REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
Caratterizzazione ambientale area marino costiera prospiciente il sito di interesse nazionale di Crotone.
Inviato il 1/03/2026 | Di TEAM RIBELLI KRONICI
Cosa abbiamo scoperto
Obiettivi del progetto Tweet
Il progetto riguarda la Caratterizzazione ambientale delle discariche fronte mare all'interno del Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Crotone. Si concentra specificamente sulle discariche fronte mare delle aree industriali dismesse (ex Pertusola Sud, ex Fosfotec) e sulle scogliere contaminate dove per decenni sono stati stoccati residui di lavorazione industriale a diretto contatto con la linea di costa. Crotone rappresenta uno dei casi di contaminazione industriale più complessi d'Europa. La collocazione delle discariche "fronte mare" rende la situazione critica e urgente. La dispersione di metalli pesanti e sostanze radioattive naturali (TENORM) è una minaccia potenziale alla salute della popolazione locale.
L'azione meccanica delle onde degrada le barriere protettive, rischiando di riversare tonnellate di veleni direttamente nel Mar Ionio. Senza una bonifica reale, la città di Crotone rimane separata dal suo mare da un "muro di scorie", impedendo qualsiasi sviluppo turistico o sociale sostenibile.
Il progetto, che rientra nel Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), fondi strutturali relativi alla programmazione 2007-2013, aveva come obiettivo operativo quello di completare la bonifica dei siti contaminati per recuperare alle opportunità di sviluppo sostenibile le aree contaminate, anche a tutela della salute pubblica e del territorio.
Obiettivo generale del Quadro Strategico Nazionale era garantire le condizioni di sostenibilità ambientale dello sviluppo e livelli adeguati di servizi ambientali per la popolazione e le imprese.
Obiettivo specifico accrescere la capacità di offerta, qualità e efficienza del servizio di gestione dei rifiuti, rafforzando le filiere produttive a esso collegate e recuperare alle opportunità di sviluppo sostenibile i siti contaminati, anche a tutela della salute pubblica.
L'importanza della caratterizzazione ambientale delle discariche fronte mare nel SIN di Crotone non è solo tecnica, ma rappresenta la chiave di volta per il futuro della città. Senza una caratterizzazione precisa, non poteva esistere una bonifica efficace. La caratterizzazione è la fase in cui si stabilisce cosa c'è sotto il suolo, quanto è profondo e quanto è pericoloso. Nel caso di Crotone, parliamo di tonnellate di scorie industriali accumulate per decenni. Sapere esattamente dove finisce il rifiuto e dove inizia il terreno pulito è l'unico modo per evitare che la bonifica sia approssimativa o insufficiente.
A differenza di una discarica nell'entroterra, quelle di Crotone sono "fronte mare". Questo significa che sono esposte all'azione meccanica delle onde e delle correnti. Se la caratterizzazione non è accurata, non si può prevedere come e quanto gli inquinanti stiano già migrando nella catena alimentare marina (pesci e molluschi) o come un'eventuale mareggiata eccezionale possa distruggere gli argini, riversando i veleni direttamente nello Ionio. Crotone vive da anni un'emergenza sanitaria legata all'inquinamento industriale. La caratterizzazione serve a mappare le vie di esposizione: il vento solleva particelle tossiche dalle discariche scoperte, gli inquinanti filtrano nel sottosuolo raggiungendo l'acqua. Questo progetto è importante, quindi, perché trasforma l'inquinamento invisibile in dati visibili. Solo conoscendo l'esatta entità del danno ambientale è possibile monitorare che chi ha inquinato paghi davvero per un risanamento totale.
Attività previste
L’Inizio e la fine del progetto erano previste per il 24 marzo del 2009.
