obiettivo principale da perseguire sarà quello di realizzare un luogo fruito soprattutto dalle fasce giovanili, partendo in via prioritaria dalle scuole.
3. ANTONIO OTRANTO: Dopo un primo avviso di gara andato deserto, si è provveduto al rinnovo della procedura. al termine della quale è stata pubblicata una graduatoria ed individuata la ditta aggiudicatrice. Al momento i lavori non sono iniziati perchè la Stazione Unica Appaltante della provincia di Crotone ha chiesto parere all’ ANAC in merito alle procedure di gara.