Le discariche fronte mare, oggetto di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica dopo sono due. La caratterizzazione ambientale è la fase "investigativa" fondamentale. Per le discariche fronte mare del SIN di Crotone, non si tratta di semplici prelievi, ma di un’operazione per capire l’estensione del danno tra terra e acqua. Si parte con sondaggi geognostici e carotaggi che consistono nel perforare il terreno (o la scogliera di scorie) a diverse profondità. Ogni carota di terreno prelevata viene analizzata in laboratorio. Si passa poi all’analisi deli parametri critici dei metalli pesanti: arsenico, cadmio, piombo, zinco e, fondamentale per Crotone, la presenza di TENORM (materiali radioattivi naturali concentrati dai processi industriali). Tutto questo è fondamentale perché determina la pericolosità del rifiuto e dove dovrà essere smaltito (se in discariche speciali o all'estero). Vengono poi scavati dei piccoli pozzi per prelevare l'acqua sotterranea e si analizza la lisciviazione per procedere con la mappatura precisa della forma della discarica sopra e sotto il livello del mare.
Il progetto prevede interventi ingegneristici estremi: si va dallo smantellamento fisico delle scogliere artificiali composte da fumi di zinco e scorie industriali, questa è l'attività più complessa perché il materiale è ormai parzialmente consolidato o sommerso, all’attività di Dredging dei sedimenti che consiste nell’aspirazione dei fanghi contaminati dai fondali antistanti le ex fabbriche, dove i metalli pesanti si sono depositati per decenni. Segue la realizzazione di diaframmi di confinamento con l’inserimento di paratie stagne (fino a profondità elevate) per isolare la terraferma dal mare e impedire che l'acqua marina entri in contatto con i rifiuti durante lo scavo. Una volta rimossi i rifiuti, l'attività prevede il riempimento con materiale inerte pulito e la ricostruzione di barriere soffolte per prevenire l'erosione.
L’area marina, inclusa nella perimetrazione del Sin, è stata oggetto dei piani di caratterizzazione predisposti da Ispra. Nella conferenza dei servizi istruttoria del 13 febbraio 2003 il piano preliminare di caratterizzazione ambientale è stato giudicato “approvato con prescrizioni”; nella Conferenza dei servizi decisoria del 24 novembre 2004 è stato approvato il Piano di caratterizzazione ambientale; nella Conferenza decisoria del 16 settembre 2004 viene approvato lo Stralcio sull’area costiera e integrazione fronte Pertusola. Approvata la caratterizzazione nel 2004 i lavori di bonifica seguono questo iter:
• Dicembre 2025 (fase conclusa): Avvio dei campionamenti geognostici spinti sulla battigia per definire l'esatta profondità dei rifiuti.
• Primavera 2026 (fase attuale): Avvio del cantiere per la rimozione della Scogliera ex Pertusola. Si prevede l'uso di pontoni marini e l'installazione di barriere anti-torbidità per evitare che lo scavo sporchi il mare aperto.
• Settembre 2026: Obiettivo minimo per la rimozione dei primi lotti di scorie lungo la costa nord (area ex Fosfotec).
• 2027-2028: Termine stimato per il ripristino morfologico della costa (se non intervengono nuovi blocchi burocratici sullo smaltimento dei materiali).
Origine del progetto
L'origine del progetto di caratterizzazione delle discariche a mare nel SIN di Crotone è un labirinto burocratico che dura da oltre vent'anni. Il progetto non nasce da un singolo bando, ma da una successione di atti, anche giudiziari, e accordi complessi. Tutto ha inizio con il D.M. n. 468/2001, che inserisce Crotone tra i Siti di interesse nazionale (Sin) a causa dell'estremo degrado ambientale lasciato da decenni di attività metallurgica e chimica (Pertusola Sud, Montedison/Fosfotec). Segue l'Accordo di Programma Quadro (2007-2019) tra Ministero dell'Ambiente (oggi MASE), Regione Calabria e Comune con cui hanno tentato di definire chi dovesse pagare. Il principio cardine è "Chi inquina paga", che individua in Eni Rewind (allora Syndial) il soggetto responsabile delle bonifiche. Nel 2018 si ha l’approvazione del POB Fase 1 con un Decreto ministeriale che autorizza la bonifica delle aree interne agli stabilimenti (suoli), nel 2019 l’ approvazione del POB Fase 2. È l'atto chiave che dà origine alla bonifica delle discariche fronte mare e delle scogliere. Questo decreto stabiliva originariamente l'obbligo di rimuovere i rifiuti e portarli fuori dalla Calabria. La progettazione è stata gestita quasi esclusivamente tramite Conferenze dei Servizi (CdS), tavoli tecnici "chiusi" tra enti pubblici e il soggetto inquinatore. Soggetti decisori sono il Ministero dell'Ambiente (MASE), ISPRA, ARPA Calabria, Regione Calabria e Comune di Crotone, soggetto attuatore è Eni Rewind (che ha redatto materialmente i progetti tecnici di caratterizzazione e bonifica). Non c'è stata una vera co-progettazione. Il progetto è stato presentato tramite conferenze stampa istituzionali e comunicati. La consultazione è avvenuta solo tra gli enti sopra citati; i cittadini hanno potuto solo "osservare" i risultati delle decisioni prese nelle CdS. Nonostante l'enorme impatto sulla salute e sull'economia locale, ampie fette di popolazione sono rimaste escluse dalla fase decisionale. Non sono stati previsti processi di Debat Public (dibattito pubblico) o assemblee cittadine per scegliere tra diverse opzioni tecnologiche (es. rimozione totale vs messa in sicurezza in loco). Pescatori e operatori balneari non sono stati consultati sull'impatto dei dragaggi e della rimozione delle scogliere sulla batimetria e sulla fauna marina. La decisione attuale di proporre varianti al POB Fase 2 una scelta che impatta il futuro della città, ma viene presa senza un reale consenso sociale allargato.
Soggetti Beneficiari
Beneficiaria del progetto di caratterizzazione e bonifica del SIN di Crotone (POB Fase 1 e 2) è l'intera comunità, ma l'impatto varia profondamente a seconda dei gruppi sociali e della qualità dell'esecuzione dei lavori. Il beneficio primario è la riduzione dell'esposizione a metalli pesanti e sostanze radioattive (TENORM). Una bonifica reale interrompe la catena di contaminazione che colpisce aria, suolo e falda acquifera restituendo ai giovani il diritto al futuro. Liberare la costa dai veleni significa restituire ai giovani di Crotone la possibilità di vivere in una città non più etichettata come "area sacrificata" industrialmente. La bonifica della Fase 2 (fronte mare) è l'unica via per rendere nuovamente balneabili chilometri di costa oggi interdetti, permettendo lo sviluppo di infrastrutture turistiche, spiagge sicure e un porto moderno. Il dragaggio dei sedimenti contaminati e la rimozione delle scorie riducono l'accumulo di tossine nella fauna marina, garantendo nel lungo periodo un pescato più sicuro e una ripresa dell'ecosistema marino. I rischi riguardano soprattutto chi vive in aree limitrofe al Sin. Durante i lavori di scavo (soprattutto POB Fase 1), questi cittadini subiscono il rischio di dispersione di polveri sottili contaminate. Se il monitoraggio non è rigoroso, il "beneficio" della bonifica viene pagato con un rischio sanitario immediato durante il cantiere.
Contesto
Il contesto è quello di una sfida storica: la transizione di Crotone da capitale industriale del Mezzogiorno a polo di rigenerazione ambientale, culturale e turistica. Il progetto di bonifica del SIN (Sito di Interesse Nazionale) non è un intervento isolato, ma il prerequisito fondamentale per ogni altra ambizione della città.
Il finanziamento e l'esecuzione del progetto (POB Fase 1 e 2) sono giustificati da emergenze croniche che pesano sulla cittadinanza. Crotone è costantemente monitorata dallo studio SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento). Il bisogno primario è interrompere l'esposizione della popolazione a metalli pesanti (cadmio, piombo, zinco) e sostanze radioattive (TENORM). Le scogliere di scorie industriali (i famosi "cubi" neri) sono sotto l'attacco costante del mare. Senza l'intervento della Fase 2, il rischio è il collasso strutturale delle discariche con conseguente disastro ecologico nel Mar Ionio. Attualmente, chilometri di costa sono "negati" ai cittadini da un muro di recinzioni e veleni. Esiste un bisogno vitale di riappropriazione degli spazi costieri per scopi sociali e ricreativi.
Il progetto di bonifica si inserisce in una visione di sviluppo locale che comprende diversi piani strategici:un imponente piano di valorizzazione archeologica, progetto Antica Kroton, che mira a riportare alla luce i resti della polis magnogreca. Molte aree archeologiche si sovrappongono o confinano con le aree del Sin; la bonifica è quindi il passaporto necessario per procedere con gli scavi culturali. La bonifica della fascia costiera (Fase 2) è propedeutica alla rifunzionalizzazione del porto, che punta a diventare un hub per il diportismo e il crocierismo, slegandosi dal passato industriale. Il recupero delle aree "fronte mare" prevede di trasformare zone oggi degradate in una risorsa economica sostenibile. Il risanamento di Crotone è uno dei pilastri della Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile (SRSvS della Regione Calabria per raggiungere gli obiettivi dell'Agenda 2030, in particolare per la protezione degli ecosistemi marini (Obiettivo 14).
Avanzamento
ISPRA, nel 2012, ha giudicato la documentazione relativa alla caratterizzazione ambientale dell’area marina inclusa nel SIN Crotone, ad eccezione dell’area portuale e dell’area marina antistante la Pertusola, già caratterizzate precedentemente, carente. ISPRA evidenziava, inoltre, come nel caso delle analisi granulometriche, che i risultati riportati dalle diverse frazioni presenti non consentissero di ottenere una sommatoria corretta e che, nel caso dei saggi ecotossicologici mancassero i dati statistici utili alla valutazione dell’attendibilità, quali numero di repliche, limiti di confidenza, significativi, ecc. oltre al metodo di elutriazione, tempi e modalità di conservazione. Si evidenziava, infine, poca chiarezza nella descrizione della metodica utilizzata per il saggio con V. fischeri in fase solida. Per quanto riguarda la validazione dei risultati analitica da parte di ARPA Calabria, come da note del 22 luglio 2010 (prot. n. 799) e del 29 luglio 2010 (prot. n. 2931) si evidenzia che quelli relativi ai metalli determinati sui campioni di organismi marini non sono stati validati in quanto non conformi. Pertanto. la documentazione non poteva essere valutata in maniera esaustiva. La caratterizzazione conoscitiva, ovvero i campionamenti necessari a capire cosa c'è nel terreno e nel mare, oggi è ufficialmente conclusa. Tuttavia, il progetto è attualmente in una nuova fase di integrazione forzata, come si evince dai verbali delle Conferenze dei Servizi (CdS) presso il Ministero dell'Ambiente (MASE) e dalle Relazioni trimestrali del Commissario Straordinario e da quanto riferito dal sindaco di Crotone, Vincenzo Voce. Sopralluoghi effettuati dal team lungo il perimetro delle discariche fronte mare documentano visivamente lo stato delle recinzioni, dei piezometri di controllo e l'eventuale presenza di mezzi d'opera. Dalle analisi emerge un paradosso: sebbene la caratterizzazione tecnica sia ultimata, l'avvio della bonifica vera e propria della Fase 2 è bloccato da una impasse amministrativa.
Eni Rewind ha presentato una richiesta di variante basata sui nuovi dati di caratterizzazione che evidenziano una radioattività diffusa. Questo nuovo stato delle cose viene usato per proporre il mantenimento dei rifiuti in loco (tombamento), stravolgendo il POB Fase 2 approvato nel 2019 che prevedeva la rimozione totale.
Risultati
Poiché il progetto di bonifica delle discariche fronte mare di Crotone è attualmente in corso (e sta attraversando una fase critica di stallo, i lavori sono ripresi su intervento del Mase il 26 gennaio 2026), i risultati non possono essere valutati come definitivi. Tuttavia, l'attività di caratterizzazione ambientale ha già prodotto risultati parziali significativi.
La caratterizzazione ha permesso di identificare con precisione la "carta d'identità" dei veleni lungo la costa. È stata confermata la presenza massiccia di metalli pesanti come cadmio, zinco, piombo. Sono stati installati piezometri lungo la linea di costa per studiare come l'acqua di mare interagisce con i rifiuti. I dati mostrano una costante migrazione di inquinanti verso lo Ionio, accelerata dalle mareggiate. Sebbene il dato sia chiaro, come riportato nei verbali di monitoraggio ambientale pubblicati sul portale del Commissario Straordinario, l'efficacia delle barriere idrauliche attuali è limitata dalla stessa natura porosa delle scorie industriali.
Punti di debolezza
Il principale punto di debolezza è l'uso della caratterizzazione ambientale non come strumento per agire, ma come strumento di rinvio. Nonostante il Sin sia stato istituito nel 2001, si continua a discutere sulla natura dei rifiuti. Ogni nuova analisi sembra servire a mettere in discussione il decreto di bonifica precedente (2019), rallentando l'avvio della rimozione effettiva delle scogliere. La conoscenza tecnica viene usata per generare stallo burocratico invece che soluzioni operative. Dalle varianti progettuali proposte recentemente dal soggetto attuatore (Eni Rewind), emerge la volontà di non rimuovere integralmente i rifiuti radioattivi (Tenorm). Il progetto originale prevedeva la rimozione totale e il trasporto fuori regione. La nuova ipotesi di creare una discarica di scopo a Crotone o di "mettere in sicurezza" i rifiuti lasciandoli fronte mare è un declassamento inaccettabile degli obiettivi di bonifica. Questo trasforma una bonifica ambientale in una semplice operazione di occultamento dei veleni, gravando sulle generazioni future.
Le attività previste per la Fase 2 non sembrano tenere adeguatamente conto dell'accelerazione dei cambiamenti climatici. Il progetto manca di un portale di monitoraggio in tempo reale accessibile ai cittadini (es. con i dati sulla radioattività dell'aria o sulla torbidità dell'acqua durante i saggi). Le informazioni sono sepolte in verbali tecnici di centinaia di pagine scritti in un linguaggio burocratico inaccessibile. Questo approccio esclude la popolazione e alimenta la sfiducia nelle istituzioni. Le decisioni fondamentali (come dove smaltire i rifiuti o quale tecnica usare per le scogliere) sono prese in tavoli tecnici a Roma, con una partecipazione marginale della comunità locale. Questo ha portato a un conflitto permanente tra enti locali e ministero, che è esso stesso causa di ritardo. Un progetto di questa portata senza consenso sociale è destinato a scontrarsi con ricorsi e blocchi continui.
Il punto di debolezza estremo è che il progetto sembra aver perso di vista l'obiettivo finale: restituire il mare ai cittadini. Al momento, l'attuazione sembra più orientata al risparmio economico del soggetto inquinatore e alla gestione amministrativa delle responsabilità, piuttosto che al reale risanamento ecologico della costa crotonese. L'efficacia del progetto finora, dunque, è stata fortemente compromessa da un paradosso tecnico-amministrativo. Più la caratterizzazione diventa precisa (risultato tecnico positivo), più viene usata da Eni Rewind come giustificazione per proporre varianti al ribasso (risultato politico negativo). La scoperta di "troppi" rifiuti radioattivi sta diventando l'alibi per non portarli via, ma per lasciarli a Crotone (tombamento). I risultati della caratterizzazione sono spesso comunicati in modo criptico, rendendo difficile per il cittadino comune capire il reale livello di pericolo. Allo stesso modo l'utilità dei dati raccolti diminuisce col passare del tempo: mentre la burocrazia discute i risultati, il mare continua a erodere le discariche.
Punti di forza
Molti sono gli elementi di eccellenza tecnica e procedurale nel progetto di caratterizzazione delle discariche fronte mare. Questi punti di forza rappresentano la base scientifica necessaria per qualunque speranza di risanamento. Uno dei punti di forza indiscutibili è l'elevato standard tecnologico applicato nelle indagini preliminari. L'utilizzo di sondaggi geognostici a maglia fitta e carotaggi profondi ha permesso di ottenere una "mappa 3D" della contaminazione senza precedenti. La precisione dei dati raccolti sui metalli pesanti e sulla presenza di Tenorm è di altissimo livello scientifico.
La progettazione non si è fermata alla linea di costa, ma ha adottato un approccio ecosistemico. L'integrazione tra lo studio dei suoli (Fase 1) e quello dei sedimenti marini e della falda (Fase 2) è un approccio corretto. L'installazione di piezometri a diverse profondità lungo la battigia permette di capire esattamente come gli inquinanti "scivolano" nel Mar Ionio. Questo permette di progettare interventi che non siano solo "estetici" in superficie, ma strutturali nel sottosuolo.
Il ruolo di controllo tecnico esercitato dagli enti pubblici di protezione ambientale, Ispra e Arpaca, è emerso come una garanzia di imparzialità.
La validazione dei campionamenti operata da Arpacal e la supervisione di Ispra assicurano che i dati prodotti dal soggetto attuatore (Eni Rewind) siano verificati da una parte terza pubblica. Nei verbali delle Conferenze dei Servizi abbiamo letto prescrizioni molto rigide imposte da questi enti a tutela del territorio. La presenza di un controllo scientifico pubblico forte è l'unico argine a proposte di bonifica eccessivamente orientate al risparmio economico. Durante le visite di monitoraggio abbiamo osservato l'adozione di protocolli rigorosi per l'abbattimento delle polveri (nebulizzatori d'acqua) e la compartimentazione delle aree di scavo. Questo dimostra che, quando c'è volontà tecnica, è possibile operare in contesti critici riducendo l'impatto sulla popolazione. Il fatto che l'intero costo della caratterizzazione e della bonifica (centinaia di milioni di euro) sia a carico del soggetto responsabile della contaminazione e non della fiscalità generale dei cittadini crotonesi è un punto di forza etico e normativo fondamentale. Questo crea un precedente importante per la responsabilità d'impresa in contesti industriali storici.
Rischi
Il futuro del risanamento costiero di Crotone è appeso a un filo. Nonostante la caratterizzazione ambientale sia conclusa, molti i rischi sistemici che potrebbero vanificare decenni di attese e milioni di euro di investimenti. Il rischio più imminente è di natura politica e normativa. La scoperta di volumi di rifiuti radioattivi (Tenorm) superiori alle stime potrebbe spingere il Ministero ad approvare una variante che preveda il "tombamento" in loco invece della rimozione. Se i veleni restano a Crotone sotto una coltre di cemento o argilla, l'efficacia della bonifica è nulla. Si tratterebbe di una "messa in sicurezza" temporanea che lascerebbe una bomba ecologica alle future generazioni. Il progetto opera in un contesto di crisi climatica severa. L'innalzamento del livello del mare e l'aumento della frequenza di mareggiate estreme potrebbero colpire il cantiere durante le fasi di scavo delle scogliere. Se le barriere temporanee (diaframmi e panne anti-torbidità) venissero travolte da una tempesta, tonnellate di sedimenti contaminati verrebbero disperse istantaneamente nel Mar Ionio, causando un danno ambientale superiore allo stato attuale.
Il rischio maggiore è che la caratterizzazione (punto di forza tecnico) venga paradossalmente usata come arma per giustificare l'immobilità (punto di debolezza politico).
Il vero pericolo non è solo ciò che resta nel suolo, ma l'idea che Crotone debba rassegnarsi a convivere con i propri rifiuti per l'eternità.
Soluzioni e Idee
L'efficacia passa per la fiducia e la trasparenza. Implementare una piattaforma web pubblica dove i dati della caratterizzazione e del monitoraggio dell'aria/acqua siano consultabili in tempo reale diventa fondamentale. Permetterebbe ai cittadini di monitorare i livelli di polveri e radiazioni durante gli scavi, riducendo l'allarme sociale e aumentando la pressione sul soggetto attuatore per il rispetto dei tempi.
La bonifica non deve essere un fine, ma un mezzo. Coordinare i calendari di scavo della bonifica con quelli delle indagini archeologiche del progetto Antica Kroton potrebbe servire a trasformare le aree bonificate in un "Parco Archeologico-Ambientale" costiero, evitando che i suoli puliti rimangano aree industriali dismesse soggette a nuovo degrado. Il cantiere della Fase 2 deve resistere ai cambiamenti climatici. Il beneficio della bonifica deve essere misurato sulla salute. Creare un centro di monitoraggio epidemiologico a Crotone che correli i dati delle bonifiche con lo stato di salute dei residenti dei quartieri limitrofi (es. Fondo Gesù, Farina, Tufolo) fornirebbe la prova scientifica dell'efficacia degli interventi e giustificherebbe la spesa pubblica e privata impiegata.
La bonifica deve produrre anche un impatto economico positive. Prevedere clausole sociali nei bandi e nei contratti di Eni Rewind per l'impiego di manovalanza e tecnici locali, previa formazione specifica sulla gestione dei rifiuti pericolosi trasforma la bonifica in un'occasione di specializzazione professionale per i giovani crotonesi nel settore della Green Economy.
Metodo di indagine
Come sono state raccolte le informazioni?
- Raccolta di informazioni via web
- Visita diretta documentata da foto e video
- Intervista con i soggetti che hanno programmato l'intervento (soggetto programmatore)
- Intervista con gli utenti/beneficiari dell'intervento
- Intervista con altre tipologie di persone
- Intervista con i soggetti che hanno o stanno attuando l'intervento (attuatore o realizzatore)
- Intervista con i referenti politici
Vincenzo Voce, sindaco di Crotone
Domenico Guarascio, procuratore di Crotone.
Domande principali
1. Dopo anni di rinvii, il ritrovamento di materiale Tenorm nel gennaio 2026, ha bloccato nuovamente i cantieri di Eni rewind. Al di là dei tavoli tecnici, quali protocolli di sicurezza radiologica si possono attivare per proteggere le popolazioni? (Vincenzo Voce, sindaco di Crotone)
2. Un appalto di bonifica da centinaia di milioni di euro è sicuramente un obiettivo sensibile per la criminalità organizzata, quali sono i protocolli di legalità e gli strumenti di monitoraggio che si possono attivare per evitare che questo affare bonifica diventi un affare per la ‘Ndrangheta? (Domenico Guarascio, procuratore di Crotone)
Risposte principali
1. I lavori sono ufficialmente ripartiti e non subiscono più interruzioni. In seguito alle criticità emerse, ci siamo recati a Roma per richiedere un confronto urgente: l’incontro è stato accordato tempestivamente e in quella sede abbiamo definito la strategia per la ripresa delle attività, concordando l'isolamento dell'area interessata dal ritrovamento dei TENORM.
I TENORM (Technologically Enhanced Naturally Occurring Radioactive Material) sono materiali che presentano livelli di radioattività superiori alla norma e ai valori di riferimento territoriali. Tale fenomeno deriva dai processi di arricchimento dei materiali grezzi trattati nello stabilimento Montedison; nello specifico, si tratta di metasilicati. Ogni fase della bonifica è subordinata a un rigoroso Piano di Monitoraggio Ambientale. Le ditte operanti non possono procedere con scavi improvvisati: ogni attività avviene sotto il controllo costante dei valori relativi a polveri e radioattività. L'intervento è iniziato in una delle due discariche fronte mare.
Per accelerare i tempi, Eni ha proposto un progetto stralcio in variante per avviare la bonifica della discarica contenente metalli. Il piano prevede il trasferimento dei rifiuti in parte fuori regione (Sicilia e Basilicata) e in parte all'estero (Norvegia). Resta fermo il principio che ogni operazione richiede un piano di sicurezza integrato, volto a tutelare sia i lavoratori direttamente esposti in cantiere, sia l'intera popolazione circostante.
2. Questo è un aspetto importante. Il sistema di vigilanza sulle attività di bonifica non si limita esclusivamente agli enti tecnici di controllo ambientale (come Arpacal e ISPRA), ma poggia su protocolli di legalità collaudati che prevedono verifiche periodiche da parte di gruppi interforze.
Questi protocolli garantiscono un monitoraggio costante e multidimensionale attraverso organi costantemente aggiornati e revisionati che fungono da cabina di regia per la sicurezza e la trasparenza delle operazioni e grazie alla vigilanza della Procura della Repubblica. L’Autorità Giudiziaria è destinataria sistematica di tutta la documentazione tecnica relativa alla lavorazione e al trasporto dei rifiuti, garantendo la tracciabilità di ogni fase del processo. Oggi, il rischio principale non è rappresentato genericamente dall'infiltrazione criminale "tout court", ma si sposta su aspetti operativi e logistici cruciali. La Destinazione finale dei rifiuti è il nodo centrale del monitoraggio; occorre garantire che i materiali escavati seguano i canali autorizzati verso impianti idonei ed è fondamentale che le procedure di bonifica arrivino a compimento in modo lineare, senza subire blocchi o distorsioni tecniche. Bisogna impedire che il territorio diventi ricettacolo di ulteriori carichi o, peggio, che la gestione del SIN apra la strada a smaltimenti illeciti di rifiuti non pertinenti alle attività di bonifica in corso.